Appi, ovvero amore, pazienza, pazzia, incoscienza.

La storia di Marco e della sua “bambina-lupo”

Firenze, 20 Settembre 2018. Marco Salvadori, classe 1952, fiorentino doc, oggi in pensione ma fino a due anni fa proprietario di una pellicceria che esisteva fin dal 1938 (la più antica della Toscana), è una di quelle figure che raramente capita di incontrare: quella del volontario a tempo pieno. La propensione al volontariato, dentro la sua famiglia, ha origini antiche, che risalgono alla nonna che il fine settimana teneva in casa i bambini dell’Istituto degli Innocenti. E Marco, che ha fatto parte della Misericordia, attualmente dona il proprio tempo al servizio del prossimo per varie realtà, tra cui, l’Associazione Tumori Toscana, Noi per Voi, una Onlus che aiuta bambini malati di cancro e per il Cirkoloco, un bar gestito da ragazzi con disturbi psichiatrici. “Per me è una cosa normale aiutare gli altri. Mi hanno insegnato a vivere così e a me fa solo piacere poter dare una mano.”

Ma la vera sfida, per Marco e sua moglie Ivana, insegnante di scuola materna, è cominciata nel 2002, da quando hanno in affido una ragazza, Xa., che allora era una bambina di sei anni, venuta dall’Albania a seguito della Missione Arcobaleno, durante gli ultimi scampoli delle guerre balcaniche. Non una bambina qualsiasi, ma una bambina-lupo, cioè una selvaggia cresciuta senza regole e senza contatto con i propri simili: “L’abbiamo presa dall’Ospedale degli Innocenti, dove avevamo fatto il corso per diventare affidatari, e l’abbiamo trovata denutrita, che camminava a quattro zampe, in preda a crisi epilettiche, senza alcuna norma comportamentale. Il padre era scappato prima che lei nascesse e non lo ha mai conosciuto. Il tentativo di ricongiungerla alla madre, che l’aveva abbandonata e che poi era venuta in Italia, è più volte fallito ed è rimasta con noi.”

Marco e Ivana applicano, da allora, una regola che può essere riassunta nell’acronimo APPI, da loro coniato: Amore – Pazienza – Pazzia – Incoscienza, le componenti essenziali per affrontare quotidianamente una situazione difficile, che richiede un’attenzione costante e nessuna possibilità di distrazione. Un momento molto delicato è stato quando Xa. ha compiuto diciotto anni, un età in cui in teoria finisce l’affido e i ragazzi, maggiorenni, devono tornare alla famiglia biologica. Ma non è stato così. “C’erano stati due mancati rientri in famiglia – prosegue Salvadori – Allora lei è rimasta con noi, io ho fatto la domanda di amministratore di sostegno e quando il giudice l’ha chiamata e ha parlato solo con lei e le ha chiesto con chi voleva stare ha risposto, perché ci definisce così, con babbo Marco Salvadori e mamma Ivana Carlini. Da allora si è rilassata molto, sentendosi, probabilmente, più sicura. Lei è in affido a tempo indeterminato, ma a tutti gli effetti è come se fosse figlia nostra, anche se io non ho fatto tecnicamente la domanda di adozione. Adesso Xa. ha sempre delle crisi epilettiche, ma molto più raramente di prima, anche perché ha meno paura di perdere i suoi nuovi genitori. Lo testimonia il fatto che, quando parla della sua casa, dice “casa mia con muro e tetto”; perché adesso sente di avere una stabilità”.

I progressi, racconta Marco, sono stati enormi, sin da quando “ci presentarono per la prima volta questa bambina col pannolone, che aveva sei anni ma ne dimostrava due, e che i primi tempi non capiva come mai buttassimo via le bucce quando pelavamo le patate, considerandolo uno spreco. Parlava solo albanese e non in maniera comprensibile, aveva un’evidente carenza alimentare e affettiva, era in preda a una rabbia che sfogava in maniera spesso incontrollabile, come quando si accorse che la mamma aveva avuto un altro figlio, che teneva in braccio e allattava come forse non aveva mai fatto con lei. Soprattutto, le erano mancate le norme basilari di comportamento, quelle che si imparano dai due ai sei anni”.

Da allora è iniziato uno sforzo di rieducazione basilare che ha portato Xa. a vestirsi e ad andare in bagno da sola, a camminare in posizione eretta, a parlare italiano, a frequentare le scuole fino all’Istituto Alberghiero, a provare a entrare in relazione con gli altri (la base del contatto umano è il dare la mano). “Certo, ha il 100% di invalidità – prosegue Marco – anche se a vederla non si direbbe, e questo, al momento, rende difficile avere relazioni stabili di amicizia e poter trovare un lavoro, anche perché i suoi momenti di oppositività, il suo essere bastian contrario, la sua propensione alla ribellione, ancorché mitigati dalle regole via via apprese, ci sono ancora”.

Nel frattempo Xa. è iperattiva, come spiega il suo nuovo babbo: “Tutte le mattine si fanno dai 3 ai 5 km a piedi, e si va o a prendere il pane, o a fare l’ortica e i capperi. Il pomeriggio a volte la porto in piscina o a cavallo, a volte esce col monopattino”.

Molti genitori biologici che hanno ragazzi con problemi comportamentali rimangono esterrefatti della scelta di avere in affido una bambina-lupo.

“Li capisco – risponde Marco – ma non sono d’accordo, perché bisogna che le persone non si accorgano del problema solo quando tocca eventualmente a loro, ma prima. Solo così puoi efficacemente aiutare gli altri. E poi, in realtà, così facendo aiuti anche te stesso. Tutto questo cerco di comunicarlo anche agli altri.” A noi, babbo Marco Salvadori, di certo lo ha comunicato benissimo.

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