Maria Teresa Logozzo, la Legionaria (e l’occasione per un Focus sulle rievocazioni storiche)

Esiste un mondo, sconosciuto ai più, in cui la voglia di stare insieme e di condividere delle passioni comuni si sposa con la curiosità intellettuale, il gusto per l’erudizione, il piacere della ricerca. E, in sostanza, al bisogno di sapere chi siamo e da dove veniamo. Si tratta del mondo della rievocazione storica, un fenomeno che coinvolge migliaia di persone che – dopo aver letto pedissequamente libri, saggi e articoli di storici e archeologi, dopo aver osservato con occhio analitico dipinti, reperti, siti e riproduzioni, dopo aver visto e rivisto documentari tematici, sempre alla ricerca del particolare che filologicamente può fare la differenza – si immergono nel loro periodo storico preferito.

Anche in Italia, da alcuni anni a questa parte, vediamo – per lo più all’aperto e specialmente in luoghi vasti e talvolta isolati – impeccabili professionisti, inappuntabili manager, inflessibili professori universitari, ma anche semplici impiegati, operai, artigiani, svestirsi delle divise da lavoro per indossare quelle, decisamente meno comode, di chi ha combattuto la Guerra del Vietnam, le battaglie del Risorgimento o quelle dell’Età Napoleonica, le fasi più cruente della Prima o della Seconda Guerra Mondiale. Seguendo, in questo, una tendenza già in voga all’estero, specialmente nei paesi di lingua anglosassone (laddove il fenomeno viene chiamato living history, l’approccio è eminentemente di tipo spiritualistico, come suggeriva Walter Benjamin, e le rievocazioni servono a ricostruire soprattutto l’atmosfera di un’epoca) o in quelli di ceppo germanico, se è vero che una delle prime e più importanti ricostruzioni fu quella del campo militare romano di Carnuntum, vicino a Vienna, ad opera di Guido Von List, nel 1900, con non celati scopi commerciali, e che, sia pure con delle restrizioni poliziesche, degli eventi in costume d’epoca si svolgevano addirittura nella ex Germania Est.

In Italia, e forse non poteva essere altrimenti, se il passato ha un senso, la gran parte delle rievocazioni ha a che fare con la millenaria storia dell’Antica Roma. C’è chi preferisce l’epoca dei Re, chi quella repubblicana, chi quella imperiale, ma il denominatore comune è sempre il gusto di vivere come i nostri antenati che dominarono per secoli il Mondo conosciuto. Le tante associazioni oggi presenti promuovono la cultura e la storia romana, sia in ambito civile che militare, mediante lo studio, la ricerca storica e la sperimentazione, quest’ultima intesa come archeologia sperimentale, avente per oggetto la ricostruzione fedele, secondo le fonti storiche e i ritrovamenti archeologici dei vari aspetti della civiltà dei Romani: usi e costumi della vita civile, economica, ludica, artistica, politica e militare dell’antica Roma. Spesso e volentieri questi gruppi di rievocatori collaborano a scopi didattici con enti, istituzioni culturali, archeologiche, universitarie, museali e di ricerca, scuole, intervengono alla presentazione di libri, congressi e seminari. In tutto questo i rievocatori investono spesso il loro tempo libero, le loro risorse intellettive e manuali, anche economiche a volte. C’è sacrificio, impegno, stanchezza, ma anche tanta voglia di divertirsi, di stare insieme, condividendo la passione per la storia, per un qualcosa che fa parte del patrimonio dell’umanità intera. Per un rievocatore non c’è soddisfazione più grande del suscitare nel pubblico che assiste alle sue didattiche, curiosità e interesse per il proprio passato.

