In treno sull’antica linea Austro-Ungarica da Pola a Ljubljana

Saliamo in carrozza, il fischio del capo stazione fa partire il treno dalla stazione sul mare a Pola: stiamo per affrontare un viaggio decisamente slow, tra il capoluogo istriano e la capitale slovena Ljubljana. Abbiamo preso l’unico treno che percorre i 200km ( e poco più) che separano le due città, un viaggio tra vigneti e fortezze austroungariche, piccoli confini tra le montagne carsiche e… naturalmente non è mancato qualche problema di coincidenze.

La linea ferroviaria fu inaugurata nel 1876 quando tutta l’area era sotto il dominio Austro-Ungarico, e, grazie a questo, è stato possibile collegare Trieste e Vienna alla città militare di Pola, cantiere navale e importante centro di difesa dell’impero. Questa ferrovia ha reso l’approvvigionamento delle fortezze della regione, quasi cinquanta, molto più semplice e, in caso di necessità, permetteva anche un veloce approvvigionamento di truppe.

Tornando al presente, siamo quindi a Pola, e sono le ore 14.36. La stazione ferroviaria è quasi deserta. Essendo situata sul mare, dalla banchina vediamo i traghetti e le poche barche ormeggiate all’interno della baia. Il porto è soprattutto un cantiere navale e attraccano quasi esclusivamente i traghetti di linea. Cerchiamo la biglietteria ma tutto è chiuso, il capo stazione arriva solo all’ultimo minuto e riusciamo a capire, con il nostro croato da prima elementare, che il biglietto si può acquistare solo in contanti a bordo della carrozza. Il costo fino a Buzet è di 59 Kune, corrispondenti a circa nove Euro, il tempo per arrivare all’ultima stazione prima del confine è di quasi quattro ore (in auto ci si impiega circa un’ora). La scelta del treno non è sicuramente la più comoda o veloce, ma si attraversano territori visibili altrimenti solo a piedi e sono territori aridi e senza la presenza di acqua da bere. I treni che partono quotidianamente sono pochi, il traffico ferroviario è in costante calo e le carrozze sono decisamente vintage. Quasi tutti i treni sono composti da una carrozza soltanto e la linea ferroviaria è singola, ma non c’è problema, non si incrociano mai altri convogli. Per andare a Zagabria o Fiume si scende alla stazione di Lupoglav, il trasferimento avviene in autobus, per proseguire verso Ljubljana invece si cambia treno a Buzet, almeno teoricamente, non sarà così.

L’ambiente circostante cambia molto in brevissimo tempo, sulla costa la macchia mediterranea copre le rocce porose e la terra rossa: ginestre in fiore, rosmarino, ginepri e tutte le piante officinali emanano nell’aria un dolce profumo di oli essenziali piacevole da respirare. Più ci si sposta verso l’interno più il paesaggio cambia, le piogge nell’entroterra sono leggermente maggiori e appaiono olivi e vigneti che producono un vino e un olio di ottima qualità, tutto è molto arido, l’Istria è un territorio carsico e l’unico fiume Mirna (quiete in croato) rimane relegato al nord, sfociando vicino a Cittanova; il resto dell’acqua percola nel sottosuolo e alimenta la falda istriana e le cisterne dei vari paesi.

Il treno arranca, sbuffa, la carrozza diesel in certi punti dimostra tutti i suoi anni e la velocità cala al di sotto di ogni aspettativa, ma non si ferma; la guida è manuale e tutti i controlli avvengono ancora a vista, compreso il passaggio nelle varie stazioni: il tutto è annotato minuziosamente nei registri di vettura. Il centro della regione è coperto da foreste di noccioli, lecci e faggi, le piante rimangono piccole a causa della mancanza di acqua e del vento che soffia teso per molti giorni durante la stagione fredda (la Bura). Il treno continua ad avanzare, lentamente, si arrampica tra i primi villaggi, fino ad arrivare a Pazin. Le stazioni sono per lo più fermate in mezzo alla campagna, spesso composte solo da una piccola costruzione che potrebbe essere scambiata per una stazione dell’autobus se non ci fossero i binari di fronte. Ad ogni fermata qualche passeggero scende, pochi salgono, la linea è usata soprattutto da lavoratori che vivono in paesi e che vanno a lavorare in città. Stiamo parlando di un treno composto da una sola carrozza e con circa venti persone a bordo.

Il treno deve arrivare a 500m s.l.m. prima di scendere in Slovenia, il percorso è quindi costruito su terrapieni e ponti che avvolgono le colline istriane e permettono al treno di salire fino al confine dopo lunghe parabole. Le ruote metalliche stridono lungo i binari, il treno fatica ma si incunea tra rocce scavate nella tipica pietra istriana: bianca e porosa, la stessa pietra usate per costruire Venezia e molti monumenti sin dall’ epoca romana. Il terreno cambia colore attraverso la regione, ci sono tre zone geologiche, si passa da un colore rosso molto intenso dovuto al terreno argilloso, al grigio, fino al bianco dei terreni calcarei e decisamente poco produttivi.

La nostra meta è Ljubljana e continuamo fino al paese di Buzet (Pinguente in Italiano), l’ultima stazione prima del confine. Normalmente si aspetta il treno sloveno e si cambia, ma questa volta, probabilmente a causa di un guasto sulla linea, i passeggeri vengono trasferiti alla stazione di Divača con un piccolo van dopo circa un’ora di attesa. Siamo solo in due a proseguire per la Slovenia. Il furgoncino passa il confine presso Rakitovec, un piccolo passo “alpino” dove solo i cittadini dell’Unione Europea sono ammessi. Il confine tra Croazia e Slovenia è delimitato da una rete metallica che corre lungo i boschi e divide fisicamente i due paesi impedendo qualsiasi passaggio illegale. Il van cerca di raggiungere il treno sloveno, non ce la facciamo, arriviamo a Divača e l’autista ci assicura che il prossimo treno arriverà in 10 minuti. Tre ore dopo arriva il treno italiano della linea Trieste-Ljubljana, il costo del biglietto è di 7.70€ e finalmente, alle dieci di sera, arriviamo a destinazione. Il viaggio avrebbe dovuto durare 6 ore, ma, visto l’inconveniente, abbiamo allungato un po’ la nostra permanenza nella stazioni ferroviarie godendoci i primi fichi maturi delle piante selvatiche.

Il viaggio merita, viaggiare in treno è un’esperienza lenta e, a differenza dell’autobus, ci si può muovere, camminare, leggere. Gli inconvenienti ci sono, possono accadere, ma viaggiare in treno mantiene per noi sempre un fascino speciale, le stazioni sono luoghi di passaggio dove le persone assumono un valore differente, ognuno ha il suo bagaglio, ognuno ha la sua destinazione e la propria provenienza. Spesso nessuno si conosce ma per la durata del viaggio si condivide uno spazio ristretto e capita di scambiare due chiacchiere sia con i lavoratori che con i passeggeri e non è raro anche lo scambio di cibi vari che di solito sono cucinati a casa per affrontare le molte ore di viaggio per coprire i 200km di montagna che separano le due città.

 

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