In viaggio verso la Cornovaglia, passando da Stonehenge e Salisbury (1)

«The Land End», la terra che finisce, un’isola dentro l’isola, questa è la Cornovaglia, la punta estrema del Regno Unito, una terra verde e rigogliosa, culla di importanti civiltà e di leggende che si sono tramandate intatte fino ai nostri giorni.

Seguiteci in questo viaggio, quattro tappe di storia, arte, natura e cibo, perché per noi de L’Ordinario un viaggio non è completo se non assaggiamo qualcosa di diverso.

Decolliamo da Pisa con uno di quei voli low cost che partono a orari assurdi ma almeno arriviamo a Londra di prima mattina e abbiamo una giornata intera a disposizione. Abbiamo messo in valigia anche qualche felpa e l’ombrello, ci hanno detto che l’Inghilterra è piovosa e che le temperature saranno più basse che le nostre. Vi confessiamo cari amici che un poco di fresco dopo la torrida estate che abbiamo passato, non ci spaventa affatto.

Una volta atterrati non è così semplice uscire dall’aereoporto, i controlli sono rigorosi e ci fanno togliere anche le scarpe (come spesso succede qui). Fuori ci aspettano Lyon e Serena che saranno rispettivamente il nostro autista e la nostra guida per tutto il viaggio. C’è un sole a picco e noi abbiamo la felpa, pazienza.

La nostra prima destinazione è Stonehenge, una delle località più celebri della Gran Bretagna, è indubbiamente un luogo inflazionato dal turismo di massa ma non si può venire in Inghilterra e non fare una passeggiata in mezzo ai celebri megaliti.

Man mano che ci avviciniamo al sito il paesaggio cambia: intorno a noi ampi pascoli e campi coltivati, una natura rigogliosa e verdeggiante ci accoglie, greggi al pascolo, sia pecore che mucche, tutto intorno è silenzio, piccole tombe a tumolo si perdono a vista d’occhio.

Serena ci spiega che possiamo raggiungere la spianata delle pietre a piedi o utilizzando una comoda navetta. Il tempo è poco, optiamo per la navetta.

Il cerchio megalitico ci appare da lontano, un tuffo al cuore: pensiamo a come uomini dell’età del bronzo siano stati capaci di trasportare quelle enormi pietre e come le abbiano collocate in un punto preciso sotto la volta celeste. I battiti accelerano. Siamo moltissimi, tutti in religioso silenzio ad ammirare un’opera d’arte spettacolare.

Gli inglesi la chiamano anche «la città dei morti», quasi certamente le pietre indicavano un luogo di sepoltura o comunque un luogo in cui celebrare riti magici; poco lontano è visitabile la «città dei vivi», la ricostruzione perfetta del villaggio neolitico che sorgeva lì vicino.

Il Villaggio Neolitico_Ph. Daniela Tresconi

Il percorso ci consente di girare tutto intorno al cerchio e di osservare la luce del sole che si insinua tra le pietre, generando ombre e controluci da batticuore.

Questo monumento è la struttura megalitica più famosa del mondo, il più celebre ed imponente cromlech mai realizzato, ma la verità è che sappiamo davvero poco sulla sua storia, su chi l’ha costruita e perché.

Quello che vediamo oggi è composto da un cerchio interno con sei grandi blocchi di pietra sormontati da tre architravi colossali e un cerchio esterno di diciassette monoliti con architravi. Poco lontano è collocata una pietra singola, chiamata «il tallone», leggermente arcuata che indica il punto in cui il Sole si trova durante il solstizio d’estate.

Il Tallone, Stonehenge_Ph. Daniela Tresconi

Questo è tutto ciò che rimane di un monumento megalitico che un tempo comprendeva 162 elementi in pietra e la cui costruzione è stata attribuita a romani, sassoni, danesi, ai druidi e alle prime comunità agricole della Gran Bretagna.

Ci spiace non poter rimanere fino al tramonto del sole ma la nostra tabella di marcia prevede di andare nel vicina cittadina di Salisbury, qui, all’interno della sua cattedrale, potremo ammirare una delle quattro copie originali della Magna Charta.

Salisbury è una città della contea del Wiltshire ed è attraversata dal fiume Avon. La città è conosciuta come “the city in the countryside” per il fatto di essere circondata dalla campagna inglese. Le sue tipiche case ci riportano all’epoca medievale, le riconosciamo subito, metà bianche e metà in legno ma soprattutto completamente storte, le chiamano «case a graticcio».

La Cattedrale di Salisbury_Ph. Daniela Tresconi

La città è famosa per la sua cattedrale gotica, la scorgiamo da lontano con il suo campanile a punta e non possiamo fare a meno di pensare a Jack, il costruttore dei Pilastri della terra di Ken Follet. La cattedrale ospita il secondo orologio meccanico più antico del mondo e una copia ben conservata della Magna Charta, l’antico documento redatto dall’Arcivescovo  di Canterbury per raggiungere la pace tra il re Giovanni e un gruppo di baroni ribelli. E’ custodita in una teca di vetro dentro una tenda semibuia, si fa la fila per entrare. Quando la vedi toglie i respiro: ben quattro dei suoi principi sono ancora alla base delle leggi inglesi. L’ingresso in cattedrale è gratuito ma ci dicono che un’offerta è ben accetta, tutte le chiese si autofinanziano anche per i lavori di manutenzione.

Pannello informativo sulla Magna Charta_ Ph. Daniela Tresconi

Proseguendo nella nostra passeggiata arriviamo a Poultry Cross, un’edicola del 400. A Salisbury erano presenti ben tre edicole che stavano ad indicare i punti di mercato, Poultry Cross è l’unica rimasta, qui si svolgeva il mercato dei polli.

Cosa mangiare a Salisbury? Ma ovviamente il «fudge», cioè il caramello lavorato a mano.

Volevamo portarne un poco anche a voi cari amici ma in valigia non ci stava proprio!

Seguiteci, nella prossima puntata vi racconteremo di un luogo che è gemello del Mont Saint Michel francese, non appena scende la marea saliremo fino al castello. A presto.

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