Nel mondo della rievocazione militare dell’antica Roma, quasi per definizione maschile, machista e maschilista, spicca una presenza femminile, quella di Maria Teresa Logozzo, milanese, di origine calabrese, nella vita reale funzionario dell’Agenzia delle Entrate, appassionata di storia, in particolare della Roma antica, appartenente all’Associazione di promozione culturale Legio I Augusta Germanica, con sede a Arquà Polesine, in provincia di Rovigo. L’Associazione rivive una legione tra il I secolo a.c. e il I secolo d.c., sia ricostruendo le armi, le armature, il vestiario, le attrezzature, gli ordini, le formazioni militari, i ruoli, l’addestramento, sia ricostruendo e sperimentando le tecniche di combattimento, attraverso l’utilizzo delle armi e delle macchine da guerra, sia rievocando battaglie e cerimonie militari. Il ruolo di questa donna nel gruppo? Presto detto: il legionario. Beninteso, le donne nell’Antica Roma probabilmente non combattevano e Maria Teresa, per poter rievocare la figura del legionario romano, ha dovuto affrontare non poche avversità e, almeno all’inizio, vestirsi in modo da non far intravedere le sue forme femminili.

Questa è la sua storia.

Ci racconti com’è la vita del “rievocatore”?

“Sono entrata nel mondo della rievocazione militare dell’Antica Roma quasi tre anni fa, non ho molta anzianità “di servizio”, ma avendo partecipato a tanti eventi, già competo con chi lo fa da molto più tempo – scherza Maria Teresa – La partecipazione a un evento prevede, di base, un rimborso spese e l’Associazione può decidere se dare un piccolo contributo ai propri associati o, come accade spesso e per esplicito accordo, trattenere quanto ricevuto dall’organizzazione dell’evento, per far fronte alle spese per l’acquisto di materiali o per anticipare quelle per il trasporto delle attrezzature e per recarsi ai vari eventi. Le attrezzature che usiamo in rievocazione hanno costi elevati, ad esempio, con il mio equipaggiamento, di mia proprietà e non dell’Associazione, sfioriamo i 1.000 euro. E poi va ben tenuto e conservato, effettuando ad ogni fine evento la manutenzione di routine. Nel gruppo di rievocazione di cui faccio parte, quello che indossiamo e utilizziamo in parte è prodotto da noi stessi, sfruttando le nostre capacità manuali e conoscitive. Ci basiamo sui reperti, cercando varie fonti storiografiche, leggendo saggi e manuali. Da questo lavoro di ricerca, lettura e osservazione, si parte per realizzare la propria cosiddetta panoplia, cioè l’attrezzatura. Per semplificare, se io sono un rievocatore di una legione romana del I secolo d. c. studio le fonti e i reperti per ricostruire l’attrezzatura di quello che poteva essere un soldato di quel periodo. Quindi nell’acquistare o nel riprodurre si cerca di essere abbastanza fedeli. Ad esempio io ho un’armatura che può andare sui dieci chili, all’incirca il peso di quella del soldato dell’epoca”.

È inusuale vedere una donna in questi panni, o no?

“Per la moralità, gli usi e costumi e il modo di vedere dei Romani, per i quali la donna aveva un ruolo apparentemente secondario, donne guerriere o legionarie non ce n’erano. Quasi sicuramente nemmeno nelle cosiddette truppe ausiliarie, alleate di Roma, anche se però sappiamo benissimo che nella civiltà o cultura celtica o germanica il ruolo della donna guerriera c’era. Poi dire se anche in queste truppe ausiliarie ve ne fossero è questione aperta. Tengo a precisare che non sono in Italia la prima donna legionario. Fino a qualche anno fa vi era una donna che faceva parte di un gruppo di rievocazione di Roma e oggi vi è un’altra in un gruppo di Rimini. Tuttavia loro, per una serie di rapporti con i gruppi di cui erano o sono associate, non hanno dovuto affrontare i problemi di essere accettate, come li ho affrontati io e vissuti sulla mia pelle, ricevendo ogni giorno per mesi interi delusioni su delusioni. Tuttavia posso affermare senza alcun dubbio che oggi sono l’unica legionaria che viene schierata in prima linea nei combattimenti e che si addestra, rifiutando certi ruoli, sicuramente di valore nell’antichità, ma oggi assegnati a chi per varie esigenze non può svolgere determinate attività quali appunto l’addestramento e il prendere parte alle battaglie. Un’altra ragazza sta seguendo le mie orme e attualmente fa parte del mio stesso gruppo. Auspico che in un futuro non troppo lontano altre donne riescano a fare rievocazione come legionario, seguendo la loro passione per la storia militare dell’antica Roma”.

