Braai, ovvero il Natale Sudafricano (che assomiglia al Texas)

Se nell’emisfero boreale Natale è sinonimo di montagne innevate, chalet di legno e serate trascorse accanto al camino, in Sudafrica viene associato all’immancabile braai. Ma di cosa si tratta?

Ci sono luoghi nel mondo in cui l’Avvento non prevede pupazzi di neve, renne e caldi maglioni invernali ma piuttosto spiagge bianche e una natura dai colori vivaci. Il Sud Africa, per esempio. Qui, la tradizione vuole che il giorno di Natale si pranzi tutti insieme all’aria aperta e c’è una cosa che non manca mai: il braai. Il modo più semplice per capire braai è chiamarlo barbecue. Ma “braai” rende meglio quello che è un rituale culinario e culturale, che è sia cucina che passatempo. Il suo utilizzo è fluido e onnipresente e riconosciuto in ognuna delle 11 lingue ufficiali del Sudafrica.

Se vogliamo, la storia del braai può esser fatta risalire a 1,8 milioni di anni fa, quando a circa 500 miglia di altezza dalla punta più meridionale dell’Africa, in una grotta dalle ampie pareti scavate in un pendio eroso, l’Homo erectus scoprì il barbecue. Era stato una scimmia fino a non molto tempo prima e i suoi denti si erano ridotti mentre il suo cervello cresceva. Stava avendo problemi a masticare carne cruda. Un giorno, l’Homo erectus gettò una carcassa sulla fiamma. La carne bruciata diventò tenera. E così l’umanità prosperò. Quella grotta si chiama Wonderwerk, la parola afrikaans per “miracolo”, e si trova all’interno dei confini del Sudafrica, un paese ossessionato dalla carne alla griglia. È una coincidenza che la carne sia stata prima arrostita su quella che sarebbe diventata la terra sudafricana? Probabilmente. Ma la storia rende bene il significato profondo che ha il braai nella cultura sudafricana. Un concetto che mi è molto più chiaro da quando vivo in Texas.

Nei cortili e nei patii; nei sobborghi e nel profondo della boscaglia; in cima a nuove griglie lucenti e ai letti di arbusti spinosi: per braai è per riunirsi con gli amici, spesso in lunghi e pigri pomeriggi, e grigliare la carne, spesso sopra il legno. L’agnello è popolare. Comune anche i pollo piri-piri, un residuo del colonialismo portoghese ora così profondamente integrato nella cultura sudafricana che ha generato il colosso dei fast food chiamati Nando’s. Ci sono bistecche di tutti i tagli, contorni che dipendono dall’abbondante mais, un’ingegnosa variazione del formaggio grigliato e salsicce. Queste ultime – qui chiamata boerewors, o “salsiccia del contadino” sono retaggi coloniali e sono mescolate a coriandolo, cumino e noce moscata, spezie trasportate, nel passato, da schiavi provenienti dall’Oriente.
Altro ingrediente fisso del braai di Natale è il biltong, la carne secca.
Esistono anche braai di pesce, con snoek (sgombro) e tonno.
In entrambi i casi il barbecue termina con il dolce, che solitamente coincide con melktert (dolce ripieno di crema al latte) e cupcakes variopinti.
Il rituale del braai comincia vero le 10 di mattina, quando si accende il fuoco. Mentre la carne cuoce, ci si rilassa, si aprono i regali, si balla e si fa festa fino a tarda notte. E poi si mangia. Ma non prima del tardo pomeriggio. Perché braai è soprattutto “stare insieme”.

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