Luccisano, vi racconto l’anima dell’Attore Dinamico

L’artista sta per debuttare a Roma, al Teatro Ciak, con ‘Lo spettacolo più pazzo del mondo”.

Acuto, brillante e mai scontato – che per i comici non è poi così scontato! – Emiliano Luccisano fa parte di quella categoria di artisti che a noi piace molto. Quella in cui il professionista e la persona prevalgono sempre sul divo. Scrive testi per sé e per gli altri, tra cui DADO, per la tv e per il teatro, dirige, riadatta e recita, tanto fa tutto parte della “stessa bottega artigianale”, dice. Attualmente impegnato come comico nelle trasmissioni radiofoniche La sveglia dei gladiatori su Dimensione Suono Roma e Sold Out su Radio Radio, negli ultimi anni scrive anche per molte trasmissioni televisive come Colorado, Made in Sud, I Fatti Vostri, Servizio Pubblico, TG5 e i suoi pezzi vengono trasmessi da molte trasmissioni di satira e politica come Striscia La Notizia e La Gabbia e da Radio Nazionali come Radio Deejay.

Non a caso, ha coniato il termine (e la pagina facebook comico-satirica) ATTORE DINAMICO che è diventato anche un live nei teatri. Che cosa significhi esattamente ce lo spiega lui, in questa intervista completa in cui si parla anche di amore e felicità e dove ci regala una chicca sui rapporti di coppia in chiave Luccisano, appunto. Lo abbiamo raggiunto a pochi giorni dal grande debutto di una rappresentazione che aspira a essere (e lo è) “LO SPETTACOLO PIU’ PAZZO DEL MONDO (La Cantatrice Calva) di E. Ionesco, diretto e adattato proprio da lui, insieme a Claudio Cappotto, Ilary Artemisia Rossi, Sonia Merchiorri, Francesca Romana Biscardi, Lorenzo Trasarti e prodotto da Compagnia Controcorrente. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Ciak di Roma (Via Cassia 692, Roma) da mercoledì 27 febbraio a venerdì 1 marzo. Per tutte le info sui biglietti e sulla programmazione: https://www.teatrociakroma.it/.

Cominciamo dalla domanda che è nel nostro DNA e che ci interessa molto perché ci permette di conoscere anche la persona e non solo il personaggio. Che cos’è straordinario nel tuo ordinario/quotidiano?

La quantità di tempo che impiego a giocare e ad immaginare cose che ancora non esistono. Ho detto giocare e non scherzare intendiamoci; il gioco è una cosa serissima, a volte logorante perché ha più regole del mondo normale, ma è divertente. Divertente da morire, appunto. Più passa il tempo, più trovo straordinario il fatto di riuscire ancora ad avere un lavoro che consiste nel rotolarmi per terra, saltare e inventare storie. Sembra quasi assurdo essere pagati per farlo. Dev’essere per questo che spesso non ci pagano.

Quando hai capito che volevi fare il comico?

Che vuoi fare il comico lo capiscono gli altri, nel migliore dei casi, non tu. Succede quando dici una cosa e la gente ride. Immediatamente ti senti amato, ma finisce subito. Allora vuoi che risucceda e provi a parlare di nuovo sperando che la gente rida. È così che accade. Se ridono per un po’ di volte, loro hanno deciso che tu vuoi fare il comico.

Dacci la corretta definizione di “ATTORE DINAMICO”.

L’attore oggi dev’essere dinamico per forza, altrimenti non sopravvive. È l’attore che passa dal Cameriere all’Amleto con la facilità con cui Barbara D’Urso passa dal sevizio di cronaca nera all’ultima tinta di Cristiano Malgioglio. È quello per cui i contributi sono come gli unicorni, tutti ne parlano ma sanno tutti che non esistono. Sono quelli degli spettacoli a incasso, dei teatri off, dell’ auto-produzione. Sono l’esercito dei pagamenti in visibilità, delle critiche ai colleghi e del se vieni ti faccio il ridotto. Gli attori dinamici, sono la comunità più coraggiosa e disunita della storia.

Tra qualche giorno debutti al Teatro Ciak con ‘Lo spettacolo più pazzo del mondo’, un adattamento della Cantatrice calva di Ionesco. Che cos’ha di veramente pazzo il tuo spettacolo? E come stupirai il pubblico?