Che cosa vuol dire rievocare per te?

“Rievocare significa rappresentare, ma è fuori dubbio che non si potrà avere pedissequamente la realtà di duemila anni fa. Il rievocatore di oggi che fa il legionario non avrà mai la preparazione e l’addestramento quotidiano, la forza e la resistenza di un legionario di allora. Pertanto quello che io ho sempre sostenuto e sostengo è se dare più importanza a cosa si rievoca o a chi rievoca, se dare importanza a quello che si rappresenta e per questo essere il più possibile attendibili e filologici o fermarsi al soggetto che rievoca, perché se ci si ferma al solo aspetto soggettivo, la stragrande maggioranza dei rievocatori di tutte le epoche storiche dovrebbero ritirarsi (ad esempio in ambito militare romano, non si potrebbero accettare uomini tatuati, coi capelli lunghi, col pearcing, sudamericani o orientali, con età superiore ai 40 anni se non in numero minimo e così via). Ma per amore della storia e informando correttamente il pubblico su quelli che erano i reali requisiti per essere un legionario, chiunque può rievocare, dando seguito alla propria passione”.

Cosa significa essere un legionario?

“Per me essere un legionario non significa essere un semplice combattente. Un soldato di Roma era anche un artigiano, un contadino, un costruttore di strade, ponti, acquedotti, edifici, era colui che per primo portava la civiltà di Roma man mano che i confini si estendevano. Era come tutti un essere umano con il suo coraggio e le sue paure, con i suoi pregi e le sue debolezze, con i suoi desideri e le sue speranze, che viveva giorno per giorno svolgendo i suoi compiti per tanti anni, avendo come famiglia i suoi compagni, molti dei quali vedeva morire in battaglia, e come casa la tenda o la baracca nell’accampamento della sua legione. Mi piace rivivere tutto questo e quando indosso la tunica smetto di essere una donna del XXI secolo e mi immedesimo, cercando di agire, pensare e sentire, come il legionario di duemila anni fa”.

Nel mondo della rievocazione si possono rappresentare gli aspetti più svariati di un dato periodo storico, non solo quelli militari.

