Un tour all’istituto Sophia, l’università dove si insegna sapienza

Oggi siamo con Cristina Montoya, docente dell’Istituto Universitario Sophia, a Loppiano, nel Comune di Incisa e Figline Valdarno, in provincia di Firenze.

Colombiana, da 5 anni a Sophia, ha lavorato per tanti anni nell’ambito della comunicazione per il cambiamento sociale e lo sviluppo: attualmente insegna Comunicazione e Intercultura.

Loppiano è una cittadella permanente del Movimento dei Focolari, fondata nel 1964 da Chiara Lubich, la ideatrice del Movimento. Nel 2018 la comunità dei Focolarini di Loppiano ha ricevuto la visita di Papa Francesco. L’Istituto Universitario Sophia è un’istituzione affiliata al Movimento.

Prima dell’intervista, Cristina ci fa compiere un tour dell’Istituto e ciò che vediamo, assieme alle sue parole, fa comprendere come la ricchezza del luogo sia data dalle apparenti contraddizioni di Sophia. Un’università identitaria e al contempo aperta, anzi proiettata, al dialogo; profondamente collegata all’ambiente circostante e contemporaneamente snodo di una rete mondiale; capace di fornire una preparazione accademica rigorosa eppure desiderosa di andare oltre il semplice rapporto d’aula.

Un’Università piena di aule “ufficiali” e di spazi di incontro informali, ma non meno importanti; dove regna il silenzio ma in cui può propagarsi anche un clima scherzoso; aperta a conferenze, spunti, sollecitazioni dall’esterno e contemporaneamente gelosa custode degli spazi di autonomia e di riflessione interna; rispettosa di tutte le tendenze politiche e i credi e però, oggi, non neutralmente preoccupata per le sorti dell’Europa; un luogo dove incontri studenti cileni e messicani, magari al bar, assieme ad ex studenti che più fiorentini non si può, come quello che ci ha rilasciato un ricordo del suo percorso loppianese, mentre un cartello, all’ingresso, ti informa che una ragazza belga che ha studiato qui si è affermata nel proprio ambito professionale e lo deve a Sophia.

E tutti sono obbligatoriamente passati dalla biblioteca, un tripudio di testi religiosi, politici ed economici delle più svariate lingue straniere, ma il contrario della Torre di Babele.

Un bel primo piano di Cristina Montoya

Professoressa Montoya, Sophia è un’università vera propria?

“L’Istituto Universitario Sophia è un’università a tutti gli effetti e in questo momento ha diversi percorsi di laurea magistrale e di dottorato”.

 Quali sono i più importanti?

“La laurea capostipite da cui siamo partiti è in Cultura dell’unità, con diverse specializzazioni: ciò che vogliamo veramente è formare persone che siano nel mondo strumenti di dialogo, di unità e pace, con una competenza specifica nella propria professione. Speriamo siano un ponte su cui si incontrano diverse visioni, esperienze, storie, per convergere verso un grande bene. Vediamo l’umanità come un’unica famiglia anche se formata da popoli di diverse culture, che sono chiamati a convergere verso questo bene più grande che è la fratellanza universale. In seguito a Sophia si sono sviluppati percorsi anche diversi. Adesso abbiamo la laurea in Scienze politiche con un indirizzo specifico in Relazioni internazionali; in Economia e Management, con una visione dell’economia e dell’etica, per così dire, che ha in sé anche un approfondimento dell’Economia di Comunione e dell’Economia Civile; e una laurea particolare in Ontologia Trinitaria”.

C’è un’impostazione di base molto religiosa in questo Istituto?

“Diciamo che l’università nasce da un’esperienza radicata nella chiesa, profondamente religiosa nel senso più ampio del termine: quello che si apre è un rapporto con Dio, è l’apertura al trascendente, che ci ha portato ad elaborare una cultura nuova”.

 Qual è l’esperienza?

