Festival della Fotografia Etica di Lodi, intervista al co-fondatore Alberto Prina

Nato dieci anni fa, il Festival della Fotografia Etica, è ormai un punto di riferimento della fotografia italiana. Radicamento sul territorio, collaborazioni esterne e grande affluenza sono i punti di forza, uniti a una scelta di mostre di altissimo livello con migliaia di fotografie esposte tra circuito ufficiale e OFF.

Siamo a Lodi, città a sud di Milano, con una popolazione di circa 40.000 abitanti nel mezzo della pianura Padana. La giornata di ottobre fortunatamente non è nebbiosa, il fiume Adda scorre come sempre, lambendo il centro storico. Piazza della Vittoria alle 10 di mattina è piena di persone che chiacchierano, camminano, bevono il caffè; c’è il mercato e c’è la messa di domenica. Ma oggi c’è qualcosa in più della normale routine cittadina: il Festival della Fotografia Etica. Arriviamo all’apertura, di fronte alla biglietteria la coda si inizia già a formare.  Saranno migliaia nel corso della giornata i visitatori che arriveranno a Lodi oggi e per tutta la durata della manifestazione, dal 5 al 27 ottobre 2019.

Quest’anno è il decennale, dieci anni di mostre, incontri e presentazioni. A Lodi arrivano fotografi da tutto il mondo, il festival è un punto di riferimento nazionale che si sta imponendo anche a livello internazionale. La scorsa edizione ha portato in città circa 17.000 visitatori e, quest’anno, la cifra sarà ampiamente superata. Lasciamo però i numeri da parte, vogliamo capire cosa è la fotografia per Lodi e soprattutto perché è “etica”.

Inizialmente pensavamo di descrivervi tutti i lavori presenti e i fotografi in mostra, sette i luoghi espositivi ufficiali e 24 le mostre presenti. Esiste poi il circuito OFF che, in 34 luoghi distribuiti nel centro storico, ospita ulteriori 57 esposizioni. Rischiavamo quindi di fare un mero elenco senza anima. Per cui abbiamo deciso di rimandare tutte le informazioni sul programma e sulle mostre, con una presentazione chiara ed esaustiva, al sito ufficiale (www.festivaldellafotografiaetica.it).

Come descrivervi perciò al meglio questa esperienza?

Incontrando uno dei co-fondatori del festival: Alberto Prina, che insieme ad Aldo Mendichi hanno dato vita a questo progetto nel 2010. Abbiamo solo una semplice domanda, secca, netta, non ci interessa conoscere il come e quanto, ma il perché. Alberto Prina, con estrema disponibilità, vista la domenica frenetica di gestione e incontri, ci concede l’intervista.

Perché lo fai?
(La correzione è stata immediata e dovuta)

“Perché lo facciamo sarebbe molto più corretto – ci racconta Alberto – Il gruppo di lavoro è enorme, solo i volontari sono circa 850 che lavorano per un mese sia per l’allestimento che per lo svolgimento che per il ripristino degli spazi utilizzati”. L’ideatore continua dicendoci che arrivati al decimo anno “lo fai perché lo fai”, sottolineando che il progetto è incredibile, come pure le tematiche affrontate e i fotografi in esposizione. Soprattutto, Alberto ci sottolinea spesso l’importanza della connessione con il territorio, perchè qui, l’obiettivo è anche “rendere Lodi una città con la lettera maiuscola. Riuscire a portare il mondo a Lodi non è semplice, anche dal punto di vista logistico, ma lo si fa. La città ora è conosciuta ovunque, non solo per notizie negative e il nome è fortemente legato al Festival, che è diventato l’ambasciatore della città di Lodi in Italia”.

Qui la città partecipa, il tessuto cittadino, le persone sono parte attiva e, durante tutto l’anno precedente, creano ciò che viene visto da tutto il mondo nel mese di ottobre. A livello fotografico il Festival della Fotografia Etica è uno dei principali a livello nazionale. Nella nostra chiacchierata, Alberto sottolinea l’importanza della collaborazione con le scuole, dal punto di vista etico. “Se si vuole un cambiamento l’istruzione è l’unico modo corretto e realistico. Si tratta di un processo lento, continuo, ma soprattutto duraturo. Il tipo di fotografia che si mostra a Lodi induce un cambiamento, un cambiamento di visione, di pensiero e la cosa più importante è il porsi delle domande – ci spiega con passione –  Non bisogna parlare alle conoscenze, la direzione è quella di porre delle domande alle coscienze, creare il dubbio e promuovere la discussione”.

Il Festival cresce dal basso, dalle persone e dalle realtà che lavorano sui territori. Le mostre presenti offrono innumerevoli punti di vista, molti sono i linguaggi utilizzati, ogni fotografo ha analizzato e raccontato un aspetto differente della vita umana sul nostro pianeta. Ogni fotografo ha utilizzato il proprio stile, le proprie conoscenze, la propria coscienza e il suo punto di vista. Tutto questo genera dubbi, questioni, domande, discussioni che arricchiscono tutti e permettono di capire meglio le problematiche che spesso sono sotto i nostri occhi ma risultano perfettamente invisibili.

L’edizione 2019 del festival rimarrà aperta dal 5 al 27 ottobre 2019, tutte le informazioni riguardo ai biglietti, gli orari e le mostre sono presenti sul sito www.festivaldellafotografiaetica.it

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