“Questo è vero. Ad esempio io faccio parte di un’associazione di promozione culturale che rievoca una legione romana tra il I secolo a. C. e il I secolo d. C. e andiamo a ripercorrere l’organizzazione, l’inquadramento, la gerarchia dei soldati, l’addestramento, le tecniche di combattimento, la vita quotidiana ecc. Molto dipende anche dall’evento che si va a fare, da quello che gli organizzatori vogliono che si rappresenti. Si può andare da un museo, che chiama per far fare della didattica, strettamente militare perché noi siamo dei “militari”, o all’evento in cui c’è la rappresentazione di una battaglia dell’epoca. Per esempio, a Sterpeti di Montefelcino, provincia di Pesaro Urbino nelle Marche, tanto per citarne uno, si rievoca la Battaglia del Metauro, combattuta nel III secolo a.C. fra i Romani e il fratello di Annibale; lì si tratta di rappresentare la battaglia per come si è svolta, quindi la tattica, la strategia dei vari generali, il tutto con la presenza di molti gruppi che vengono schierati, i romani da una parte e i cartaginesi e i loro alleati dall’altra. Le rappresentazioni delle battaglie vengono anche simulate, affinché si evitino incidenti o di lasciare che ognuno combatta senza regole: a tavolino i vari presidenti delle associazioni si mettono d’accordo sul come condurre la battaglia, chi schierare davanti, chi dietro, in base anche al numero dei presenti e alla loro preparazione. Quindi il combattimento c’è ma ognuno sa il proprio ruolo e se si decide che dopo il primo impatto qualcuno deve fare il morto questo deve cadere. Ma per il resto ognuno di noi combatte come meglio sa. Noi facciamo anche addestramento, nel senso di imparare quelle che erano le tecniche di combattimento dei romani proprio per non partecipare alla battaglia senza neanche saper tenere in mano un gladio. Ma la rievocazione non è solo militare, e può coprire tantissimi aspetti di un periodo o contesto storico, quindi ci sono gruppi che fanno strettamente il civile, con didattiche che possono andare dal diritto all’abbigliamento, alle acconciature, all’alimentazione, alla medicina, all’arte, al vestiario, ecc., gruppi misti che curano sia aspetti civili che militari e gruppi che fanno solo il militare. Certo, la rievocazione militare ha un grande impatto sul pubblico perché vede più azione, più coinvolgimento per l’appunto con le rappresentazioni di battaglie, mentre nella didattica anche civile c’è il rievocatore che spiega vari aspetti del vivere, però non ha la stessa presa, questo perché il pubblico associa Roma e il suo potere alla potenza delle legioni romane. Proprio per questo la parte civile sta prendendo sempre più piede negli eventi, per cui si assiste a una presenza di entrambi gli ambiti rievocativi al fine di eliminare delle convinzioni radicate e sbagliate sulla storia di Roma.

Come ti sei avvicinata al mondo romano?

Ho sempre avuto la passione per la storia, soprattutto militare, ma per una serie di vicissitudini me ne ero allontanata. Mi sono riavvicinata alla storia circa sei anni fa a causa di un intervento chirurgico che mi ha tenuta ferma parecchi mesi. Per passare il tempo mi sono messa a leggere romanzi. Uno di questi, un giallo di Danila Comastri Montanari, era ambientato nell’antica Roma. Poi ho letto altri romanzi di ambientazione prettamente militare. Da lì lo stimolo per approfondire lo studio sulle gerarchie, le legioni, l’organizzazione, le battaglie, le strategie, le tattiche ecc. Un giorno una persona, uno scrittore torinese, notando la mia passione, mi disse: “Ma perché non ti iscrivi in una associazione di rievocazione?”. Non sapevo neanche cosa significasse la parola “rievocazione”. Da quel momento anche tramite Facebook ho cominciato a chiedere amicizia a un po’ di rievocatori domandando se nel loro gruppo si poteva arruolare una donna. La maggior parte mi ha sempre risposto di no, per questioni di purismo filologico, perché dalle fonti non risulta la presenza delle donne nell’esercito, ma è anche vero che specie fra i gruppi romani c’è molto maschilismo. Ma io non mi sono arresa fin quando non ho trovato una persona, fra l’altro calabrese come me, che mi ha detto di avere un’ associazione e di accettare donne legionarie, purché non pretendessi di andare truccata o di avere l’armatura sagomata o cose di questo genere, soprattutto per non far vedere le forme. Io non volevo certo tutto ciò, anzi neanche ci pensavo, proprio perché sapevo chi era il legionario e quale era il suo equipaggiamento. Ho iniziato con questo gruppo, la Legio X Fretensis di Mendicino, in provincia di Cosenza e poi piano piano mi sono fatta conoscere nel mondo della rievocazione anche perché vivendo a Milano ed essendo questo gruppo in Calabria sarebbe stato difficile essere sistematicamente una di loro. Partecipando ad eventi, molti rievocatori si sono ricreduti, vedendo il mio comportamento come se fossi un uomo nel ruolo di legionario, valendo più di tanti uomini, non accampando scuse, facendo tutto quello che mi viene detto, dal mettere i picchetti nelle tende al fare la guardia di notte, dal duellare al respingere gli attacchi degli avversari senza retrocedere e rimanendo in formazione con gli altri ecc. E poi è apprezzato il fatto che cerco di documentarmi, leggo, studio, tanto è vero che nella Legio I Augusta Germanica ho una parte predominante anche nella didattica militare. Come periodo storico preferisco la Media e Bassa Repubblica e Primo Impero, quindi stiamo parlando dal III secolo a.C. fino alla fine del II d.C. Sono i secoli che rievoco più volentieri. Ho iniziato come legionario imperiale perché, in base al loro tipico equipaggiamento, c’erano più possibilità di mimetizzazione. Oggi, dopo essermi fatta conoscere e senza più provare quel senso di rivalsa che deriva dal dover dimostrare che anche una donna può fare quello che fa un uomo, rievoco anche il legionario repubblicano che ha come armatura la cotta di maglia, formata da anelli metallici, che aderendo al corpo fa vedere che sono una donna sotto di essa. Il mio attuale gruppo, rievocando la storia della legione di cui porta il nome che va dalla metà del I sec. a.c. a quasi la fine del I sec. d. c., si trova spesso a rievocare sia in ambito repubblicano che imperiale, per cui ognuno di noi legionari ha una doppia attrezzatura.