Questo spettacolo è pazzo dall’inizio alla fine. Il testo prima di tutto, ma quello lo conoscete. I ritmi sono mozzafiato, in scena non abbiamo veramente il tempo di pensare, che per me è sempre un bene. I colori sono netti, aggressivi, sempre presenti. I personaggi sono talmente assurdi da essere adorabili. E poi cosa c’è di più pazzo che raccontare i rapporti tra uomo e donna in maniera devastante, senza però parlarne minimamente? È tutto più assurdo di quello che dovrebbe essere, ma il pubblico verrà stupito dalla logica ossessiva con cui si riesce a raccontare tutto questo, senza dire nulla di sensato per più di un’ora. È comicità pura, fatta di corpi, di pause e di suoni. È liberatoria.

Visto che siamo in tema, parliamo di rapporti sentimentali. Ci scrivi un mini monologo di dieci righe che demonizza in modo simpatico i rapporti tra uomo e donna?

Il rapporto tra uomo e donna è esattamente come la guerra del Vietnam.

Gli uomini, così come gli americani, tentano di conquistare le donne, i vietcong, perché le ritengono una conquista facile.

L’uomo, come l’americani, fa le cose semplici, rispetta gli schemi, è tutto muscoli, razionalità e autoerotismo.

La donna no.

La donna, come i vietcong, se move nei tunnel. Tu sei convinto di prenderla e farci un discorso lineare invece lei se tuffa subito ner labirinto del non mi capisci, gira a destra nella grotta del te l’avevo detto, va dritta nel canale del premestruale, striscia nel condotto del tu non mi ami come ti amo io, si fa spazio nell’antro del pane e nutella, entra nel condotto dell’ esci pure coi tuoi amici visto che sono più importanti di me, se infila nel sentiero dei saldi de Zara e in quattro e quattr’otto te ritrovi a portà buste dentro ar centro commerciale de Zagarolo mentre lei se prova er pigiama de pile coi calzettoni de Hello Kitty.

Ma potevamo vince la guerra noi? No, appunto.

Questa è la dimostrazione che in amore, come in guerra non vince chi è più forte, ma chi è più furbo.
L’americano era convinto de avecce la meglio solo perché c’aveva er bazooka, e invece ar vietcong, pe’ vince la guerra, j’è bastato avecce un buco.

Qual è il problema principale dell’Amore oggi, inteso come entità che ci guarda prima di farci innamorare?

Il problema dell’Amore è che noi parliamo. Non nel senso che parliamo troppo, proprio che parliamo. Paradossalmente, se fossimo tutti muti, senza neanche uno straccio di linguaggio dei segni, saremmo costretti a vederci per quello che siamo, impareremmo ad osservarci con attenzione, faremmo caso ai dettagli e alle sfumature, non potremmo giustificarci ne mentirci, perché si sa che l’unica parte di noi in grado di mentire sono le nostre parole. Il resto no, il resto non ci riesce. Saremmo costretti ad essere tutti sinceri, e allora l’Amore sì che potrebbe guardarci negli occhi e dirci da che parte dobbiamo andare.

Tentiamo di farti domande serie ora. 🙂 Nella tua carriera ti capita spesso sia di essere protagonista sul palco, sia di lavorare come autore “dietro le quinte”. Ci racconti le diverse sensazioni nel ricoprire questi due differenti ruoli?

Allora premetto che per me recitare, scrivere e dirigere non sono mai stati tre mestieri diversi, fanno parte della stessa bottega artigianale. Quando mi occupo del “dietro le quinte”, soprattutto in tv come autore, divento più cinico. C’è sempre pochissimo tempo, è tutto in discussione fino all’ultimo, è tutto calcolo, immediatezza e ricerca del consenso di massa e compromessi coi contenuti. Poi, non dovendolo fare io, come se non bastasse il senso di responsabilità che ho nei confronti degli artisti che curo, ho anche questa sensazione di coito interrotto. Quando me la canto e me la suono invece, sono molto poco rilassato, ma più felice.

Sei felice?

No. Altrimenti non perderei tempo a fare quello che faccio.

Essendo poliedrico e molto impegnato ci aspettiamo che tu abbia già in mente un sacco di altri progetti. Ce ne spifferi qualcuno?

Si. Il mio progetto è di fatturare 5 milioni di euro nel prossimo anno e scappare dall’Italia prima della chiamata del mio commercialista a Giugno 2020, Nel caso in cui non dovessi riuscirci, credo che porterò in scena i monologhi di #luccisanodicecose, e farò uscire alcune novità sul web, sia puramente comiche sia delle belle evoluzioni del mondo di “Attore Dinamico”.

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