Ritorno al Sud: da Milano alla Puglia, per coltivare Bio. La (bella) storia di due sorelle e di una sfida. Vinta.

Dal ritmo frenetico di una luccicante Milano, capitale della comunicazione e del design, alla verde valle dell’Ofanto, rigogliosa zona di campagna punteggiata da viti e ulivi nei dintorni di Cerignola, nel foggiano, per riprendere le redini dell’azienda agricola di famiglia.

Maria Gallo, ex pr ed esperta di comunicazione, insieme alla sorella Antonella, a sua volta con vent’anni di attività nel settore informatico alle spalle, ad un certo punto della sua carriera ha deciso di abbandonare una vita fitta di eventi, riunioni, saloni del mobile, comunicati stampa e relazioni pubbliche, per ripercorrere a ritroso la strada che l’aveva portata, appena diciannovenne, al nord.

Antonella Gallo

Un ritorno a casa, dopo 25 anni, e una sfida: coltivare “bio” – “non un’opzione ma un dovere verso se stessi e le generazioni future”, precisa Maria – ed offrire direttamente al consumatore i prodotti coltivati e trasformati da piccoli agricoltori del Sud Italia. L’esperienza maturata in tanti anni di lavoro milanese e l’approccio progettuale derivato dal mondo del design, fatto di strategia e creatività, si sono rivelati strumenti preziosi per affrontare la nuova attività. Un grande aiuto per superare le inevitabili difficoltà iniziali, dovute soprattutto alla necessità di crearsi l’indispensabile esperienza sul campo per scardinare poco per volta la visione tradizionale dell’agricoltura. Muovendosi tra sperimentazioni audaci e talvolta azzardate, alcune abbandonate, altre rivelatesi vincenti, tra piccole ma fondamentali conquiste e tanto duro lavoro, Maria e Antonella sono riuscite a dare vita al loro sogno: una realtà che esiste ormai da alcuni anni e che hanno chiamato, molto semplicemente, “Delsud”. Tra i prodotti della masseria delle sorelle Gallo, oltre ai grani antichi, farro, avena, grano duro e tenero, spiccano i legumi, come le lenticchie, gli antichi ceci neri e i ceci bianchi, dalla cui farina è nata anche una linea di cosmetici naturali per la cura del corpo.

Maria e Antonella Gallo

“Ho lasciato la Puglia a 19 anni per andare a studiare industrial design all’ISIA di Firenze”, ci racconta Maria. “Volevo scoprire una disciplina per me francamente ignota, che pure mi aveva affascinato nelle poche lezioni di storia dell’arte in cui il nostro professore ci aveva parlato della Bauhaus. Terminati gli studi mi sono spostata a Milano, nella patria del design internazionale… ma dopo 25 anni ho ritenuto conclusa la mia esperienza al nord, volevo fare qualcosa di radicalmente diverso. Ed è per questo che mi sono rivolta, di nuovo, verso sud.”

Cosa hai portato della tua esperienza milanese nella tua nuova attività?

Moltissimo. Perché qualunque attività ha bisogno di un progetto, al 50% strategico e al 50% creativo. E osservare per tanti anni l’evoluzione del design e delle principali aziende del settore mi ha permesso di costruire un bagaglio di nozioni, esperienze e informazioni davvero ampio. Un mondo molto interessante, un’esperienza importante per chiunque debba affrontare un percorso economico/produttivo.

Qual è la vostra ispirazione, quali sono gli elementi base che vi guidano nella vostra attività?

Il primo punto su cui siamo state subito d’accordo io e mia sorella Antonella (con cui conduco l’azienda agricola) è stato il passaggio al biologico. Perché lo consideriamo fondamentale per la buona cura dei terreni e del territorio. Il biologico non dovrebbe, secondo me, essere considerato un’opzione ma un dovere verso sé stessi, verso le generazioni future e verso l’azienda e le persone che ci lavorano. E non sto parlando di ideologia o di un’inesistente arcadia felice. In termini puramente economici, i terreni coltivati in biologico (che non vuol certo dire abbandonati a sé stessi) nel medio periodo ritrovano una fertilità autonoma. Inoltre, molti prodotti biologici si attestano in una fascia di prezzo sensibilmente superiore rispetto ai convenzionali.

E quali sono state le maggiori difficoltà?

All’inizio abbiamo dovuto costruire un know-how quasi da zero, perché le generazioni che ci hanno preceduto avevano un approccio all’agricoltura quasi fermo agli anni ’80. Ma questo mondo è cambiato radicalmente, sia per motivi economici sia per motivi ambientali. Perciò, all’inizio, la cosa più complicata è stata proprio la scelta delle colture su cui puntare. Abbiamo deciso di fare forse un po’ troppe sperimentazioni azzardate e naturalmente una parte s’è rivelata fallimentare. Ma altre stanno ancora funzionando benissimo.

E quali le soddisfazioni, grandi e piccole?

Ci dicevano che il biologico non ci avrebbe portato lontano e invece, grazie alla serietà con cui abbiamo deciso di affrontare questo lavoro, oggi siamo nella filiera di fornitori di un marchio storico del biologico italiano. Ci dicevano anche che i nostri terreni non erano adatti ai legumi e invece oggi rappresentano quasi il 30% delle nostri coltivazioni. E piacciono molto!

Cosa producete? E come?

Essendo in biologico abbiamo il dovere (e anche il piacere) delle rotazioni, per cui ogni anno dobbiamo cambiare colture: dai grani antichi come il Korasan e il Saragolla, al grano duro Senatore Cappelli, nato da studi fatti proprio in provincia di Foggia, poi il farro, il grano tenero, l’avena e molti legumi tra cui gli antichi ceci neri, i ceci bianchi classici e le lenticchie.

Che riscontri avete avuto?

I nostri prodotti sono accolti favorevolmente sia nelle vendite all’ingrosso, sia dal pubblico a cui facciamo arrivare i nostri ceci pronti con il marchio Delsud. I ceci piacciono anche perché possono essere usati in molte forme (interi, come farina, in crema, frullati per le vellutate, impastati per fare polpette…)

Che progetti avete per il futuro?

Da poco si è unita a noi una nuova generazione: nostra nipote e suo marito. Hanno l’energia giusta per far partire attività in fattoria dedicate a persone speciali (giovani e non solo), che dal contatto con la natura potrebbero trarre un gran giovamento.

C’è qualcosa che rimpiangi della “vecchia” vita e qualcosa a cui non rinunceresti per nulla al mondo della “nuova”?

Della vita milanese mi manca forse il privilegio di poter uscire di casa e, praticamente ogni giorno, poter partecipare a un convegno, o visitare una mostra, sempre utili per uno spunto personale e professionale. Oggi, forse, rimpiango di non averlo fatto abbastanza. E poi i tanti amici, milanesi come residenza, ma provenienti da tutto il mondo, con cui siamo sempre in contatto, ma naturalmente ci vediamo sempre meno. Della nuova vita non rinuncerei mai alla bellissima opportunità di lavorare immersa nella natura.

L’agricoltura è un lavoro fisicamente pesante e inaspettatamente difficile sul piano progettuale, ma lo spettacolo che offre l’ambiente in certi giorni di primavera , in termini di colori, luce e profumi, ripaga di ogni stanchezza.

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