Abbiamo incontrato l’orafa Irena Palavrsic alla 90ª Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze, che ha da poco chiuso le sue porte al pubblico dando appuntamento al prossimo anno, sia ai visitatori che agli espositori provenienti da tutto il mondo. Irena è oiginaria della Dalmazia e ha scelto Firenze per studiare, vivere e lavorare.
Con passione e competenza porta avanti una ricerca artistica tutta sua, basata sulle antiche tecniche orafe che mette in pratica quotidianamente.

Raccontaci il tuo lavoro e il tuo approccio all’arte orafa.
Oggi, nella mia bottega, recupero le antiche tecniche orafe. Fondo il metallo prezioso facendolo colare in stampi realizzati in sabbia o in osso di seppia intagliato con pazienza. Taglio, fondo, lamino, incasso, lucido e stampo: ogni passaggio è un rituale, lo steso delle vecchie botteghe artigiane.
Ciò che mi guida è il desiderio di creare qualcosa che vada oltre l’estetica. Le mie mani raccontano storie attraverso il metallo che prende forma diventanto gioielli. Ogni pezzo è unico perchè lavorato a mano e anche se cercassi di farne due uguai non ci riuscirei mai.
Quali tecniche utilizzi per lavorare i metalli preziosi?
Utilizzo tecniche antiche come la fusione in sabbia e la fusione in osso di seppia. Sono materiali che in passato erano facilmente reperibili e che hanno la capacità di resistere a temperature molto elevate, superiori ai 900 gradi necessari per fondere i metalli.
L’osso di seppia è estremamente morbido e malleabile. Può essere inciso o scavato per creare forme direttamente da un’idea oppure per replicare un oggetto. Una volta preparato, viene chiuso e riempito con metallo fuso. Questa tecnica era già utilizzata in epoca etrusca, ma le sue origini sono ancora più antiche.

Che caratteristiche hanno i tuoi gioielli?
La loro superficie e forma sono il risultato diretto delle tecniche che utilizzo. Ne derivano forme organiche, irregolari, volutamente grezze che raccontano il processo della lavorazione.
Produco poche serie e realizzo principalmente pezzi su commissione, perché il lavoro è interamente manuale e richiede tempo e tanta attenzione. Ogni gioiello può essere personalizzato con la punzonatura: lettere incise una a una con il martello per comporre parole, frasi o simboli.
C’è un legame tra arte, storia e i tuoi gioielli?
Assolutamente sì. Nei miei lavori inserisco spesso riferimenti storici, citazioni in latino e simboli antichi. Mi piace fare ricerca, non solo sulle tecniche, ma anche sulle immagini e sui significati da imprimere nei gioielli. In questo modo cerco di trasmettere non solo una lavorazione tradizionale, ma anche un contenuto culturale ed emotivo.

Dove possiamo trovare le tue creazioni?
Ho un negozio a Firenze, in Piazza dei Ciompi, che condivido con Veronica Balzani. Siamo due artigiane con prodotti diversi, ma con un percorso e una visione molto simili.
La tua clientela è più italiana o internazionale?
Mi sento cittadina del mondo. La bellezza dell’arte è che non ha confini: non può essere racchiusa dentro una linea geografica. Di conseguenza anche il mio lavoro parla a persone di ogni provenienza, senza distinzioni.
Secondo la filosofia di Irena Palavrsic, un gioiello non è mai solo materia preziosa: è memoria, identità e racconto. Insomma, è un frammento di storia personale che prende forma attraverso il fuoco e le mani.


