Rubrica: Le storie della porta accanto (capitolo zero)

porte di Amsterdam

Georges Courteline diceva che gli uffici pubblici sono quei luoghi dove gli impiegati che arrivano in ritardo incontrano gli impiegati che escono in anticipo.

Non so se questo sia vero, noi entriamo tutti alle 7.30 del mattino, abbiamo un’ora abbondante per organizzare la giornata e alle nove siamo operativi con il pubblico. Sono dipendente di un comune e lavoro a contatto con le persone, molte, diverse e variegate, sia per
età che per nazionalità.

La mattina presto li vedo già fuori dalla porta in attesa dell’apertura degli sportelli, sono soprattutto anziani, non si capisce come mai arrivino così presto, forse non riescono a dormire, comunque non fanno passare nessuno prima di loro, neppure la giovane ragazza incinta con la pancia enorme e i piedi gonfi. Parlano del tempo, della politica, degli acciacchi. Arrivano a piedi e non vogliono prendere l’ascensore, faticano sulle scale ma non si arrendono, continuare a
salire gradino dopo gradino li fa sentire ancora giovani.

Il mio ufficio è al primo piano, accanto a me ci sono gli ambulatori della Asl, quelli dove si fanno i
prelievi del sangue e si consegnano tutti i reperti biologici da esaminare. Sulle rispettive porte è
chiaramente indicato quali siano le stanze della Asl e quali del comune, eppure, credetemi, ogni
mercoledi mattina (il giorno in cui è aperto l’ambulatorio), arrivano puntuali. Eccoli, sono quelli
che non leggono un cartello neppure se ci sbattono contro e inevitabilmente finiscono nel mio ufficio. Hanno tutti in mano la provetta e mi chiedono: «Posso lasciarla?», «Il materiale si consegna a lei?». Mi scappa quasi da ridere, il materiale…ora si chiama anche così.
A tutti rispondo sempre con un sorriso – l’ambulatorio della Asl è la porta accanto. Qualcuno
borbotta, altri si spazientiscono, inevitabilmente danno la colpa al fatto che le indicazioni non sono
chiare.
Nascono così le mie storie della porta accanto, dall’incontro con tutta la varia umanità che mi
circonda e che quotidianamente attraversa le mie giornate. Voglio condividerle con voi perché credo che se ci soffermiamo un momento a riflettere, capiremmo che nella nostra vita esistono degli attimi di una bellezza indicibile e questi sono gli attimi che passiamo a contatto con gli altri.
Alla prossima «storia della porta accanto», vi parlerò dei soldatini di plastica e del suo padrone.

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