Marco Ferraiuolo, la mia vita in salita tra difficoltà e passioni che salvano

La crudezza della vita costringe a tirar fuori doti e risorse insospettabili, necessarie quando, all’improvviso, ci si ritrova soli.

La storia che raccontiamo oggi, stra-ordinaria nella sua tormentata ordinarietà, è quella di Marco Ferraiuolo, classe 1979, un ragazzo fiorentino non privo di una certa notorietà negli ambienti del calcio dilettantistico e dei concorsi di bellezza, che – grazie alla tenacia, al lavoro e alla sofferenza – si è dato come obiettivi prioritari quelli di reagire alle avversità e, soprattutto, quello di non perdere la dignità.

Alla sua vicenda si interessò, qualche anno fa, la collega Olimpia Sani, che scrisse un libro-intervista dal titolo In un fischio il futuro, edito da United Artists.

Marco, il cui cognome tradisce le origini napoletane del nonno paterno, un importante cardiochirurgo, si definisce “una persona normale che si è fatta da sola e che, senza l’aiuto di nessuno, magari con sforzi notevoli, ce la fa a ottenere la sua indipendenza, non solo economica”.

Col padre, “che aveva ereditato sette appartamenti a Firenze e che è riuscito a distruggere un impero”, dice Marco, i rapporti di fatto si interrompono quando il genitore se ne va di casa e Marco ha solo 18 mesi. “Beveva tanto – ci racconta Marco (è la sua versione della storia naturalmente, che noi ci limitiamo a raccogliere ndr.) –  e mia madre ovviamente non poteva sopportare il fatto che ogni giorno tornasse in quelle condizioni con me ancora piccolo. Lo manda via, rischiando di perdere la casa, che era di proprietà di mio padre. Un rischio che si verifica quando ho 13 anni: la casa viene venduta. Io e mia madre, a cavallo fra il ’92 e il ’93, andiamo così ospiti da mia nonna ad Antella e poi, per fortuna, tramite un amico, ci viene assegnato un alloggio popolare alle Piagge”.

Ferraiuolo compie studi regolari, nel ’98 si diploma in ragioneria, trova subito lavoro come contabile in una scuola di musica e nel 2001 viene assunto alla Igniesti, un’importante concessionaria di auto.

La vita sembra quindi incanalarsi su binari normali, anche se le vicissitudini col padre, “che ogni tanto appariva” rimangono. E comunque per Marco, figlio unico, c’è una presenza speciale che lo ripaga e lo consola di ogni cosa, quella della madre Marisa. “Lei ha fatto enormi sacrifici per me, mi ha cresciuto da sola, mi ha dato tutto, mi ha comprato addirittura la macchina in contanti”. Ma dietro l’angolo c’è il dramma; nel novembre del 2009 lei si ammala, i medici le danno 4/5 mesi di vita perché ha un tumore all’intestino già in metastasi e il 16 marzo 2010 muore a 57 anni, quando suo figlio di anni ne ha 30.

“La cosa più straziante è che mia mamma fondamentalmente non sapeva la gravità delle sue condizioni. Durante il ricovero ospedaliero lei pensava di guarire, era al corrente della sua malattia, sapeva di dover essere operata ma che dopo sarebbe tornata a casa”.

Si può solo immaginare cosa può provare, in quei frangenti, un figlio, sentendo dire alla mamma frasi come “oggi mi sono fatta i capelli per te” oppure “mi hai fatto la stanza, che sto per tornare?”, sapendo che invece, a casa, non sarebbe mai più tornata.

La vita, anche al netto del dolore, cambia completamente, e non in meglio: “Vendo la macchina per far fronte alle spese, imparo a fare le cose di casa perché dipendevo, in questo, totalmente dalla mamma, mi circondo soltanto di quelle due o tre persone che ritenevo veramente buone e intensifico la conoscenza con la persona che poi sarebbe diventata mia moglie”. Però si fanno sentire altre ferite: “Il problema è che con la mia mamma è morta una parte di me e questo vale anche in ambito sentimentale. Purtroppo non riesco a dare amore, perché l’amore mi è stato tolto, e con tutte le donne che sono venute dopo quel giorno non riesco ad essere me stesso. E non riesco a far capire di aver bisogno dei miei spazi o semplicemente di piangere perché mi manca la mamma”. Con queste premesse, il matrimonio naufraga dopo soli due anni e per Marco prosegue la faticosa ricerca di un’anima gemella.

