Tappeto Volante della Montagna – Rubrica di Filippo Brancoli Pantera

Tappeto volante della montagna
 – perché se noi non possiamo andare da lei, verrà questa da noi

 

Visto il periodo, adesso ci sarebbe stato bene un articolo che avesse parlato di foglie, primavera e rinascita; oppure di nuovi viaggi, scoperte e avventure.

Non sembrerà magari il momento adatto, ma non è detto, viaggiare è un’attività particolare che non ha niente a che vedere con l’andare da una partenza a un arrivo, ma richiede un’abilità specifica che il turismo ha messo al bando: perdersi, per ritrovarsi, spesso diversi.

È sempre stato così, da Ulisse all’homo viator, il pellegrino medioevale.

Oggi allora vi propongo un viaggio molto particolare, sono solo pochi metri, ma sono stati percorsi per quattro mesi di fila.

Più che un viaggio è un rituale, un omaggio, un tributo al luogo che mi ha ospitato.

Ma è anche una ricetta, di quelle per l’anima, che ho preso due volte al giorno, appena uscivo di casa, la mattina prima dell’alba, e la sera dopo il tramonto.

E dove andavi a quell’ora?

Alla prima curva lungo la strada, ogni giorno il solito viaggio, ogni giorno la solita foto, sempre uguale, eppure sempre diversa: illuminata un po’ dal sole oppure a volte dalla luna, con cieli stellati o sotto nuvole dense come la panna; con il vento, senza il vento, con le nevicate, senza le nevicate ma a -15°C, con i ramponcini per il ghiaccio, con lo spazzaneve che se passava prima di me scaricava tutto proprio lì sulla curva e allora dovevo tornare a casa di corsa, prendere la pala e scavare il posto sia per me che per il cavalletto, svelto, che un nuovo giorno stava per nascere e io volevo essere lì a salutarlo.

Tappeto Volante della Montagna
– 9,49°

«È bello avere un gesto che si ripete ogni giorno,
è come avere una cornice che resta ferma
e al suo interno possiamo notare
come tutto cambi, dentro e fuori da noi»

Chandra Livia Candiani
“Il silenzio è cosa viva”

 

– 8,77°

Ciò che ho mantenuto costante, oltre all’inquadratura, è il periodo all’interno della giornata. Il numero sotto le foto – espresso in gradi – indica proprio la posizione del sole rispetto alla linea dell’orizzonte.

Lo spazio di tempo in cui la nostra stella si trova tra 0° e -18° si chiama crepuscolo [dal latino crepuscŭlum, derivato di creper, alquanto buio significa] e serve al giorno e alla notte (e poi alla notte e al giorno) per darsi il cambio.

È il momento in cui il mondo fa una pausa e inverte il proprio respiro, donando alle nostre vite il tipico ritmo alternato che conosciamo.

Sono anche i titoli di apertura e di chiusura di ogni giornata; la vita in fondo è come un film, tanti piccoli capitoli quotidiani di cui gli autori siamo noi, ecco perché alla fine lasciamo il nome, e spesso anche la faccia, su una tomba; è la copertina della nostra vita e se la firmiamo si vede che dobbiamo proprio scriverla noi quella storia.

– 9,06°

Azzurro – uno squarcio –

E Grigio – un tratto veloce –

E Scarlatto – poche chiazze sparse

Ecco – un Cielo, la Sera –

Poi l’insinuarsi di porpora screziata –

Calzoni Rubino infilati di fretta –

Un’Ondata di Oro –

Una Riva – il Giorno

Ecco – un Cielo, il Mattino.

Emily Dickinson

(204 – c.1860)
Tappeto volante della montagna
– 8,86°
Spesso viviamo di contrasti e rappresentiamo sia le cose che le emozioni in termini opposti: buono-cattivo, bello-brutto, sì-no. Ma noi non siamo computer e la realtà è più sfumata di come tendiamo a rappresentarla.

Il crepuscolo è come una cerniera, se si rompesse il nostro mondo collasserebbe, è il confine che tiene insieme e separa le cose.

Lo scienziato Charles Sanders Peirce (1839-1914) si chiedeva se il limite che separa una superficie bianca da una nera, fosse bianco o nero.

Parecchi anni prima, Aristotele si poneva una domanda simile, ovvero se il limite che separa un corpo in quiete da uno in movimento, fosse fermo oppure si muovesse.

Leonardo da Vinci invece la metteva in questi termini: «il limite che separa il mare dall’aria, è asciutto o bagnato?»

Belle domande. Si capisce che erano persone preparate.

Ovviamente io non conosco le risposte, tuttavia, se tra il giorno e la notte si trova il crepuscolo, allora forse una possibile direzione si intravede.

