Se qualcuno vi dice che gli asini non volano, non era allo stadio Buon Riposo ieri pomeriggio, domenica 3 maggio.
Al Palio dei Micci 2026, giunto quest’anno alla 69ª edizione, gli otto asini in gara hanno corso davanti a oltre 3.000 spettatori, facendo sperare 2.700 figuranti a trasformare di portare a casa il drappellone dipinto.
E sì, lo dico subito, così ci togliamo il pensiero: ha vinto il Pozzo. La mia contrada. La nostra contrada. Quella che ieri ha deciso che aspettare l’anno prossimo per sperare in una tanto attesa vittoria fosse eccessivo.

Il trionfo è arrivato con il giovane ma ormai storico fantino Thomas Bresciani, che con una certa nonchalance ha cavalcato a pelo il miccio Leonardino, conducendolo dritto verso il taglio del traguardo, dopo un’attesa stenuante per la partenza dovuta al mancato funzionamento dei cronometri. Dietro di lui il Ranocchio ha chiuso secondo, mentre la Lucertola si è accontentata del terzo posto. Ma si sa: nel Palio, come nella vita, arrivare secondi è solo un modo elegante per dire che ‘ci riproviamo il prossimo anno’.
La corsa, certo, è il momento clou. Sei giri di pista, tensione alle stelle e un tifo che fa risuonare tutto lo stadio. Ma chi pensa che tutto si riduca a quei pochi minuti non ha mai passato una giornata dentro una contrada. O meglio: dentro una commissione costumi come ci son dentro fino al collo io.
Perché mentre il pubblico arriva fresco e profumato, noi siamo già al terzo caffè (a volte anche al settimo) e alla ventesima emergenza. Sotto la guida della capo commissione sfilata, Luciana Gabrielli — amica e generale quando di ferro e quando di panna — si combattono battaglie epiche contro lacci che si strappano senza motivo, corazze di metallo, dame che incidentalmente si spettinano le acconciature appena fatte dai parrucchieri Bruno e Luciana Bertagna, pianti improvvisi che sciolgono il trucco fatto con tanta cura da Francesca Tosi.

Bisogna mantenere calma e sangue freddo, anche Rosella Cimpri che a volte si morde le labbra e continua a lavorare. La Ebe Leonetti è sempre pronta ad autare tutti: i suoi 90 anni le pesano come un soffio. Poi c’è Federica Moriconi che con lo sguardo misura ogni passo e che, assieme alla Simona Garibaldi, mette assieme la composizione della sfilata.
E che vogliamo dire del nostro amato Sandro Pollacchi? Parrucchiere di grande fama, da anni nella contrada del Pozzo, fodera le scarpe con precisione millimetrica ma per tutti è il cardinale. Quest’anno è più contento del solito: ha un bellissimo abito nuovo da portare in campo.
Il vero miracolo non è la corsa dei micci: è far entrare in campo centinaia di figuranti senza che qualcuno si dimentichi qualcosa in sede senza dare di matto. Roba facile penserete voi: col cavolo dico io.
E poi la magia succede davvero. Smartphone che spariscono, occhiali da sole che evaporano, passeggini che si dissolvono: all’improvviso si entra nel Quattrocento con dame, cavalieri, armati e armature, musici e personaggi che vanno dal cerusico al falconiere, passando per il mercante di stoffe che probabilmente avrebbe venduto bene anche oggi con tutta quella folla a vedere le sue migliori pezze.
La sfilata è un atto teatrale che costa un anno di lavoro con giornate, a volte, che sembrano non avere mai fine per problemi che uno dopo l’altro engn fuori come i pippoli del rosario. E mentre il pubblico guarda e si gode lo spettacolo portato in campo, c’è chi si danna per i tempi da rispettare per uscire dal campo, chi cerca di evitare si formino spazi troppo grandi tra un figurante e l’altro e chi sfila cercando di rimanere sereno sperando, in cuor suo, in un ottimo piazzamento.
A vincere sfilata e tema al centro del campo quest’anno è stata la contrada del Leon d’Oro, che si è portata a casa anche l’Alabarda d’Oro. Non è andata come speravamo: abbiamo fatto del nostro meglio. A testa bassa ci si rimetterà al lavoro, iniziando a lavorare per i prossimo anno, sperando di ottenere un miglior risultato.
La mia contrada, il Pozzo, dal canto suo, si consola (si fa per dire) con la vittoria del Trofeo Meccheri per i musici e un buon terzo posto nel tema.
E poi c’è la sera dopo. O meglio, ci sarà questa sera, lunedì 4 maggio, quando i contradaioli vincitori attraverseranno tutte le altre e sette contrade con lo scomposto e festante Carosello.
Partirà dalla piazza del paese e di volta in volta verrà accolto dalle altre contrade: la competizione è finita. Si festeggia assieme perchè rivali sul campo sì, sempre, ma la gioia è più bella quando è condivisa.
Il Palio dei Micci, nato nel 1956 quasi per scherzo, settant’anni dopo continua a far battere i cuori senza perdere la sua anima fatta di passione, appartenenza e una sana rivalità che ci tiene vivi.
Mentre qualcuno già pensa al 2027, noi del Pozzo, per una volta, ci godiamo il presente tenendoci stretto il Palio per i prossimi 365 giorni.