Qual è l’obiettivo finale delle rievocazioni?

“L’obiettivo finale di queste rievocazioni non è soltanto il divertirsi, come succede nelle battaglie, anche se ciò implica anche massima serietà, o il seguire una passione, ma anche e soprattutto portare a conoscenza del pubblico una parte della storia che è anche la nostra storia. Far capire chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Io sostengo che solo chi conosce il passato può capire il presente e immaginare il futuro. Quindi il fatto di creare eventi serve a far capire chi erano effettivamente i Romani e cosa ci hanno lasciato. Alle nostre didattiche c’è molto riscontro e siamo soddisfatti quando la gente se ne va dopo aver capito che quello che siamo oggi e abbiamo oggi è dovuto al fatto che nell’antichità c’è stato un popolo che ci ha lasciato un patrimonio di conoscenze inestimabile. Diamo per scontato tutto e non immaginiamo che un certo alimento, un certo oggetto, un certo modo di realizzare e pensare era già presente nella cultura e civiltà di un popolo che ai suoi albori contava gente dedita alla pastorizia e a un’agricoltura di pura sopravvivenza”.

Una postilla (importante) finale.
A fianco della rievocazione vera e propria c’è anche da notare lo sviluppo sui social dei gruppi di discussione di appassionati di storia romana, gruppi che hanno al proprio interno migliaia di membri e che raccolgono adesioni e consensi in tutta Europa e non solo. Dato l’elevato livello culturale dei partecipanti stessi, questi gruppi rappresentano uno strumento di straordinaria efficacia per veicolare e diffondere la cultura e la storia romana, mettendo a contatto storici, archeologi, politici, imprenditori, artisti e semplici fruitori di cultura e dando vita a sinergie socio/economiche tutte da studiare. Infine è degno di nota come tutte queste iniziative avvicinano i popoli europei molto più di tante prassi politiche, grazie alla riscoperta di passati comuni. Esempio tipico è la Bulgaria, dove si sta sviluppando un patrimonio culturale, retaggio del periodo romano, immenso, con ricadute sul turismo e sull’economia notevoli. E tutto questo grazie anche all’opera di rievocatori ed appassionati italiani.

2 Comments

  • Semplicemente meraviglioso….

    • Grazie, signor Perisiutti, Lei è molto gentile e il Suo commento assai lusinghiero.
      Devo dire che con una personalità come Teresa non è stato nemmeno così difficile realizzare l’articolo.
      Ancora grazie e a presto!

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