Camilla Rossi, un’artista astratta a Brescia

Vi presentiamo Camilla Rossi, oppure LaCami, come preferite.
Una persona, un’artista, due pseudonimi che indicano due modi di trasformare la visione degli oggetti attraverso varie tecniche artistiche. La prima su carta, la seconda su complementi d’arredo. Così mobili e oggetti iniziano una nuova vita nonostante rimangano gli stessi.

Siamo entrati nello studio d’artista di Camilla Rossi, pittrice di Brescia che trasforma paesaggi naturali, costruzioni e ambienti artificiali in concetti e quadri astratti. Entrare nel suo studio equivale a isolarsi dal mondo esterno: linee, colori e forme prendono vita e ci avvolgono in un caldo benvenuto. Carte e mobili sono ovunque, l’archivio è corposo ed è subito chiaro che i mobili o gli oggetti d’arredo che crea non sono fatti solo per essere esposti, ma per essere utilizzati quotidianamente.

La prima domanda è la classica: come hai iniziato?
Ci risponde che in realtà non ha mai iniziato, tutto è sempre stato dentro di lei e con il percorso di studi tradizionale, composto da liceo artistico, accademia e sperimentazione, ha scoperto e perfezionato il suo stile. Una produzione immensa, perché durante tutta la sua vita Camilla non ha mai smesso di disegnare, dipingere e incidere. Inizialmente si è concentrata sulla figura anatomica, il disegno da modello è appassionante e le permette di affinare la tecnica e il tratto. Durante il periodo all’accademia di Verona conosce l’insegnante che darà il via alla sua professione, Renzo Margonari, al quale rimane fortemente affezionata. Lui la indirizza per la prima volta verso l’astrattismo e Camilla scopre che quella è la sua strada, la sua vera identità, che tutt’oggi percorre.

Panoramica dello studio dove lavora – ph. NESSUNO[press] Marco Ciccolella
Chiacchierando, Camilla ci spiega che la lettura della composizione, l’evoluzione, il mantenimento e la creazione del suo stile sono nati dagli insegnamenti del maestro Renzo e che questo è stato un primo passo fondamentale per capire se stessa. Un altro momento che ha contribuito all’evoluzione artistica e personale è avvenuto durante l’Erasmus in Spagna, a Granada. Dopo aver studiato incisione a Milano, in Brera, è in Spagna che scopre e affina la tecnica del carborundum (carburo di silicio) e la fa sua, senza mai smettere di perfezionarla, trovando la strada espressiva che meglio la rappresenta e che continua a sviluppare quotidianamente nei suoi quadri.

Esiste però una seconda forma artistica ed espressiva per Camilla: la pittura su mobili e oggettistica varia. Questa seconda forma artistica comincia quasi per caso. Le piaceva comprare mobili usati e particolari oggetti di modernariato anni 50-60, ma sua mamma non gradiva lo stile di quei mobili e non capiva questa passione per le “robe vecchie”; così consiglia alla figlia di dipingerli seguendo il suo stile, aggiungendo che tanto “non potevano diventare peggio di così!”. Ed è proprio così che Camilla inizia a cambiare l’aspetto dei mobili e a dare nuova vita a oggetti destinati all’eliminazione. “Ogni cosa, ogni essere vivente, ha un suo destino, dobbiamo cercare di preservarli il più possibile ma anche accettarne la fine”, ci spiega sorridendo l’artista. Da allora sono passati venti anni ed è diventata una vera e propria attività, da quando un collezionista si è mostrato interessato ad una ghiacciaia a cui Camilla aveva dato nuova vita. Da quel momento nasce LaCami, il marchio con cui produce e vende i mobili, una realtà diversa rispetto a Camilla Rossi. Sono due cose distinte con cromatismi differenti. I mobili sono più pop rispetto ai quadri, nel mobile c’è un progetto più estetico mentre nel quadro è più poetico, ma il filo d’unione esiste ed è personale.

Camilla Rossi mostra la sua ultima serie architetture – ph. NESSUNO[press] Marco Ciccolella
“Spesso anche dopo aver dipinto un mobile scrivo: mobile con tecnica mista, come se fosse un quadro – ci racconta con passione Camilla – si tratta solo di una superficie diversa con cui esprimersi, uno spazio tridimensionale. I tratti dei mobili sono più netti, c’è un lavoro di ridefinizione formale, la struttura viene ricostruita tramite il segno e il colore. I mobiletti che rigenero li vedo come spacciati, magari abbandonati e quindi il mio intento è di dare una seconda vita ad oggetti che altrimenti cadrebbero nell’oblio, un nuovo abito e un nuovo trucco”.

Ma come funziona nella pratica il lavoro di Camilla?
“Se lavoro su commissione faccio sempre un sopralluogo e progetto insieme al committente lo stile, i cromatismi e come ridisegnare al meglio oggetti quasi dimenticati ma con un valore affettivo personale. Una ricerca molto importante – aggiunge Camilla – è la selezione dei materiali e l’utilizzo di prodotti atossici a zero emissioni, i quadri ed i mobili possono stare in ambienti chiusi senza avere alcun tipo di emissione di sostanza chimica. Anche il pavimento del mio studio è stato dipinto con prodotti senza COV (composti organici volatili), in modo da non creare reazioni allergiche o situazioni non confortevoli dovute a sostanze chimiche sgradite al nostro corpo, argomento molto importante soprattutto se pensiamo all’esposizione per lunghi periodi come può capitare per un mobile che teniamo in casa”.

Dettaglio dello studio – ph. NESSUNO[press] Marco Ciccolella
I quadri di Camilla nascono sotto il torchio, con la preparazione di matrici in carta che per loro natura si autodistruggono dopo pochi passaggi. Le matrici sono 100cm x 70cm realizzate con carte particolari che provengono da vari posti nel mondo.Con la reiterazione e il minimo cambiamento continuo Camilla riesce ad esprimere ciò che desidera attraverso i suoi quadri.
“Tutto è astratto, non esistono passaggi figurativi e quello che voglio esprimere nelle mie serie è il continuo cambiamento per mezzo di piccoli passi. Gli argomenti e le idee nascono dall’ambiente ordinario quotidiano, paesaggi, edifici e città diventano segni e colori astratti che nelle serie subiscono variazioni continue e ripetute. Strutture naturali o artificiali, architetture umane o naturali si trasferiscono su carta diventando quadri e opere, perdendo la loro forma ma mantenendo la loro essenza. Alcuni esempi di serie sono Le Panoramiche, I Cumuli legati alla massa, oppure Le Proporzioni, Le Mappe, tutti concetti che vengono completamente astratti dal mondo reale. Le Stanze Private, ad esempio possono essere private perché personali o private perché inaccessibili e su questi concetti semplici e basilari si fonda tutto il lavoro di ricerca a produzione. La serie delle Polaroid è composta da 360 pezzi divisi in vari formati tra cui libri e piccoli quadri con abbinate citazioni di poeti e musicisti legate a ricordi personali”.

Camilla Rossi nel suo regno – ph. NESSUNO[press] Marco Ciccolella
Entrare nello studio di Camilla e ascoltarla mentre parla del proprio lavoro è affascinante e lei racconta della sua passione e professione in modo coinvolgente ed entusiasmante. Potremmo continuare la chiacchierata, ma Denny, il suo cane che le fa compagnia e “difende” lo studio, esige la sua passeggiata al parco. Cogliamo anche noi l’occasione per tornare nel mondo reale ed uscire dallo studio d’artista di Camilla Rossi.

Dettagli dei lavori – ph. NESSUNO[press] Marco Ciccolella
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