Cirkoloco, il social pub dove il tempo è relativo e la pazienza terapeutica.

A Firenze, dietro il bancone, ci si confronta con il disagio psichico e se ne esce migliori

La palazzina che lo ospita, in Via Leto Casini 13, a Firenze, dietro l’Esselunga, a duecento metri da Coverciano, assomiglia a tante altre. Ma il bar in cui ci troviamo, al piano terra sulla destra, non è come tutti gli altri. Non perché il cortile interno è sormontato dalla stazione di Campo di Marte, col rumore frequente dei treni ad alta velocità che sfrecciano sulla tratta per Roma. O perché si servono dei prodotti particolari, per quanto si dice che le grigliate che ogni tanto vengono organizzate siano buone e che quando ha cucinato Marco, uno dei volontari con la passione per la cucina, anche gli psicologi, venuti qui per la presentazione di un libro, abbiano mangiato come camionisti.

La diversità del “Cirkoloco”, e già il nome è indicativo, sta nel fatto che a lavorarci ci sono dei ragazzi  – attualmente sono in dieci, con un’età compresa fra i 30 e i 40 anni – che hanno un vissuto di disagio psichico. Come spiega Alessandro Restivo, Presidente di Bottega del tempo di Firenze, associazione che si occupa di progetti di autonomia rivolti a persone che hanno avuto un vissuto di disagio psichico o di sofferenza mentale e titolare del progetto Cirkoloco, “queste persone arrivano su segnalazione dell’Asl, oppure per conoscenza diretta per trovare un’occasione di impiego”. Che può essere retribuita oppure consistere in un’offerta di inserimento socio-terapeutico, cioè un’esperienza di lavoro gestita dall’Asl.

Cirkoloco, ideato nel 2015, è un social pub davvero alternativo, che a Firenze è già noto (meno, a dire il vero, nel quartiere, come spesso accade), anche grazie alle numerose iniziative che frequentemente si tengono: dalle mostre d’arte alle serate musicali fino alle presentazioni di libri a tema. Eventi che sono anche delle importanti fonti di autofinanziamento. A dare l’idea che siamo di fronte a qualcosa di particolare sono anche le targhe con numerose citazioni illustri, che ribaltano la visione puramente deviante e criminalizzante della follia per trasformarla nell’input che fornisce le idee migliori (Erasmo), nello stato normale da contrapporre alla “malattia” della sanità di mente (Jung), nell’equivalenza fra pazzia e sogno (Freud). La targa più esemplificativa è però quella del locale stesso, che invita il cliente a considerare che “il tempo è soggettivo, la pazienza è terapeutica” e a sintonizzarsi con la loro “irregolarità”.  Un invito a dare una altro senso alle cose e far capire che i ragazzi dello staff, nonostante si impegnino al massimo, non sempre possono garantire il top, come in un bar normale.

 

 

D’altronde, come aggiunge Restivo, “sarebbe anche singolare pretendere performance eccezionali da dei ragazzi con disagi psichici, quando è noto che il primo ambito in cui si manifesta è quello del lavoro; e poi pensiamo che a volte è proprio questa ricerca della superproduttività a causare anche sofferenza mentale.” Il nome, come confermano anche due dei ragazzi tuttofare, Michele e Francesca, timidi ma con le idee molto chiare, ha una genesi particolare, fondendo tre concetti in uno, e quindi uno studio non banale. Intanto deriva dall’assonanza col Circolo Arci, da cui si sono mutuati alcuni aspetti tecnici e organizzativi; poi dall’idea del circo, che al suo interno accoglie tante differenze che però fanno una squadra; e infine dall’essere “loco”, cioè “pazzo” in spagnolo, con un chiaro uso ironico del termine. Con loro è interessante capire la prospettiva di chi viene da fuori. “La maggior parte di chi entra per la prima volta – argomenta Michele – non si rende conto della nostra specificità, e al massimo, leggendo le citazioni appese al muro, pensano a un posto artistico. Quelli che lo hanno capito e ritornano lo fanno soprattutto perché qui trovano molta spontaneità”. “Da noi – conferma Francesca – nessuno giudica e nessuno si sente giudicato, e questo vale anche, per esempio, per gli artisti di cui ospitiamo le mostre, che trovano un ambiente ideale per liberare la propria creatività.”

 

 

Del progetto complessivo – di cui capofila sono il Consorzio Metropoli (https://www.consorziometropoli.org/metropoli/) e Arci Firenze (http://www.arcifirenze.it/circoli/la-bottega-del-tempo/), che hanno in concessione l’immobile da parte del Comune dove ci sono anche la scuola di musica Officine Sonore Fiorentine, il Consorzio Metropoli con i suoi uffici, una palestra, ed altro ancora – fa parte anche un appartamento, in Via della Torretta, dove vivono quattro persone, sempre con problemi psichici. Una bella sfida in termini di convivenza e di gestione della quotidianità, che per ora sembra però vinta, grazie anche all’aiuto di alcuni volontari. Il messaggio di fondo è che la pazzia non è da temere. Al massimo si può essere serviti in maniera più lenta.

Ma ci sono anche tanti libri da leggere, al Cirkoloco…

 

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