Disconessi per 24 ore, un test “stra-ordinario”. Ecco cosa abbiamo imparato

Abbiamo voluto fare un test: ci siamo disconnessi per un giorno intero. 24 ore senza internet, senza applicazioni, senza computer, senza telefono. Condividiamo con voi com’è andata e cosa abbiamo imparato. 

Potrebbe sembrare una cosa stupida, superflua, insignificante, ma ci andava di farlo: scollegarci da tutto e da tutti per 24 ore e dirvi com’è andata. Per fare questo piccolo test, io, Marco, ho affittato una casetta nel bosco per il weekend, nel paese di Yegnyshevka, in modo da godere al meglio del silenzio e della tranquillità (Se il luogo vi piace e volete provare anche voi, l’albergo si chiama Park Otel Premyera ndr.). Per raddoppiare il “brivido” sono andato da solo, senza compagnia. Al mio arrivo, venerdì sera, ho staccato tutto, in modo da rimanere “scollegato” l’intera giornata di sabato e collegato solo con il luogo speciale in cui mi trovavo. Sembra semplice, e lo è. Non voglio annoiarvi con il solito discorso sapiente sul male assoluto di internet e di come i Big Data ci controllano e influenzano le nostre scelte. Vi dico solo che volevo capire come il tempo scorra e come la giornata passi senza le nostre distrazioni più comuni. Cose che ci siamo “solo” dimenticati, perchè, vista la nostra età (quarantenni da un pò), è chiaro che non siamo nativi digitali.

Ebbene, eccoci qua. La prima scoperta la diamo per scontata: la giornata trascorre comunque! Per il resto, non ho pianificato molto, semplicemente mi sono imposto di disconnettere internet e non accendere il computer nemmeno per svago. Il telefono l’ho usato solo come orologio e nient’altro.

Le tentazioni ci sono state, inutile negarlo.

Venerdì sera ore venti.

Ho staccato il wifi e la connessione dati. Sono quindi da solo in questa casa in mezzo al bosco e inizio a pensare: e adesso che faccio? Ok, metto un po’ di musica. No, non c’è internet e normalmente uso un’applicazione, quindi non ho nulla che sia offline. Opto per aprire una bottiglia di vino – non sono e non voglio essere eremita in una caverna senza piaceri – e mi siedo. Avendo un buon libro con me, sposto la poltrona posizionandola davanti alla finestra con vista sul bosco….Quindi: piedi sul calorifero, bottiglia di vino Saperavivitigno autoctono del Caucaso – e… che la notte abbia inizio.

Il concetto di tempo senza la connessione

La prima cosa che noto è lo scorrere del tempo, ne abbiamo di più. Quando rimaniamo a cazzeggiare sui social o su qualsiasi altro passatempo usufruibile dal nostro telefono, il tempo sembra volare. Ma non rimane un senso. Qui, invece, di questa ultime mezzora mi rimane il senso del libro che ho portato con me  i racconti di Pushkin – e il sapore in bocca del vino gustato guardando fuori dalla finestra. In questa piccola casetta di legno in mezzo al bosco, la luce del giorno va scomparendo e io mi godo appieno l’ora blu, ovvero, quel momento in cui il sole è già tramontato ma non è ancora buio. Piano piano gli oggetti diventano neri, il cielo ha ancora un po’ di luce ma non abbastanza per illuminare le cose, i colori scompaiono e rimangono solo le forme. Gli altissimi abeti rossi ondeggiano leggermente al ritmo del vento delicato, avete mai sentito il canto degli alberi? Ebbene, ogni pianta emette un suono specifico vibrando al vento. I tronchi sono esili, forse 40 cm di diametro e alti circa 20 metri.

