Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000: fantasia e alto artigianato

La moda non è solo abbigliamento ma un linguaggio complesso ricco di sfumature. È seduzione, visione e il racconto di una società in continua evoluzione. Da questi presupposti ha avuto origine la mostra “Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000” in corso alla Fondazione Magnani-Rocca, nella Villa dei Capolavori situata nel cuore della campagna parmense.

I cinquant’anni che hanno rivoluzionato l’Italia

La mostra ripercorre puntualmente tutti i passaggi che hanno contribuito all’evoluzione della comunicazione della moda italiana a partire dalla metà del Novecento fino al nuovo millennio.

L’Italia appena uscita dal secondo dopoguerra a poco a poco rialza la testa e prova a conquistarsi uno spazio nel mondo, incentivando la produzione nazionale e favorendo le esportazioni oltreoceano e nel resto dell’Europa. L’immagine acquisisce un’importanza crescente come eccellente mezzo comunicativo e divulgativo. Inizia l’era del Carosello, arrivano le tv private e comincia il boom del Made in Italy.

Giovanni Gastel, Krizia, 1984. © Giovanni Gastel, Archivio Giovanni Gastel

Il percorso espositivo alla Fondazione Magnani-Rocca propone ai visitatori oltre 300 opere tra manifesti, riviste, fotografie, spot ma anche video, gadget e le celeberrime figurine Fiorucci. Passando di sala in sala è lampante quanto nel corso del tempo la pubblicità abba sempre più preso potere, trasformando tutti in meri consumatori.

Il sogno italiano

La mostra mette al centro della scena i grandi nomi che hanno letteralmente il sogno della moda italiana: da Armani a Benetton, da Dolce & Gabbana, a Fiorucci, Ferré, Gucci, Moschino, Max Mara, Versace, Valentino e molti altri. Creativi, brand e stilisti hanno trasformato il modo di vestirsi in un linguaggio sempre più globale.

Accanto a loro, sono esposti i giganti della fotografia e dell’illustrazione con i loro memorabili scatti come, primo su tutti, Oliviero Toscani, autore di alcuni degli scatti più provocatori di sempre.

Gian Paolo Barbieri, Alberta Tiburzi in Valentino, 1968 © Giada Stefania Barbieri. Courtesy Fondazione Gian Paolo Barbieri ETS

La pubblicità come mito

Una sezione della mostra è dedicata agli spot più iconici che sono riusciti a entrare a far parte della memoria collettiva. Non manca uno spazio dedicato all’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana con alcune chicche straordinarie. Una su tutte i caroselli Barilla con Mina con abiti firmati da Piero Gherardi, costumista di Fellini.

L’eccellente cornice della Villa dei Capolavori

La mostra dedicata alla moda e alla pubblicità italiana è allestita nella Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca. Dopo aver visitato l’esposizione, non si può fare a meno di proseguire la visita per apprezzare gli straordinari capolavori di Monet, Renoir, Cézanne, Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Morandi e altri maestri.

Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, collezione primavera estate 1990

“Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000” è lo specchio attraverso il quale l’Italia può vedere riflessa sé stessa, con tutti i suoi pregi e le contraddizioni. La moda in fondo non è solo frivolezza ma è un linguaggio che ha contribuito a costruire l’identità del Paese.

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