Brescia festeggia i Ss. Faustino e Giovita, un viaggio tra i riti sacri e il Tirapicio.

Le feste patronali italiane sono probabilmente l’espressione più realistica della tradizione di ogni città e paese. Vi raccontiamo la fiera di Brescia che racchiude riti religiosi risalenti al medioevo e curiose specialità dolciarie come il Tirapicio.

15 febbraio, Brescia. Questo è il giorno in cui la città celebra i santi patroni: sì, ce ne sono due. I Ss. Faustino e Giovita proteggono la città di Brescia dal 1438, quando vennero proclamati patroni e protettori. Oggi la fiera, che si snoda tra le vie del centro storico, attira centinaia di migliaia di persone da tutta la provincia. Quest’anno si stima che, per l’occasione, ben 300.000 persone abbiano calpestato le strade del centro storico. E noi, neanche a dirlo, eravamo là.

Cenni storici: chi sono i Ss. Faustino e Giovita

Siamo in epoca romana: i primi Cristiani iniziano a predicare la nuova religione per tutta la penisola, ma gli imperatori non gradiscono questo cambiamento della società. Publio Elio Traiano Adriano, meglio conosciuto come Adriano, non fa differenza. Tornando dalla campagna di Gallia sosta a Brescia e tenta di fermare l’irriverenza di due rivoluzionari, Faustino e Giovita, che attirano il popolo lontano dai precetti di Roma. La leggenda narra che i due santi resistettero alle torture inflitte, che le fiamme non si avvicinarono mai alle loro vesti e che le belve feroci si inchinassero al loro cospetto. Milano, Roma, Napoli, tanti furono i trasferimenti, le torture e i tentativi di uccisione dei due uomini.  Furono martirizzati a Brescia il 15 febbraio a cavallo tra il secondo e il terzo secolo. L’evento che ha contribuito alla proclamazione dei patroni è stato l’assedio di Brescia da parte di Milano durante la guerra contro la repubblica di Venezia, di cui Brescia faceva parte. Il 13 dicembre 1438 si racconta di una loro apparizione sulle mura della città: i due uomini respingevano le cannonate a mani nude. Questo evento ha quindi elevato i due santi a protettori della città.

Riti religiosi

Il 15 febbraio la chiesa in Via S. Faustino viene addobbata a festa con drappi rossi e bianchi che partono dalle volte del soffitto fino all’altare. Al centro della navata principale vengono esposte le reliquie dei santi –  si tratta dei femori interi – oggi conservate in un reliquiario in bronzo dorato del 1925 realizzato da Ludovico Gavazzi. La tradizione vuole che si debba proseguire lungo la chiesa e giungere alla fine della navata di sinistra per arrivare all’altare di S. Onofrio, vescovo di Brescia del IV secolo. Qui sono custodite le sue ossa e il teschio, che presenta una spaccatura laterale. Le persone devono inginocchiarsi a lato dell’altare su dei cuscini posti per ammorbidirne la permanenza e infilare la testa nelle nicchie poste a destra e a sinistra: questo, sempre secondo la tradizione, serve a guarire dall’emicrania.

La fiera e la festa popolare

Quest’anno erano oltre 600 le bancarelle che affollavano via San Faustino. Sono le 4 di mattina quando iniziano ad arrivare i primi furgoni dei mercanti che, in un paio d’ore, allestiranno le bancarelle; il mercato occupa praticamente tutto il centro storico intorno alle due piazze principali: Piazza Loggia e Piazza Vittoria. Le vie laterali si allargano e stringono e durante la giornata formeranno dei veri e propri ingorghi che solo dopo le 9 di sera andranno a diradarsi. I venditori sono i veri protagonisti. Spremiagrumi innovativi, spazzole lavavetri strabilianti, tappeti magici, coltelli dalle varie forme e dimensioni che promettono di tagliare come non avete mai fatto prima frutta e verdura. Ogni anno si fa a gara per capire e aggiudicarsi la novità della fiera. Accanto a utensili più o meno funzionali si trova poi la parte gastronomica, il panino con la porchetta è il re della fiera. Gli alpini, come sempre, allestiscono due tendoni dove distribuiscono pane e salamina (strinù in dialetto), vin brulè e… non può mancare la pesca di beneficenza, il tutto per finanziare le iniziative solidali che svolgeranno durante il resto dell’anno. Arriviamo dunque al vero oggetto di culto: il tirapicio! Spesso si trova scritto tiramolla per essere più politically correct, ma non c’è paragone, il nome originale racchiude in sè molto di più di ciò che è. Si tratta di una stringa di caramello elicoidale aromatizzata alla liquirizia, si può trovare anche alla vaniglia o fragola, ma sono variazioni che la tradizione non accetta volentieri.

Non è San Faustino se non si compra il tirapicio! Il nome è leggendario, trovare la vera etimologia è complicato, anche chiedendo a molti: ognuno ha la propria versione dei fatti. Noi abbiamo incontrato Giovanni, è la quarta generazione di produttori di tirapicio. Viene da Pavone Mella, paese nella bassa bresciana e ci racconta che la sua famiglia viene proprio soprannominata i “Tirapici”. Ci racconta che il nome è formato da due parole, deriva dal modo con cui si lavora il carmello, bisogna fonderlo e renderlo morbido, quindi le operazioni da fare sono un susseguirsi di impasti e “tiraggi” per creare quello strato che poi sarà da arrotolare prima che si indurisca. Picio invece è una parola che ha vari significati, indica sia l’organo genitale maschile, ma anche una persona debole e un po’ incapace, quindi il padrone, per stimolare il sottoposto a tirare di più e con più vigore, era solito ripetere “tira picio!”: da qui è rimasto il nome. Essendo parte della tradizione e non un esperimento scientifico, tutti i produttori hanno la loro storia personale, alcuni hanno cambiato il nome in “tiramolla”, mantenendo il legame con il tipo di lavorazione, ma è un nome decisamente meno appetibile e divertente.

La fiera fotografa da sempre tutti gli strati sociali della città, non importa se sei il sindaco o l’ultimo arrivato, a S.Faustino ci sono tutti. Camminando per le bancarelle si incontrano decine di nazionalità diverse che, nonostante tutte le difficoltà, vivono e lavorano insieme in una delle città italiane più multiculturali e cosmopolite. Ci sono i lavoratori delle acciaierie, delle campagne e quelli che occupano gli uffici finanziari. Si vende porchetta e kebab, si beve vin brulè oppure ayran, si possono trovare i dolci tipici siciliani, lo strudel del trentino, i formaggi delle valli o il gadget perfetto che non può mancare in una casa come si deve. La fiera patronale di Brescia è da sempre l’immagine della città ed è sicuramente la festa di tutti.

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