Pecore e Lupi, a Parma una convivenza che passa per il progetto ‘Wool for the Wolf (la lana per il Lupo)’

Chi l’ha detto che il Lupo e la Pecora non possano convivere e addirittura condividere un progetto comune?

A sfatare uno dei più grandi cliché della storia ci è riuscita l’associazione di Borgotaro, Parma, ‘Io non ho paura del Lupo’ (https://www.iononhopauradellupo.it/), attiva fin dalla sua fondazione per favorire l’accettazione del grande predatore attraverso attività di mitigazione del conflitto uomo-lupo, coinvolgendo in prima persona chi con il lupo convive ogni giorno attraverso la propria professione.

Tra le molte attività che l’associazione porta avanti dal 2016 –  tra cui la divulgazione di informazioni corrette sul lupo e sulla grande fauna, progetti di monitoraggio del lupo in Appennino e sulle Alpi attraverso metodi di indagine non invasivi, campagne di comunicazione attraverso mezzi tradizionali e multimediali, workshop didattici ed eventi dedicati ai cittadini, agli allevatori e a tutti i cittadini interessati – per queste festività lo staff ha fatto un ulteriore passo avanti e ha lanciato “Wool for the Wolf   – La lana per il lupo”, un ponte diretto che unisce il mondo del volontariato a quello della pastorizia sostenibile, in un immaginario filo di lana che collega due mondi apparentemente così diversi, ma uniti dalla comunione d’intenti: favorire la conservazione del lupo nel nostro paese, di pari passo con la continuità delle attività d’allevamento sostenibile.

L’azione principale del progetto consiste nel recuperare la lana delle tosature direttamente da alcuni piccoli allevatori liberandoli dall’onere economico dello smaltimento di questa preziosa materia prima. Per svolgere questa azione di recupero l’associazione, oltre ai propri volontari, ha collaborato con una piccola comunità locale di donne radicata nel territorio dell’alta Valle del fiume Taro, in Appennino Settentrionale, che già da alcuni anni sta promuovendo il recupero della lana sotto il nome di “Lana di Montagna Alta Val Taro”, puntando su una lavorazione manuale, libera da agenti chimici, in piena sostenibilità ambientale.

Da questa collaborazione tra le due realtà sono nati due importanti prodotti da vendere per la raccolta fondi: una matassa di circa 140/150 grammi di lana di pecora filata a mano da lavorare ai ferri e presentata in una bella confezione di cotone con tutte le indicazioni e un bellissimo “CapCol” di lana, metà scaldacollo, metà cappello, realizzato a mano e fornito di flag personalizzata e laccetto regolabile, disponibile in due colori. Quest’ultimo prodotto è già terminato, ma si può richiedere. La campagna di raccolti fondi di Wool for the Wolf andrà avanti fino al 31 dicembre.

Per i prezzi e per come acquistare si rimanda al link: https://www.iononhopauradellupo.it/woolforthewolf/

Il bellissimo Cap-Cod realizzato con lana di recupero lavorata dalle donne di Lana di Montagna Alta Val di Taro
La lana per il Lupo, un esempio della matassa che è possibile acquistare_ foto associazione

Ma andiamo all’origine di questo originalissimo progetto.

“Per rispondere alle crescenti problematiche dei piccoli allevatori in un settore in profonda crisi ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare noi per aiutare queste piccole realtà allo scopo di far loro comprendere come il lupo e i suoi sostenitori, possano essere una risorsa concreta anche per chi ha sempre visto nel grande carnivoro un nemico – spiega lo staff di ‘Io non ho paura del Lupo’ – Abbiamo così analizzato le problematiche principali di questi piccoli allevatori cercando un elemento che potesse fare da ponte e le abbiamo trovate in una delle materie prime più antiche del mondo: la lana. Questa è oggi considerata soprattutto un costo per l’allevatore: il ricavo medio della vendita dei velli di razza non selezionata è di circa € 0,50 al chilogrammo, cifra che non ripaga nemmeno i costi di tosatura necessari per la cura dell’animale. Se la lana non viene ritirata presso l’allevamento, deve essere smaltita come rifiuto speciale con forti oneri economici e di gestione per l’allevatore. Un recente studio dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale intitolato “Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenzastima che ogni anno circa 9 mila tonnellate di lana appena tosata finiscono in discarica. Grazie alla loro esperienza abbiamo selezionato alcuni piccoli allevatori che si distinguono per un approccio sostenibile all’allevamento e che spesso hanno tra i loro animali pecore di razze in via d’estinzione che meritano un particolare riguardo” .

‘Io non ho paura del Lupo’ è un’associazione formata da abitanti e lavoratori della montagna, cittadini, appassionati e professionisti della natura, con lo scopo di favorire la conservazione e la convivenza tra il lupo e le attività umane.Nel maggio 2016, dopo una serie di attacchi mediatici a livello nazionale sul “pericolo” che il lupo avrebbe costituito per gli abitanti della Val Taro, in alto Appennino Settentrionale, un gruppo di abitanti della zona ha deciso di rispondere attivamente, riunendosi in questa associazione il cui nome è una propria dichiarazione di intenti: “Io non ho paura del lupo”, appunto.

In pochi anni di attività i risultati ottenuti, il numero di persone provenienti da tutta Italia portate a vivere i territori “caldi” per il lupo, le giornate dedicate a mostrare tecniche per la protezione degli animali domestici, così come i giorni trascorsi sulle tracce del lupo e degli altri animali selvatici sono stati tali che non erano assolutamente prevedibili all’atto della costituzione dell’associazione, superando ogni aspettativa.

Torneremo presto a parlare di questa realtà, andando a conoscerli di persona, nelle zone dove operano. Intanto, se vi è piaciuto questo articolo, sostenete le loro attività, anche (ma non solo) come regalo di Natale.

 

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