Il fascino discreto della fattoria

Sempre più americani, giovani e istruiti, si danno all’agricoltura. L’ultima moda del radical chic o il segnale di una inversione di tendenza?

Secondo un articolo del Washington Post di qualche settimana fa, un numero sempre più alto di giovani americani sta lasciando i lavori d’ufficio per dedicarsi all’agricoltura. Nonostante il richiamo della natura non sia esattamente una novità, le evidenze di questo cambiamento di tendenza nelle scelte dei giovani arrivano in un momento storico e tecnologico di non facile lettura. Nel mondo, milioni di persone stanno cominciando ad abbandonare i social network, un po’ per motivi di privacy, un po’ per lasciarsi alle spalle una dipendenza tecnologica ai limiti del disagio mentale. Secondo l’ultimo censimento del dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, per la seconda volta, nell’ultimo secolo, si assiste ad un incremento di imprenditori agricoli al di sotto dei 35 anni. In alcuni Stati l’incremento è maggiore del 20%. E di questi, almeno i due terzi ha un diploma di laurea, percentuale ben al di sopra della media generale di altre professioni.

La maggior parte di questi nuovi agricoltori non proviene nemmeno da famiglie con storie agricole alle spalle, anzi, sembrano il riflesso di una tendenza più generale al localismo (fonte: National Young Farmers Coalition). Mentre le passate generazioni vedevano l’agricoltura come un mezzo di sostentamento, le nuove leve sembrano viverla come una filosofia di vita, se non addirittura un modo per esprimere visioni politiche ben precise. Non a caso nella quasi totalità dei casi danno vita a fattorie biologiche, di piccole dimensioni e che fanno capo a sistemi di vendita locali e sostenibili.

I dati reali però non sembrano confermare un vera ripresa del primo settore. Sembrano piuttosto dimostrare come, anche nel lavoro dei campi, i piccoli rischino spesso di essere schiacciati. Tra il 1992 e il 2012, gli Stati Uniti hanno perso più di 250.000 tra piccole e medie imprese agricole. Ne hanno guadagnato le imprese di grandi dimensioni, che non solo sono cresciute (+ 35.000 unità) ma hanno anche consolidato il loro mercato.
Inoltre, l’entità di coloro che entrano nel mondo dell’agricoltura è ben lontano dal rimpiazzare quelli che hanno scelto di uscirne. In USA tra il 2007 e il 2012 a fronte di un guadagno di 2.384 agricoltori tra i 25 e i 34 anni se ne sono persi circa 100.000 tra i 45 e i 54 anni. Insomma, nonostante i giovani, a dispetto di ogni previsione, continuino a credere ed investire nel lavoro dei campi.

Un aspetto che però i giovani stanno contribuendo sensibilmente a modificare (in meglio) è la reperibilità dei prodotti locali nel mercato. Giovani e, tra loro, solidali, questi nuovi imprenditori si sono quasi sempre organizzati con dei centri alimentari indipendenti dove raccogliere, processare e distribuire i prodotti della terra ai mercati locali, ai ristoranti o anche alla grande distribuzione. I giganti del settore hanno cominciato ad accorgersi di loro: Walmart e SuperValu per esempio hanno istituito dei programmi specifici per incrementare l’acquisto di prodotti locali a km 0.

Il prossimo passo sarà la Rete. Lo scorso ottobre la National Young Farmers Coalition ha ricevuto un finanziamento di 250 mila dollari dalla USDA per lanciare, in due anni, una piattaforma di vendita on line sulla falsariga di Amazon. Quando sarà pronto si tratterà del primo marketplace di prodotti locali nato e interamente gestito da agricoltori.

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