Il teatrino di Vetriano. Il teatro più piccolo al mondo era un fienile.

La nascita, il declino e il restauro della “bomboniera” della provincia di Lucca

A Pescaglia, nella Media Valle del Serchio, in provincia di Lucca, ci sono poco più di 3.000 abitanti. Una settantina di loro vivono nella frazione di Vetriano, situata a 450 metri sul livello del mare. Eppure, nel loro teatro, affettuosamente denominato “la Bomboniera”, di spettatori ce n’entrano di più. Benvenuti al Teatrino di Vetriano, che misura 71 metri quadrati (41 di platea, 30 di palcoscenico), ha una capienza di 85 posti e, dal 1997, è ufficialmente classificato dal Guinness dei Primati come “Teatro storico pubblico più piccolo del mondo”.

Difficile dire se sia più affascinante la storia della fondazione o quella del recupero. Tutto nasce infatti da un fienile, dove si radunavano le persone per dire il rosario, recitare dei brani, stare insieme, socializzare. Siamo nel 1889, ovviamente non c’erano la televisione o il cinema, e nevicava molto. A Vetriano, e al teatro, non è semplice arrivare oggi, figuriamoci allora, e per molti già recarsi a Lucca era un’impresa. La vita si esauriva spesso dentro i confini del borgo, eppure nell’aria c’era la voglia di evadere, di fantasticare, di arrivare con l’immaginazione dove non si sarebbe mai arrivati nella realtà.

Il proprietario, l’Ingegner Virgilio Biagini, intuisce questo bisogno e decide di affidare il suo bene a condizione che si formasse una società paesana finalizzata alla trasformazione del fienile in teatro. Vanno dal notaio in 22, in diversi mettono la croce perché non sapevano scrivere, e si impegnano a versare 2 lire una tantum e 50 centesimi al mese più la manovalanza, una cosa così importante che nell’atto notarile è scritta più volte. E nel giro di un anno, nel 1890, grazie anche a tutta questa manovalanza, il fienile viene trasformato nel teatro che è come lo si vede oggi, con gli stessi colori e le medesime proporzioni. Fino al 1960 vengono messi in scena lavori recitati dai paesani, e spesso scritti da loro stessi: si alternano drammi e commedie, e sono protagoniste la filodrammatica Dario Niccodemi e la filarmonica Giacomo Puccini.

Sono anni d’oro, tanto è vero che quando alla sera i gruppi stavano per andare in scena si affacciavano per vedere se c’era la fila di lumini che arrivavano, e se ce n’erano tanti aspettavano ad andare in scena per far entrare anche loro e per monetizzare con la vendita di altri biglietti.
Poi inizia il lento declino. Fino a che non entra in scena una colta e pugnace esponente della ricca borghesia milanese, Loredana Ciabatti, con un passato importante in Krizia. Una donna abituata a organizzare, a sfornare idee, insomma a non stare con le mani in mano. Sposata con un importante funzionario della Banca d’Italia, segue il marito nei suoi vari trasferimenti, che nei primi anni Novanta del secolo scorso lo portano infine a Lucca. Le era già stata regalata la tessera del Fai, e le viene proposto di prendere la guida della sede lucchese. Il Fai (Fondo Ambiente Italiano) è una fondazione senza scopo di lucro, nata nel 1975 per volere di Giulia Maria Mozzoni Crespi, che ha come scopo quello di acquisire dei beni di valore storico, artistico, ambientale, culturale, che siano degni di essere salvati non solo per la generazione attuale ma anche per quelle future.

Durante una cena Loredana conosce il parroco di Vetriano che le parla del teatro, della sua storia e del suo degrado; e le fa conoscere gli eredi del proprietario, fra cui Cristina, l’attuale custode e attenta “speaker” nelle visite guidate, che sono sempre su prenotazione.
Loredana si fa dare l’ok dalla sede centrale di Milano per avviare l’operazione di recupero, “a condizione che trovassi io i fondi necessari”, e nel 1997 gli eredi Biagini donano al Fai la restante quota di proprietà. Attraverso molti eventi di raccolta fondi, e grazie alla collaborazione gratuita dell’Architetto Guglielmo Mozzoni, marito di Giulia Maria Crespi, vengono reperiti i soldi, inizia l’opera di ristrutturazione, e il Fai assume la gestione del Teatrino.
“Una delle iniziative più simpatiche di raccolta fondi – racconta Loredana – fu l’adozione delle sedie. L’Ingegner Mozzoni disse che non si potevano mettere le sedie come nei teatri normali, perché qui una volta se le portavano da casa. Decidiamo di mettere delle sedie simili a quelle che si portavano da casa, cioè impagliate. Le abbiamo ingentilite con un cuscino. Per ogni sedia c’è un donatore che le ha “adottate”, nessuna è rimasta senza. La più illustre è quella di Courtney Kennedy, figlia di Bob. Costo minimo 250 euro, ma qualcuno è arrivato anche a 300 euro. Quando sono finite le sedie abbiamo dato in adozione dei fiori di legno decorato, eseguiti da falegnami locali”.

Vengono acquistati spazi dai proprietari confinanti per realizzare guardaroba, bagni, camerini e servizi igienici per gli attori e per adeguarsi alle normative sulla sicurezza. Sono create ex novo altre strutture tecniche. Ma il grosso della costruzione originale, a partire dalla biglietteria, dall’idea di riprodurre i teatrini giocattolo, dalla struttura lignea decorata, dalle decorazioni del soffitto, dal Liberty richiamato dalla scala a chiocciola che conduce al terrazzamento, viene recuperato con una grande sensibilità anche filologica.
E si arriva a quel fatidico 29 Settembre 2002, quando il Teatrino di Vetriano riapre ufficialmente i battenti con il botto, grazie ad Alessandro Benvenuti e al suo Benvenuti in casa Gori.

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