Buzludzha, il monumento dimenticato (ma non dalla gente)

Una megastruttura futuristica abbandonata tra le montagne della Bulgaria sta silenziosamente diventando una delle mete più frequentate da turisti e abitanti locali. Andiamo alla scoperta di Buzludzha, dove un colossale palazzo sovietico ufficialmente chiuso al pubblico sta vivendo una seconda vita. Complice il passaparola e il fascino magnetico di un paesaggio surreale in un luogo-simbolo della storia bulgara.

Bulgaria, 2018 – Siamo al centro della Bulgaria, sui monti del Parco Nazionale dei Balcani Centrali. Buzludzha è uno dei monumenti nazionali più importanti, costruito in un luogo già altamente simbolico per la Bulgaria. Qui, nel 1868, i bulgari riuscirono a sconfiggere in una storica battaglia l’esercito Ottomano e porre le basi per la fondazione dello Stato moderno. Proprio per questo motivo nel 1891 fu scelto come sede di un altro avvenimento storico, il primo congresso dell’allora Partito Social-Democratico dei Lavoratori Bulgari, che poi diventerà il Partito Comunista. Pur abbandonato da decenni, il monumento sta ora vivendo una seconda giovinezza. Molti turisti lo visitano anche se è proibito l’accesso ed esiste un progetto di ristrutturazione. Ma i fondi, come al solito, sono molto limitati.

C’era una volta il palazzo dei congressi

Dalla data della battaglia, il monte Buzludzha è rimasto “sacro” per i Bulgari. Fu quindi scontata, un secolo dopo, la scelta di questo luogo per la costruzione di un memoriale. I lavori iniziarono il 23 gennaio 1974 su progetto dell’architetto Georgi Stoilov. Per 7 anni più di 6000 persone contribuirono alla realizzazione. Singolare la modalità di reperimento dei finanziamenti per la costruzione, raccolti grazie a donazioni spontanee della popolazione e alla vendita di francobolli e souvenir. Praticamente una campagna di crowdfunding ante litteram. Il 23 agosto 1981 ci fu l’inaugurazione da parte dell’allora segretario generale Todor Zhivkov. Me era quasi il tramonto dell’Unione Sovietica e il monumento fu utilizzato solo per otto anni: nel 1989 il partito comunista e tutto l’ex blocco sovietico iniziarono a collassare. Il sito, da allora, versa in un completo stato di abbandono. Ad oggi, dopo trent’anni, esistono dei progetti di ristrutturazione ad uso turistico/educativo che coinvolgono tutta l’area e una fondazione non governativa sta cercando di recuperare i finanziamenti necessari per farli partire. Al momento si tratta solo di parole. Nei prossimi anni vedremo, forse, questo colossale monumento riprendere vita.

Una visita non ordinaria

Per arrivare a Buzludzha si percorrono chilometri immersi nelle foreste balcaniche e dopo molti tornanti si arriva finalmente in cima al monte omonimo a quota 1400m. Il sito si trova nella provincia di Stara Zagora al centro della Bulgaria (clicca qui per la mappa). Esistono poche indicazioni, ma anche poche strade. Una volta parcheggiata l’auto nell’ampio piazzale si può camminare nel parco circostante e ammirare il panorama mozzafiato sul Parco Nazionale dei Balcani Centrali. Il luogo è ufficialmente interdetto, quindi noi non siamo entrati come turisti, ma come storici alla ricerca delle radici bulgare. Se volete andarci, seguite le (poche) indicazioni e (soprattutto) gli altri visitatori sul luogo: avrete così la possibilità di vedere gli antichi splendori di un epoca conclusa.

L’interno è completamente devastato dai vandali e dalle intemperie. Le temperature qui sono estreme e i venti soffiano impetuosi per quasi tutto l’anno. Durante il periodo invernale temperature fino a -20°C non sono rare e la neve copre queste cime per molti mesi. Entrando la prima cosa che colpisce è la monumentalità degli spazi. Sulle pareti interne si possono vedere ancora i marmi e parzialmente i mosaici dorati che descrivono la storia della Bulgaria dal medioevo fino al ‘900. Gli spazi sono immensi e, con un po’ di accortezza, si può salire nella torre per arrivare alla Stanza Rubino, dove c’è la stella rossa dell’Unione Sovietica di 12m di diametro posta ad un’altezza di 70 metri.

Camminare tra queste macerie è emozionante, commovente. Si percepisce tutta l’energia utilizzata per costruirlo e si possono immaginare i congressi con centinaia di persone svoltisi in questi saloni. Si ha la sensazione di essere nella Storia, viaggiatori nel tempo che camminano attraverso i secoli. Scendere nel grande anfiteatro interno e risalire nel buio delle scale: tutto ricorda i fasti di un tempo perduto che, come sempre, è corretto conoscere per capire. Si ha la chiara sensazione che tutto è temporaneo, non importa quanto sia grandioso, solenne e con forti basi in cemento armato. Ogni idea, potere, epoca, prima o poi finiscono per cambiare e trasformarsi in altro.

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