“L’esperienza alla radice è quella fatta dal Movimento dei Focolari che nasce a Trento intorno al 1943, l’esperienza di un gruppo che ha seguito Chiara Lubich in questo suo percorso. Oggi però non si tratta di trasmettere, o comunicare la spiritualità da cui il Movimento è contrassegnato, ma di capire come questa spiritualità illumina anche le categorie del pensiero. Così, ad esempio, ci sono figure in qualche modo carismatiche come il nostro Preside Piero Coda, attorno a cui è cresciuta una vera e proprio scuola di pensiero. E come lui altri. Ma ci sono anche tanti studenti che non vengono da alcuna esperienza religiosa precedente, sono agnostici o appartengono ad altre fedi”.

E quando nasce ufficialmente l’Istituto Universitario?

“Sono 10 anni, adesso stiamo entrando nell’undicesimo.

 La globalità del vostro Istituto è una cosa che è stata voluta sin dall’inizio o è un qualcosa che è cresciuta un po’ anche a vostra insaputa o che voi non avevate previsto in qualche modo?

“Sophia nasce come università globale e, fin da subito, da tante parti hanno chiesto di venire a studiare qua. Adesso stanno nascendo le sedi di Sophia in altri continenti… Quindi probabilmente qualcosa un po’ cambierà, ma per ora è andata così. Io ho appena finito un corso di 10 studenti di 7 diverse nazionalità”.

 Parliamo un po’ di numeri. Quanti studenti ci sono?

“Al momento ci sono 78 dottorandi, mentre le lauree magistrali hanno corsi di 22/23 studenti, piccoli gruppi. Ma l’esperienza che facciamo richiede questi piccoli gruppi”.

 Quali sono le nazionalità più rappresentate?

“Dipende dagli anni; quest’anno è molto presente il Madagascar, perché c’è un Vescovo che ha visto in Sophia un potenziale e ha mandato i primi gruppi di studenti a formarsi specialmente nell’ambito della politica e dell’economia. Dopo che si sono formati, poi coinvolgono anche altri connazionali”.

 Come si fa ad accedere all’Istituto Sophia?

 “Si devono avere tutti i titoli che permettono l’accesso ad una laurea magistrale, e poi si devono superare un paio di colloqui per capire se si accetta il patto formativo”.

 Parliamo un po’ del patto formativo

“La vita a Sophia è tutta un insegnamento, non solo quello che si fa in aula. Il cuore del percorso sta proprio nel rapporto tra docenti e studenti, che è il nucleo della nostra formazione; chi viene deve essere disposto a fare questa esperienza e a mettersi in gioco”.

 

 Come si esplica concretamente la vita quotidiana qui a Sophia? Studenti e docenti abitano tutti qui?

No; ad esempio ci sono alcuni sacerdoti che abitano presso la Parrocchia di San Vito, poco distante da qui, mentre altri studenti abitano in affitto nei paraggi. Però la maggior parte abita nel campus, nelle residenze, negli appartamenti riservati agli studenti. E tra loro ci sono ad esempio culture e discipline diverse: la vita diventa dunque uno spazio privilegiato per questo scambio. Poi c’è un appuntamento settimanale che è una esercitazione in Cultura dell’unità, un corso aperto a tutti in cui ci lasciamo interpellare da un pensiero, uno scritto, a volte anche da una canzone, proposto da un professore o da uno studente, e condividiamo ciò che quel testo ci suscita. Il tema di quest’anno è stato l’unità, cosa significa unità; l’anno prossimo sarà la fraternità declinata in molti modi, da diverse prospettive. Anche questi spazi fanno parte del patto formativo e lo studente che si vuole iscrivere accetta di fare insieme questo cammino”.

 Il nome Sophia deriva dal greco, sapienza?

“Sì, abbiamo una forte ambizione. Sophia si propone come un’università che insegna la sapienza. Si percepisce soprattutto nel momento in cui uno studente discute la tesi: si vede che c’è uno sguardo diverso”.

 Mi parli del suo percorso. Come ha fatto domanda per insegnare qui?

“Io facevo già parte del Movimento dei Focolari, avevo già partecipato a diversi eventi, ero inserita nella rete dei docenti. Ad un certo punto si è visto che serviva un’assistente per i corsi di politica, perché le reti di Sophia nel mondo cooperano. Sophia è come un nodo di una rete, di cui il dialogo e l’approfondimento sono vitali, per esempio tra il mondo islamico e quello cattolico. Più in generale, comunque, è una realtà fatta di diversi volti che cresce nel mondo”.

