Le Ville Barocche di Pontremoli

Quando parliamo di Lunigiana non è semplice individuare un borgo da visitare, perché tutti, sia quelli della parte ligure che di quella toscana, meritano una visita. Questa volta, come seconda tappa dopo “Lunigiana, terra di luna e di castelli”, abbiamo scelto per voi un itinerario esclusivo, attraverso capolavori d’arte e d’architettura normalmente non accessibili al pubblico. Vi porteremo a Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, situata nella zona settentrionale della Lunigiana e prima tappa della Via Francigena.

Federico II definì la cittadina come «l’unica chiave e porta della Toscana» e nel 1650 passò sotto il dominio del Granducato di Toscana e si garantì una totale esenzione dalle tasse per le attività commerciali. Questo particolare requisito le consentì di avviare un periodo di fiorente economia e prosperità fino agli inizi dell’800.

Così l’antico e severo borgo medievale, adagiato tra due fiumi (la Magra e il Verde), dominato dall’imponente Castello del Piagnaro (sede del Museo delle Statue Stele Lunigianesi) e celebre in età comunale per le sue torri e i suoi ponti fortificati, si trasformò rapidamente in una moderna, ricca e fiorente città, dove la nuova borghesia mercantile edificò splendidi palazzi e raffinati complessi religiosi che vengono comunemente inseriti nel Barocco Pontremolese.

Dipinto di Palazzo Dosi, Pontremoli

Il nostro percorso comincia dall’Oratorio Nostra Donna, proprio accanto alla Torre di Castelnuovo che faceva parte dell’antico sistema difensivo del borgo e posta a sentinella del ponte che aveva sostituito l’antico guado. Oltrepassiamo un’antica porta ogivale e si troviamo di fronte a questo gioiello del barocco pontremolese, eretto su progetto di Giovan Battista Natali sulle fondamenta dell’Oratorio di Santa Maria del Ponte danneggiato nel 1732 da una piena del fiume Magra. Ha una pianta ellittica e all’interno si rimane affascinati dalle quadrature del Natali, dagli affreschi di Sebastiano Galeotti, dai quattro sontuosi altari e dall’altare maggiore in marmo bianco di Carrara, sovrastato da una nicchia in cui è collocata la statua della Beata Vergine vestita in abiti settecenteschi. Particolari le sculture in legno dipinto a finto marmo o i raffinati confessionali a scomparsa, indistinguibili dalle vere porte con cui fanno pendant.

Soffitto oratorio di nostra donna

Seduti sulle panche lo sguardo si perde nella tipica architettura rococò che era il ritrovo religioso e culturale della ricca borghesia del tempo.

Poco distante dall’Oratorio si trova il Palazzo Negri – Dosi, una dimora costruita dalla famiglia Negri tra il 1732 e il 1738. Progettata anche questa da Giovan Battista Natali, ha una facciata dalle linee austere. Si entra attraverso un corridoio con volta ad arco: di fronte a noi un portale in legno con un foro all’altezza degli occhi. Osservando dal foro si rimane affascinati dalla perfetta simmetria del giardino all’italiana al di là della porta. Quando l’ingresso si spalanca, ci ritroviamo sul retro del palazzo, caratterizzato da portici, finestroni e arcate cieche che si affacciano sul giardino e sulle mura panoramiche che danno sul fiume sottostante. Dal portico invece si accede al magnifico scalone ornato di statue, con balaustra in marmo e, da qui, alla galleria illuminata dagli ampi finestroni. Siamo di fronte ad una dimora sorprendente, Antonio Contestabile nel ‘700 la definì come «…prima fra le case dei Signori Pontremolesi». L’interno fu decorato da Alessandro Gherardini che realizzò anche il grande salone e le porte interne, tuttora presenti. Purtroppo ci è stato vietato di fare foto nelle varie sale, perché la casa, sempre chiusa e inaccessibile ai visitatori, è tuttora abitata dai proprietari: i Marchesi Dosi.

Tornando verso il centro di Pontremoli e precisamente nella piazza principale, entriamo nel portico di Palazzo Bocconi – Zucchi – Castellini. È noto come la «Cà di Piazza», costruito nel XV secolo su ruderi medievali. Lo schema è tipico dei più nobili palazzi pontremolesi. Siamo nella corte, circondata da un susseguirsi di colonne con capitello dorico a base attica. Il cortile, arricchito dall’originale di una statua stele risalente al VIII – VI a.c., risale ad una ristrutturazione del ‘500 che inglobò la Chiesa e il monastero di San Giovanni. Saliamo le scale e arriviamo al piano nobile, qui si apre una grande sala che dà accesso a due piccoli salotti. Le porte sono dipinte con paesaggi. Siamo di fronte al genere decorativo divulgato a Pontremoli dall’artista Antonio Contestabile. Nel salone sono presenti due tele del Bottani, mentre i salottini (rosso, verde e giallo così chiamati dai colori delle pareti) sono impreziositi dai dipinti del Bottani e del Contestabile. Tutti gli arredi sono originali. Il palazzo è ora di proprietà della famiglia Castellini.

Per ultima ci siamo lasciati una vera e propria chicca: Villa Dosi, fuori dal borgo medievale, raggiungibile a piedi in mezzo al verde dei campi, sotto lo sguardo severo del Castello del Piagnaro.

È chiamata anche Villa dei Chiosi, costruita alla fine del XVII secolo dai fratelli Carlo e Francesco Dosi. Appena oltrepassato l’ampio cancello, a guardia del giardino, troviamo due enormi cedri del Libano e sul portone della Villa fanno bella mostra di sé due busti dei proprietari e lo stemma di famiglia (una cicogna, una torre e due delfini). La decorazione degli spazi interni è del lombardo Francesco Natali, architetto e pittore e del toscano Alessandro Gherardini. Al Natali sono attribuite le decorazioni con le tipiche quadrature del barocco pontremolese, nonché il ponticello e la Cappelletta appena fuori la Villa.

Tornando verso il centro di Pontremoli non possiamo perdere l’occasione di fare una breve sosta al Caffè degli Svizzeri, In questo caratteristico locale, sono passati e passano migliaia di visitatori ogni anno, per gustare i famosi Amor, le paste al liquore con la panna montata, e l’altrettanto famosa Spongata (preparata rigorosamente secondo la ricetta originale del 1840), o la torta di mandorle, il torrone fatto con miele lunigianese, o le pastiglie Leone firmate Aichta, la famiglia svizzera che ha aperto il Caffè.

Gli amor, dolce tipico

Se passate da queste parti ve lo consigliamo, noi ci vediamo…alla prossima tappa!

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