Nel frattempo, mentre continua a vivere in una casa popolare dalle parti di Novoli, pian piano comincia a rimettersi in sesto economicamente e ad accumulare i soldi necessari per ricomprare la macchina. Anche perché dal 2017 comincia ad allenare gli allievi provinciali del Novoli, ragazzi di 16 anni, percependo un rimborso spese pari a uno stipendio part time. Sono ragazzi che sente un po’ come figli suoi, avendo instaurato con loro un rapporto che va oltre il calcio. A proposito di calcio, la passione enorme per questo sport, che lo ha visto per molti anni anche fare l’arbitro a livello dilettantistico, nasce nel 1991, quando, appena dodicenne, deve sottoporsi a un intervento ai reni. “Già ero tifosissimo della Fiorentina, e mi trovavo ricoverato proprio la settimana precedente alla partita contro la Juventus. La Nazione ospita in redazione Gabriel Omar Batistuta, alla sua prima stagione in viola, e dà la possibilità a chi vuole di telefonare in diretta per parlare col campione argentino. Io lo faccio e lui mi promette che in caso di gol me lo avrebbe dedicato e che poi ci saremmo dovuti conoscere in allenamento. Bati segna, mi indica esultando sotto la Fiesole, vinciamo 2-0 e il primo martedì in cui posso uscire mi telefona personalmente a casa, mi invita all’allenamento e mi dà un abbraccio bellissimo che ancora ricordo con un piacere immenso, anche perché ero un bambino. Nel 2009 sempre La Nazione rievocò il fatto e pubblicò la foto mia con Batistuta a tutta pagina”.

La foto de ‘La Nazione’_Ph. Ferraiuolo

Ultimo ma non meno importante capitolo della vita di Ferraiuolo è quello legato al mondo dei concorsi di bellezza, cosa che spiega perché non sia così infrequente vederlo circondato da ragazze niente male sulla sua bacheca Facebook.

Anche questo avviene in maniera quasi casuale. Da appassionato di musica,nel 2008, Marco si reca spesso in un locale di Firenze dove si diletta col karaoke. A gestire il locale sono Marco Vigiani e Laura Toccafondi, che avevano, e hanno, una trasmissione, Planet Tv, che va in onda su Toscana Tv, in cui esplorano i luoghi della movida toscana.

“Dopo due o tre mesi che vado lì, Marco mi dice di aver bisogno di un cameraman per Planet Tv, e che è disposto a pagarmi 50 euro per ogni serata che facciamo, con un impegno più o meno di una volta a settimana. Accetto e mi ritrovo a girare per la Bussola, la Capannina, il Taotec. In una di queste serate, Marco mi porta a riprendere una sfilata di Miss Grand Prix organizzata da suo fratello Claudio. Finite le riprese, anche Claudio mi dice di aver bisogno, stavolta di una persona che gli dia una mano per il backstage, per aumentare il numero dei ragazzi e della ragazze in gara (per i ragazzi il concorso si chiama Mister Italia), per trovare nuovi locali. E così, dal 2009, sono coinvolto in questa organizzazione. Qui collaboro a titolo gratuito, magari mi entrano 100/200 euro se le serate si svolgono in un locale che trovo io”.

Marco ferraiuolo durante una serata_Ph profilo facebook

Naturalmente, in caso di un lavoro a tempo pieno, Marco dovrà dire addio a questo mondo, alle cene gratuite e piacevoli, alle competizioni, al seguire le carriere di chi si impone (la vincitrice ha un premio di 15.000 euro, un anno di contratto con un’agenzia di spettacolo, la possibilità di mettersi in evidenza, come accadde per esempio a Raffaella Fico, che da lì è passata).

Non, probabilmente, alle interviste che gli riserva la sua grande amica, e nota giornalista sportiva della Rai, Sara Meini, anche lei fiorentina, che ha appena raccontato alla radio l’epopea della nazionale di calcio femminile. Un’amica fra le poche che Marco, reso introverso e sospettoso dalla vita, mantiene; anche perché, di amici, come se tutto ciò che abbiamo raccontato non bastasse, ne ha persi ben due per suicidio.

Ma, essendo uno sportivo, Marco ama la metafora della rimonta, che attualmente è in corso, anche se non completata.

E ci lascia con un manifesto-appello che conclude e riassume il significato della sua personalissima Comédie humaine: “Se hai voglia di lottare, ce la fai”.

 

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