La Girandola a Castel Sant’Angelo: non semplici fuochi d’artificio

Come ogni anno, per celebrare i patroni di Roma San Pietro e Paolo, il cielo sopra Castel Sant’Angelo s’accende di mille colori con la Girandola.

Chi pensa si tratti di semplici fuochi d’artificio è in errore. Sono un concentrato di storia e tradizione, frutto di lunghi studi su antichi manuali che riportano le tecniche per realizzare straordinarie coreografie e per realizzare colori sorprendenti, adoperando elementi naturali.

Fu Michelangelo Buonarroti a inventare un particolare marchingegno per sparare i fuochi d’artificio per assecondare papa Giulio II della Rovere nei primi anni del Cinquecento. Michelangelo sapeva infatti che il pontefice aveva una passione per gli spettacoli pirotecnici e volle ideare per lui qualcosa di straordinario.

La Girandola veniva proposta durante la Pasqua, in occasione di San Pietro e Paolo e per festeggiare l’elezione di un nuovo pontefice. 

 

Gian Lorenzo Bernini decenni dopo perfezionò quel marchingegno che oramai era divenuto noto in tutta Europa. I segreti dei fuochisti venivano tramandati da padre in figlio fino a quando, la tradizione si interruppe all’ìimprovviso nel 1834.

C’è voluta tutta la passione del Cavalier Giuseppe Passeri a riportare in auge quell’antica usanza che faceva giungere a cavallo a Roma centinaia di persone da ogni angolo del continente. Consultando manuali antichi e andando a cercare per anni negli archivi, Passeri ha recuperato le antiche tecniche pirotecniche utilizzate secoli fa ma non solo.

Passeri, per ottenere colori ed effetti particolari, ha ricreato miscele che si erano perse da lungi, adoperando anche piante come il Licopodio che cresce nelle foreste degli Urali e in alcune zone alpine.

Opportunamente trattata, questa specie erbacea crea effetti sorprendenti alla stregua del Dittamo e della Sarnicola. Tutte piante che riescono a rendere la Girandola qualcosa di unico che ogni anno torna a illuminare il cielo sopra Castel Sant’Angelo il 29 giugno.

 

 

 

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