Tappeto Volante della Montagna
– 7,57°

Non c’è nulla –

i campi e le montagne

rubati dalla neve

Naito Joso
(1662-1704)

Tappeto Volante della Montagna
-7,98°

A partire più o meno dal XVII secolo, la pittura si è interrogata su come rendere nel modo migliore eventi quotidiani ma di straordinaria bellezza, come un’alba, un tramonto oppure le nuvole. Lorrain, Constable, Turner, la scuola di Barbizon, gli Impressionisti e poi tutti i movimenti a seguire, ognuno di questi ha aggiunto qualcosa.

Poi, con lo sviluppo tecnologico, si sono aperte nuove possibilità. Il pittore inglese David Hockney ha deciso di superare la limitatezza della fotografia in modo da rendere più completo quello che una macchina non potrebbe mai fare e così – per rendere la complessità della visione umana – ha utilizzato nove macchine fotografiche tutte assieme.

Il modo in cui vediamo è estremamente complesso e stratificato. Non solo abbiamo una visione binoculare, ma percepiamo lo spazio in modo continuo, adattando l’occhio ad ogni momento e poi filtrando il tutto attraverso la memoria.

Insomma è un gran casino, che se uno ci pensasse non farebbe mai nemmeno una foto perché qualsiasi immagine è tremendamente inadeguata rispetto alla realtà.

Tappeto Volante della Montagna
– 7,59°

A differenza di Hockney, io di macchine fotografiche ne ho solo una, per cui ho fatto con quel che avevo.

Anziché riprendere il solito soggetto con tanti sguardi diversi, ho ripreso la solita scena per tanti giorni di fila.

Invece di aumentare i punti di vista ho aumentato le rappresentazioni, mantenendo costante lo sguardo; che sarà parziale, sarà incompleto e sarà pure approssimativo, però è sempre quello.

Ed è all’interno della continuità che poi si riescono a leggere le differenze, da quelle più marcate a quelle più morbide.

Tappeto Volante
– 8,73°

[…]
Gentile questo venire giù dal cielo

suo garbato zittire le macchine operose

fare una bolla silenziosa

nel gran via vai del mondo.

Un grazie slarga il respiro

si spande in gioia per tutto il panorama

e dove l’occhio guarda forse risana. Ora.

 

da “Per solitario andare”
in “Bestia di gioia”

Mariangela Gualtieri

Tappeto Volante di Filippo Brancoli Pantera
– 9,08°

L’idea di rappresentare sempre il solito soggetto non è affatto nuova, io ho provato a inserirla nella mia vita in modo da renderla personale, e se ci fossi in parte riuscito sarebbe già un piccolo successo.
Monet nella sua vita si è incantato per almeno quattro volte diverse (i covoni, la cattedrale, i pioppi e le ninfee); a Cezanne invece è bastato vedere una montagna per giurarle fedeltà tutta la vita, come Georgia O’Keffee; anziché della Sainte-Victoire lei si innamorò del Cerro Pedernal, lo vedeva da casa sua, nel New Mexico e lo amava così tanto da dire «è la mia montagna privata. Mi appartiene. Dio mi ha detto che se l’avessi dipinta abbastanza avrei potuto averla».

Nonostante ne sia innamorato, io non penso che questo paesaggio mi appartenga; le cose belle devono essere condivise, non perché siano belle ma perché guardarle fa bene, e stare bene è un diritto di tutti.

Tappeto Volante di Filippo Brancoli Pantera
– 7,27°

Ho iniziato a realizzare questa serie di immagini sentendo poco adeguato l’approccio che avevo fino a lì tenuto nei confronti del mio lavoro: era diventato una sorta di caccia, come se la bellezza fosse una preda e andasse scovata e – guarda caso –  si trovava sempre un po’ più in là; nel giardino del vicino, nella valle accanto, in un’altra regione, oltre il confine, di là dal mare.

Mi sono chiesto se davvero il fatto di non potersi muovere pregiudicasse la ricerca estetica e allora ho capito che più mi muovevo e più in realtà venivo distratto dalla ricerca stessa e dalla ricerca di un soggetto che fosse sempre nuovo. La bellezza si trova già attorno a noi, è ovunque, basta saperla vedere. Bisogna anche essere onesti però, sarà anche ovunque, ma da qualche parte forse se ne trova un po’ di più.

Mentre riflettevo su queste cose, ho capito come il verbo inglese to shoot sia poco indicato per esprimere il senso della fotografia: non si spara a niente, non è il nostro sguardo che va come una freccia verso il mondo ma è il mondo che si proietta verso di noi, e allora non resta altro che raccogliere le fotografie, proprio come si fa con i frutti.

Il francese ci va più vicino – prendre une photo – rende abbastanza bene l’idea. Anche lo spagnolo – tomar – utilizza un bel verbo e funziona, si usa per indicare sia il bere che il fare una foto, e in effetti la macchina fotografica, quando apre l’otturatore, lascia che il mondo si riversi al suo interno.