A voi risulta che chi esce trova effettivamente un lavoro negli ambiti che ha studiato?

“Sì, anche se quello che ci viene raccontato è che i laureati di Sophia stanno sempre più disegnando autonomamente il proprio percorso: cioè, più che trovare lavoro, stanno inventando nuovi percorsi, invece di andare a cercare lavoro, fanno nuove proposte”.

 Gli studenti sono coinvolti a 360° in questo progetto?

“Sì, sono protagonisti in molti sensi. Ad esempio, l’anno scorso hanno messo in discussione come funzionava il bar e, a un certo punto, hanno deciso di autogestirlo. Hanno detto “vogliamo trasformarlo e decorarlo in maniera diversa”, poi hanno composto una piccola squadra di studenti per occuparsi dell’accoglienza e di riordinare. Piccoli servizi rivolti alla stessa comunità accademica; ci sono anche altri esempi al riguardo”.

 Se Sophia fosse nel centro di una metropoli, e non fra queste colline affascinanti e un po’ sperdute, avrebbe lo stesso impatto?

Sarebbe una bella sfida, certamente! Anche se il paesaggio della Toscana, la serenità di questo ambiente favorisce il concentrarsi nell’incontro. In verità è certamente un ambiente che favorisce molto l’esperienza che facciamo”.

Noi de L’ordinario concludiamo il tour incontrando un ex studente, Andrea Cardinali di Figline/Incisa Valdarno, che è stato anche il nostro ”gancio” per la visita qui a Loppiano.

“Mi sono iscritto a Sophia nell’ottobre 2012 perché, dopo aver terminato la triennale in Media e Giornalismo a Firenze, sentivo la necessità di inspessire il mio bagaglio culturale e la mia scrittura, approfondendo il pensiero filosofico di grandi pensatori, ma anche la vita e il pensiero di Gesù – ci racconta Andrea –  Dopo la triennale avevo il sogno di viaggiare in Europa e di scrivere un libro. Qui quello che ho trovato è stato molto di più di ciò che pensavo. Un’esperienza universitaria ed esistenziale, dove ognuno di questi due aspetti completa l’altro. Mi sono laureato con una tesi dal titolo “Sul dono di scrivere tra limite e mistero: in dia-logo con Flannery O’Connor”, concludendo l’indirizzo di studi teologici-filosofici di Ontologia Trinitaria (tesi pubblicata sulla rivista scientifica dell’università). Le giornate a Sophia sono sicuramente molto intense perché spesso si continuano i dibattiti e i confronti con i professori e con gli studenti che provengono da tutto il mondo anche oltre l’orario di lezione. Credo che una parola che descriva bene Sophia sia Amicizia. Perché dove c’è amicizia c’è libertà di confronto, c’è fiducia, c’è quella possibilità di espressione finalizzata all’apprendere e all’insegnare. Perché è così, il luogo in cui veramente si impara è quello che ci rende anche insegnanti; così come il luogo in cui si insegna, ci rende anche allievi. In questo senso mi sento di dire che i professori sono stati per me dei maestri, non solo da un punto di vista accademico, ma delle guide di vita. Ovviamente a Sophia ci sono anche spazi ricreativi, momenti di festa, serate culturali, c’è il viaggio di istruzione e tante altre possibilità legate alla partecipazione a convegni, seminari ed altri progetti nel proprio ambito disciplinare. Loppiano è una cittadina che si impara a conoscere presto; per qualcuno all’inizio può non essere semplice il passaggio da una grande metropoli a un paesino in collina immerso nel verde, ma vivere nella “città della fraternità” è un’esperienza unica, che non tutti hanno la possibilità di fare: il contatto con altre culture, vocazioni, modi di pensare e di credere è unico. Ogni rapporto si poggia su una base comune di ascolto, accoglienza e condivisione che non annulla le diversità, anzi le valorizza e le trasforma in una ricchezza”.

 

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