Per tetto, una Scorz’ di cartone, e tanta solidarietà

Un gruppo di giovani napoletani aiuta i senzatetto regalando a chi dorme in strada le Scorz’, speciali rifugi in cartone ideati da uno studente di design, oggetti gentili, utili, economici e solidali.

L’iniziativa di Napoli2035, progetto no profit nato all’ombra del Vesuvio, si propone di sensibilizzare la cittadinanza sulla condizione delle persone senza fissa dimora. Un progetto ancora più importante in giorni in cui la cronaca ci riporta fatti disumani e disumanizzanti.

L’idea prende forma circa un anno e mezzo fa, quando Giuseppe D’Alessandro, l’ideatore della Scorz’, camminando nella metro di Parigi venne colpito dalle pesanti condizioni di vita dei tanti clochard e si rese conto, con particolare evidenza, della drammaticità della situazione. Dopo aver trascorso sei mesi a Berlino nei quali, oltre a produrre i primi prototipi della Scorz’ – un rifugio costruito in cartone, robusto, leggero ed economico, pensato per garantire un riparo a chi dorme per strada – ha lavorato come volontario per un’associazione, è tornato a Napoli dove ha sviluppato quell’idea come tesi di laurea in Design for the Built Environment, alla Federico II, con il professor Alfonso Morone. Grazie a Napoli2035, la Scorz’ ha poi lasciato le aule dell’università, per uscire tra le strade della città e offrire un tetto a quanti si trovano in difficoltà.

Napoli 2035 è composto al momento da sei volontari: oltre a Giuseppe, designer e videomaker, comprende Monica Minelli, laureata in arti visive, musica e spettacolo e assistente di produzione, Jasper Precht, studente di design, pittore e illustratore, Michela Sarnataro, psicologa psicoterapeuta sistemica relazionale in formazione, che collabora per supportare il progetto sotto vari aspetti, Ilaria Feola, contadina e batterista, ma anche scrittrice e sceneggiatrice di una graphic novel ambientata in un futuro non troppo lontano, il cui protagonista è Libero, un uomo che dorme per strada, e Antonio Altieri, appassionato di tecnologia e videogames, che cura il sito web ed i social di Napoli2035 e collabora come consulente alla graphic novel.

Li abbiamo incontrati, per conoscerli e per chiedere loro quali sono gli obiettivi più importanti di questa iniziativa, che potrebbe essere la prima di una serie: “L’obiettivo principale è sensibilizzare al problema, denunciando la situazione di emergenza dei senza fissa dimora, non solo attraverso la Scorz’, ma anche tramite altri strumenti come il fumetto, contenuti multimediali e graphic novel. La Scorz’ vuole essere un oggetto gentile,utile, economico e solidale, agli antipodi di quegli oggetti di “hostile design” che stanno prendendo piede in Italia, come le panchine “monoposto”, o gli spuntoni di ferro che escono dai marciapiedi. Sicuramente l’obiettivo più importante è quello di mettere in risalto l’emergenza e dare una visibilità a chi risulta invisibile nella società.”

Cosa è successo quando siete andati a consegnare i primi rifugi?

“Inutile dire che faceva molto freddo, proprio quella sera nevicava nei paesi vesuviani. Siamo partiti con il furgone carico di Scorz’, entusiasti di esserci messi finalmente in viaggio. Arrivati in Galleria Umberto l’interesse è stato immediato: i clochard ci sono venuti incontro, ci hanno fermato al primo gradino della Galleria senza neppure sapere cosa trasportavamo e hanno accolto il nostro dono con incredula gioia.” I ragazzi di Napoli2035 ci raccontano di essere stati circondati da grande calore, entusiasmo e curiosità: “La felicità era evidente sui loro volti e, man mano che spiegavamo come montare la Scorz’, aumentavano le persone intorno a noi.” Altri si sono avvicinati successivamente, per curiosità o per chiedere altre Scorz’, anche per chi in quel momento non si trovava lì. “Ad esempio Gino, che ne ha messa una da parte per la moglie Annalisa.

Come si può contribuire?

“Abbiamo avuto molte offerte di supporto e di collaborazione da parte di associazioni e cittadini, che ci aiuteranno nell’assemblaggio e nella distribuzione sul territorio delle Scorz’. Stiamo inoltre studiando la formula giusta per far si che chiunque possa contribuire anche a distanza, tramite donazioni o per favorire l’estensione del progetto in altre regioni e, perché no, in altre nazioni.”

Ascoltare la storia della Scorz’ è una boccata d’aria fresca, in un momento storico in cui la solidarietà viene stigmatizzata e le difficoltà strumentalizzate. Abbiamo chiesto ai ragazzi di Napoli 2035 cosa ne pensano di quanto sta succedendo, degli episodi disumani nei confronti di persone senza casa o in stato di bisogno: “Pensiamo che, chiunque, che sia un cittadino privato o che ricopra un ruolo sociale, debba impegnarsi con responsabilità ad aiutare il prossimo e a non perdere il contatto umano.”

Un’ultima domanda: che significato ha, nel vostro nome, il numero 2035?

“Ci piace pensare che nel 2035 l’emergenza dei senza fissa dimora finirà.”

Ce lo auguriamo anche noi, di cuore. Perché, lo sappiamo, un gesto di solidarietà è spesso una goccia nel mare. Ma a forza di gocce, si può riuscire a riempire un oceano.

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