– 7,90°

C’è un qualcosa di vagamente selvatico nella bellezza, e forse proprio per questo più la insegui, più lei fuggirà lontana; a volte è meglio star fermi e lasciare che ci venga incontro.

Non è una cosa istintiva, ci vuole fiducia e un po’ di pazienza e forse entrambe arrivano con la pratica. È difficile guardare da fermi, come per l’equilibrio, molto più facile mantenerlo se restiamo in movimento.

La ricerca estetica è molto simile a una pratica spirituale; come la meditazione o altre discipline simili richiede sacrifici, ma serve a vivere meglio.

Si vede bene ormai la traiettoria che ha seguito l’atto del guardare dalle nostre origini fino ad oggi; da principale organo grazie al quale difendersi o cacciare, a strumento di attenzione nei confronti del mondo: non più per ottenere solo un vantaggio esteriore ma anche un beneficio interiore.

– 8,98°

«All’inizio le montagne sono montagne e le vallate sono vallate

Poi le montagne non sono più montagne e le vallate non sono più vallate

Alla fine le montagne sono montagne e le vallate di nuovo vallate»

detto Zen

Tappeti Volanti di Filippo Brancoli Pantera
– 8,79°

Di crepuscoli in realtà ne esistono tre tipi: qui è stato preso in esame solamente il crepuscolo nautico.

Ha questo nome particolare perché se ci trovassimo in mare, con cielo sereno, un sestante (e adeguate conoscenze), sarebbe possibile stabilire la nostra posizione, guardando ancora sia le stelle che già il mondo attorno a noi.

È un momento di equilibrio cosmico; questi sono gli unici attimi all’interno di una giornata in cui abbiamo la solita la quantità di luce sia in cielo che in terra. Siamo equidistanti tanto dalla notte quanto dal giorno.

Idealmente questo momento si verifica quando il sole si trova a -9° sotto la linea dell’orizzonte, tuttavia la nuvolosità e l’orografia possono cambiar le cose di pochi gradi.

Tappeti Volanti di Filippo Brancoli Pantera
– 8,10°

E così siamo arrivati ai saluti. Come in ogni lavoro corale però, lasciate che vi presenti i membri della band.

Al centro del gruppo, con i suoi 3559 metri di altezza, il monte Emilius, più che una montagna un faro, mi ha guidato per innumerevoli albe e tramonti e si è sempre reso visibile ovunque andassi affinché non mi perdessi; dalla Valle del Gran San Bernardo alla Valtournenche, dal Gran Paradiso al Monte Bianco, ogni volta che allungavo lo sguardo sapevo che l’avrei trovato a indicarmi la via di casa.

Alla sua destra la Becca di Salé e la Grande Roise a separare il Vallone di Saint Marcel da quello delle Laures.

Alla sinistra dell’Emilius invece la Becca di Nona, la montagna di Aosta – anche le altre sono sue per la verità – ma questa sembra proprio che nasca dalla città; non è un caso infatti che la  corsa dal centro del capoluogo fino in cima  alla vetta (13 km in salita e 2500 metri di dislivello) sia diventata una tradizione sportiva.

Oltre la Becca si trova il Grand Nomenon, è una montagna bellissima, il cui profilo ricorda il dente di uno squalo; segnala anche l’inizio del gruppo del Gran Paradiso, di cui fa parte.

Spostandoci al centro invece, in tutte le immagini che ho scattato, a volte visibile a volte nascosto, si trova il paese di Lignan, nel comune di Nus; è la frazione principale della Valle di Saint-Barthélemy, e il fatto che ci sia anche un osservatorio astronomico vi fa capire che qui, a vegliare sui sogni, si trovano direttamente le stelle.

Tappeti Volanti di Filippo Brancoli Pantera
– 9,83°

Infine, un saluto alla piccola casa che si affaccia in tutte le foto, non so di chi sia ma ha svolto un compito importante, quello di un correlativo oggettivo visivo; quella casa sono io, ma siete anche voi, rappresenta chiunque di noi nell’atto del guardare.

Un saluto anche ai campi innevati; avevo un accordo con l’inverno, fotografare questo paesaggio fino a che la neve ne avesse protetto i pascoli; tra poco saliranno le mucche a fare l’estate e io, come la neve, scenderò a valle. Ma questa è un’altra storia, e ancora deve essere scritta.

Nel frattempo, vi ringrazio per avermi seguito fin qui; adesso comincio a preparare le valigie e anche i layout, perché quello che avete letto – e in parte visto – vorrei che facesse come il bruco, che per la voglia di volare diventa farfalla; questo però è un tappeto particolare e volante lo è già, allora sarebbe bello se cambiando forma ne assumesse una più solida, magari quella di un libro.

A presto,

F.

Tappeti Volanti di Filippo Brancoli Pantera

Una collaborazione tra l’Ordinario e LuccainDiretta

© Filippo Brancoli Pantera 

 

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