In tutto ciò, io continuiamo semplicemente a far nulla. La mente però vola, viaggia, esplora, si ferma in stanze della mia immaginazione e poi riparte. Non sono semplicemente fermo, questo è il concetto dell’ozio: il far niente produttivo. Le domande che mi faccio sono significative e non devo necessariamente avere le risposte, ma pensarci è già una buona cosa. Cosa voglio fare nella vita? Non in senso generico, ma la domanda, per tutti, è: abbiamo pensato a qualcosa di molto più pratico, i prossimi passi? Cosa vogliamo mantenere e cosa vogliamo lasciare? In che direzione vogliamo andare? Quali sono i nostri obiettivi a medio e lungo termine? Domande a cui è difficilissimo dare risposte, ma abbiamo bisogno di tempo per pensarci, fermarci, riflettere e iniziare ad attivare quel tarlo che, millimetro dopo millimetro, scaverà gallerie lunghissime che trasformeremo nella nostra vita. Avete presente quando un albero muore? La corteccia si stacca e potete vedere le tracce lasciate al suo interno dagli insetti? Non sono mai rettilinee, ma sono sempre meravigliose imperfette, opere d’arte affascinanti.

Sabato – La giornata dell’Ozio

La nostra routine al risveglio, dopo che la sveglia suona, è guardare le news o controllare le varie notifiche. Beh, in questo mio sabato anomalo, il telefono è in un’altra stanza, per una volta non l’ho portato a dormire con me, e, tra l’altro, non ho l’esigenza di avere una sveglia. Guardo fuori dalla finestra e inizia ad albeggiare, il che significa che sono circa le 6:30 in questo periodo dell’anno. Mi stiracchio un po’, quelli seri parlano di stretching o yoga, ma io non ne so molto, magari sarà una cosa che approfondirò in futuro. Semplicemente mi concedo qualche minuto per riprendermi dalla notte. La colazione sarà pronta per le nove: caffè, omlette, cascia (tipica pappa d’avena russa) e yogurt. Ho quindi un po’ di tempo per passeggiare sul fiume o nel bosco. Ho scelto di avere i pasti preparati dall’hotel in modo da viaggiare leggero. La neve è ancora abbondante alla fine di marzo e con fatica entro tra gli alberi. Annuso l’aria, metto la mano in tasca per capire sulla mappa dove sono, ma… ops, non ho il telefono. Mi rendo quindi conto di quanto siamo abituati a trovare  risposte immediate e a controllare tutto. Se ora decidessi di guardare la mappa su il telefono che per fortuna non ho, mi troverei ad avere a che fare con le notifiche di e-mail e messaggi, cosa che mi farebbe distrarre dal tempo e dal luogo in cui mi trovo. Siamo realmente sempre consapevoli del dove siamo e perchè? 

Dopo colazione leggo un’oretta e poi esco di nuovo per una passeggiata lungo il fiume ghiacciato. Quando arrivo a mezzogiorno mi chiedo: quante cose ho realmente fatto? Avrò camminato per quattro ore, letto qualche capitolo e pensato alle domande importanti per la mia vita; voi avrete le vostre, di domande, immagino.Chi non ne ha?

Una giornata totalmente disconnessi non è una cosa così impegnativa, o meglio, non è impossibile, bisogna però scegliere di volerlo fare. Vi stiamo consigliando di staccare tutto e tornare alla vita prima dell’era internet? No. Probabilmente non è nemmeno possibile al giorno d’oggi nelle nostre città. Fattibile forse sì, ma perchè rinunciare alle comodità? Perchè rinunciare a rimanere in contatto con i propri amici o famigliari, perchè rinunciare alle videochiamate, perchè rinunciare a poter lavorare anche da fuori ufficio. Oggigiorno noi possiamo scegliere di non passare 3-4 ore al giorno sui mezzi pubblici. Non tutti chiaramente possono farlo, ma le strade che noi abbiamo percorso fino ad oggi ci hanno permesso di avere un lavoro indipendente dal luogo in cui viviamo. Internet è una cosa positiva per noi, la facilità di comunicazione e gestione delle proprie attività ovunque e in qualsiasi momento è semplicemente fantastico. Il nostro obiettivo di questa disconnessione temporanea è di capirne il senso, imparare a usare gli strumenti, diminuendone la nostra dipendenza. Quanto tempo sprechiamo semplicemente scorrendo contenuti senza scopo?

