Velarìa alla Spezia: a bordo dei velieri storici, a ritroso nel tempo

Quando il vento decideva i destini e le rotte si tracciavano con le stelle, tu che stai leggendo ancora non eri nato. Eppure il fascino della navigazione tradizionale continua ad appassionare migliaia di persone, anche se oggi si naviga in modo assai diverso.

Dal 20 al 22 marzo 2026 il Molo Italia a La Spezia diventa punto d’attracco per alcuni dei velieri storici più belli che tutt’oggi solcano le acque del Mediterraneo e degli oceani.

Per la prima volta la città accoglie il festival “Velarìa – Scalo alla Spezia”, che è riuscito a trasformare il porto in un affascinante palcoscenico galleggiante dove raccontare storie intrise di salsedine, mentre le regine dei mari si godono il meritato riposo dopo intense giornate di navigazione.

Tra lupi di mare autentici, appassionati e semplici curiosi, è facile lasciarsi coinvolgere dall’entusiasmo degli equipaggi e dai loro racconti.

Salire a bordo

Confesso che non potevo guardare quei brigantini e quelle golette solo dal molo. Sono salita a bordo, come d’altronde hanno fatto le tante persone che nelle prime due giornate dell’evento si sono messe pazientemente in fila.

Dal ponte di coperta tutto cambia. La terra ferma è meno poetica, meno dondolante e meno fantasiosa. Con il legno che canta sotto i piedi a ogni passo, ci si aspetta che qualcuno inizi a issare le vele per partire alla volta di mete esotiche.

Il primo colpo al cuore è arrivato sul Phoenix, elegante veliero del 1929. Camminare sul ponte è come entrare in un film in costume e, non a caso, è stato set cinematografico per diverse produzioni.

Poi è stata la volta della Nao Victoria, replica fedele della nave di Ferdinando Magellano. Pensare che con l’originale sia stato circumnavigato il globo per la prima volta mi fa sentire, per un istante, al fianco del navigatore, mentre solco le acque impetuose degli oceani.

Sulla Vera Cruz, caravella portoghese ispirata al XV secolo, ho percepito la fragilità e il coraggio della navigazione antica. Infine sono salita a bordo del brigantino La Grace, che con il suo fascino ribelle pare uscito da un film di pirati.

Non solo navi: un ponte tra culture mediterranee

Il festival Velarìa, organizzato per il Comune della Spezia da IBG – Italian Blue Growth, non è solo un magnifico raduno di velieri, ma un progetto più ampio, che collega idealmente Sète e Castellón de la Plana, città che da anni celebrano il mare con eventi simili.

Il Mediterraneo smette di essere una semplice chiazza blu sulla cartina geografica e diventa un racconto capace di emozionare, fatto di scambi culturali, rotte comuni e identità diverse.

Il mare insegna sempre

Le tall ship presenti a Velarìa, oltre a essere oggettivamente belle, sono vive. Come grandi organismi marini, si muovono, si nutrono e continuano a viaggiare. Dai loro boccaporti emergono mestieri antichi e, come un tempo, insegnano ancora il valore della lentezza e dell’umiltà.

Sì, perché di fronte alla forza impetuosa degli oceani bisogna avere esperienza e rispetto: il mare vince sempre, su tutto e su tutti.

Le acque non sono solo cartoline, ma cultura, lavoro e soprattutto futuro sostenibile. In un’epoca come la nostra, in cui tutto sembra andare più veloce dei pensieri, la lentezza è rivoluzionaria. Ce lo insegnano i grandi velieri che, secolo dopo secolo, continuano a essere sospinti dal vento, sottostando al suo volere.

Il lato più gustoso di Velarìa

Dopo aver navigato tra brigantini e storie, tra ponti e alberi maestri, si può tornare alla terra ferma. Il villaggio del festival propone piatti della tradizione ligure, profumi intensi e quella cucina povera dei marinai che aiuta a riscoprire un’autenticità che si sta perdendo.

La mesciùa, i muscoli, il vino locale: tutto contribuisce a raccontare una storia quotidiana fatta di semplicità e identità.

Velarìa è un’esperienza che entra sottopelle e lascia traccia nell’animo di chi sa ancora mettersi in ascolto del soffio del vento e delle storie altrui. I velieri, visti dalla banchina, sembrano giganti inanimati, ma è solo quando si mette piede a bordo che si comprende quanto sia bello e al tempo stesso spaventoso partire senza sapere se e quando si arriverà a destinazione, proprio come un tempo.

Il mare, oggi come ieri, non divide: unisce sempre, nonostante ciò che a volte ci viene raccontato.

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