La casa del cioccolato Perugina

baci perugina

L’Ordinario va in vacanza? La risposta è sì, ogni tanto, ma, dai luoghi dove va, ritorna con nuove storie e nuovi personaggi.

Dall’Umbria vi riportiamo la storia della Casa del Cioccolato Perugina   https://www.perugina.com/it/casa-del-cioccolato/la-casa, un viaggio nell’eccellenza italiana; nella vicende di figure fondamentali del nostro paese, come Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni, (sì, proprio loro, famosi per altri prodotti) e nel mondo squisito del cioccolato.

Il viaggio inizia un afoso pomeriggio di luglio, quando arriviamo alla Perugina e ci accingiamo a partecipare alla visita guidata, circondati da immagini dei Baci Perugina e dalle numerose confezioni di cioccolatini. L’inizio della visita avviene nel Museo Storico Perugina, il secondo museo d’impresa
in Italia e il secondo museo dell’Umbria, che custodisce più di 100 anni di passione e di storia del cioccolato italiano.

Nato per contenere parte del vasto Archivio Storico Buitoni Perugina®, il Museo raccoglie immagini, curiosità, rarità, aneddoti, confezioni e filmati di un secolo di storia imprenditoriale italiana. È narrata la straordinaria vicenda di Luisa Spagnoli che, insieme al marito Annibale Spagnoli, rileva, poco più che ventenne, una drogheria a Perugia e inizia a produrre confetti per poi fondare, nel 1907, la Perugina con il contributo di Francesco Buitoni. Scopriamo che è proprio Luisa Spagnoli a inventare il famosissimo Bacio per recuperare gli scarti della lavorazione di altri prodotti e chiamandolo inizialmente cazzotto, perché la forma del cioccolatino ricorda le nocche di una mano chiusa a pugno. Sarà Buitoni a cambiargli il nome in un più grazioso e romantico bacio.

 

Un Bacione! Ph. Elisa Cordovani

 

Ammiriamo poi le pubblicità futuriste dell’artista Federico Seneca, pittore, grafico, pubblicitario e direttore artistico della Perugina negli anni Venti. Seneca inventa la coppia di amanti su sfondo blu, ispirandosi al celebre Bacio di Hayez. A partire dal 1919, e fino al 1935, collabora con la Perugina e la Buitoni per le quali, col ruolo di direttore artistico, cura l’immagine grafica e crea manifesti pubblicitari d’ispirazione cubista, purista e con elementi riconducibili al Depero futurista. Durante il tour ci vengono mostrate le varie confezioni di cioccolatini che si sono susseguite nella storia della Perugina –  le prime riempite a mano – e le relative pubblicità a corredo delle novità che negli anni hanno accompagnato la golosità degli italiani.
Finiamo poi all’interno della fabbrica dove ammiriamo la complessità delle varie lavorazioni, le innovazioni per migliorare il lavoro e il risultato finale, e comprendiamo i grandi numeri di questa azienda che vende i suoi cioccolatini in tutto il mondo. Il vero perno, il nucleo di questa florida azienda è stato certamente lo straordinario personaggio di Luisa Spagnoli, donna determinata, coraggiosa e dal grande spirito imprenditoriale, da tutti conosciuta più per le sue boutique che come fondatrice della Perugina.

La Spagnoli ha anticipato di mezzo secolo l’evoluzione della presenza femminile nel campo del lavoro, non solo per la sua figura di imprenditrice, ma anche per l’inserimento della donna nell’attività industriale. Nella sua industria, infatti, su 400 dipendenti totali, 300 erano donne, moltissime delle quali madri. Luisa Spagnoli contribuì alla loro emancipazione, come donne e come lavoratrici.
Ebbe la geniale idea di permettere alle sue operaie di allattare in fabbrica.  Successivamente diede vita al cosiddetto asilo aziendale,nello stabilimento di Fontivegge, in cui le mamme potevano lasciare i propri bambini durante il turno in fabbrica, e creò all’interno dell’azienda degli spacci dove le proprie dipendenti potessero fare spesa. Luisa Spagnoli anticipò moltissimo i tempi, quando ancora nessuno aveva preso in considerazione i problemi delle donne lavoratrici.

….Ed è in questa frase della Spagnoli che possiamo intuire il suo essere controcorrente,
moderna e determinata nel realizzare i progetti voluti: “La capacità di immaginare
quello che ancora non c’è, questo fa la differenza “.

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