Le ore passano ancora tra lettura, domande, camminate e osservazione della natura con tutti i sensi: ascolto, tocco, respiro, guardo e assaggio. Beh sì, ho anche voluto assaggiare la resina dei pini che esce dopo che i cervi hanno mangiato gli aghi più freschi. Una goccia di resina non mi ucciderà, ma non consiglio a nessuno di provare, non so effetti e/o controindicazioni. Il sapore rimane in bocca per molto tempo e solo una goccia ha la capacità di diffondersi per tutto il palato e fin sù, all’interno del naso. Sembra di aver mangiato un bastoncino di incenso, la cosa, tutto sommato, è piacevole e divertente. La sera continuo a godermi il nostro vino di fronte alla finestra, aspetto che il giorno si spenga leggendo qualche pagina e vado a dormire senza aver visto nessuna news on line. In realtà arriva un SMS (non ho staccato completamente la linea telefonica ndr.), una persona che mi chiede: tutto bene? Beh la cosa mi ha fatto molto piacere e naturalmente ho risposto. E’ bastata qualche ora disconnessi che il nostro stato visibile di “ultima connessione ieri” ha fatto preoccupare qualcuno. Non siamo soli al mondo ed è una cosa a cui dobbiamo sempre prestare attenzione.

Il giorno dopo, riconnettiamoci. 

Domenica mattina mi sveglio naturalmente all’alba, senza forzature. No, il telefono non è sul comodino. Quanto è automatico quel gesto della ricerca dell’oggetto? E’ volontà o dipendenza?. Scelgo di fare ancora due passi nel bosco prima di colazione e poi riattivo la connessione. Arrivano messaggi in molte applicazioni, e-mail, notifiche di chi ha fatto cosa, di persone che dicono dove andranno e cosa gli piacerebbe fare. Abbiamo davvero necessità di sapere che un nostro amico parteciperà a quell’evento? Ci arrivano molte richieste di recensioni e condivisione di contenuti, cancelliamo anche qulelle. E’ domenica, materiale di lavoro non ne arriva. C’è qualcosa di importante e urgente in quelle decine di comunicazioni: no. Qualcuna però mi fa agitare e per quasi tutta la mattina torno con la mente a una fake news che ho letto, ma perchè? Quanto potere hanno su di noi? Non riesco proprio a levarmela dalla mente, e allora decido di porre l’attenzione sulle emozioni provate: ansia, agitazione, rabbia, sconcerto. Dopo una giornata di pace, tranquillità e benessere sono bastati pochi minuti per tornare in uno stato di negatività. Dobbiamo eliminare le applicazioni? No, penso che sia molto più costruttivo, anche se più complicato, decidere ed essere consapevoli di cosa accettare e cosa semplicemente lasciar andare. Questi avvenimenti guadagnano importanza nel momento che siamo noi, forse inconsapevolmente, a dargliene.

In conclusione, cari amici, in questo piccolo e prezioso esperimento, la cosa più importante che abbiamo osservato è la difficoltà di essere consapevoli. Consapevoli delle proprie scelte, delle proprie emozioni, della propria strada. Farsi trascinare è semplice e immediato, ma le nostre emozioni ci portano all’inconsapevolezza. Non sappiamo perchè, ma facciamo, ci muoviamo, decidiamo seguendo qualcosa o qualcuno senza pensare. Dopo un giorno di ozio direi che la consapevolezza è la lezione più importante che aggiungo alla mia cassetta degli attrezzi personale che userò quotidianamente. 

Ora finalmente posso accendere un po’ di musica e finire la bottiglia di vino godendo del luogo in cui sono, con la felicità di aver aggiunto qualcosa in più a me stesso.

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