AVIS Querceta compie 20 anni: intervista alla presidente Barberi

Il 20 settembre 2026 l’AVIS di Querceta OdV festeggia due decenni dedicati alla donazione di sangue e alla costruzione della cultura del dono sul territorio. Una giornata pensata per riunire donatori, volontari, soci e amici dell’associazione e per ricordare quanto un gesto semplice e gratuito possa trasformarsi in una possibilità di cura e, in molti casi, di vita.

In occasione di questo importante anniversario, abbiamo incontrato Stefania Barberi, presidente dell’AVIS Querceta, che ci ha raccontato la nascita dell’associazione, le persone che ne hanno accompagnato il cammino, i momenti più significativi di questi vent’anni e le sfide per il futuro.

– Il 20 settembre AVIS Querceta festeggerà vent’anni di attività. Qual è la prima immagine che le viene in mente pensando a questo lungo percorso?

“La prima immagine che mi viene in mente è sicuramente quella della gratitudine delle persone che hanno ricevuto il risultato del nostro lavoro. La donazione di sangue è un gesto volontario, gratuito e soprattutto anonimo: chi riceve non sa mai da chi proviene quella sacca di sangue. Credo però che la gratitudine sia immensa perché ricevere sangue significa, in molti casi, ricevere vita.

Le situazioni che possono rendere necessaria una trasfusione sono tantissime: un intervento chirurgico, un incidente stradale o sul lavoro, un problema di salute, una patologia oncologica o ematologica. Per questo, quando penso a questi vent’anni, penso soprattutto alla riconoscenza di chi ha potuto ricevere gli emocomponenti di cui aveva bisogno.

– Vent’anni di storia significano anche tante persone che hanno dedicato tempo ed energie all’associazione. C’è una figura che sente particolarmente importante?

“Sicuramente dietro questi vent’anni ci sono tante persone che hanno dedicato una parte importante di sé alla nostra associazione. La figura che più di ogni altra mi viene in mente è quella del nostro presidente storico, Romano Tommasi, che è stato il precursore della nostra AVIS e il presidente fondatore.

Romano ha dato davvero tantissimo alla nostra associazione, è sempre stato presente e lo è tuttora. Nonostante l’età ormai avanzata, quando si tratta della nostra AVIS non si tira mai indietro. Sarà presente anche ai festeggiamenti del 20 settembre e, sinceramente, non riesco a immaginare questa giornata senza di lui.

Io sono nata e cresciuta come donatrice al suo fianco. Siamo stati tra i soci fondatori e abbiamo vissuto insieme tutti questi vent’anni. Io sono sempre stata un po’ la sua spalla: lui presidente, io prima segretaria e poi vicepresidente. L’ho seguito e sostenuto lungo tutto questo percorso”.

28 aprile 2026: la fondazione dell’Avis di Querceta

– Come è nata l’idea di fondare la sezione AVIS di Querceta?

“La nascita della nostra AVIS è legata a un episodio che, purtroppo, fu anche l’evento che fece comprendere concretamente a molte persone quanto fosse importante la donazione di sangue.

Noi siamo nati all’interno della Croce Bianca, grazie alla volontà dei suoi consiglieri e del presidente dell’epoca, Roberto Roni. A un certo punto un nostro volontario ebbe un gravissimo incidente automobilistico e furono lanciati anche appelli attraverso i giornali per trovare il sangue necessario alle sue trasfusioni.

Ci fu una risposta straordinaria da parte delle persone del territorio, in particolare della Piana di Querceta: tantissimi si presentarono al centro trasfusionale per donare il sangue a quel ragazzo. Quello fu sicuramente l’evento che ci spinse verso la fondazione dell’associazione.

In quel momento molte persone capirono l’importanza di un gesto che può sembrare semplice, ma che concretamente può salvare una vita”.

– Quindi quell’incidente fu il punto di partenza, ma l’idea di creare una sezione AVIS era già presente?

“Sì, l’idea era già stata discussa e coltivata negli anni precedenti. Romano era donatore da molto tempo e aveva alle spalle numerose donazioni. Quando ci siamo conosciuti, nel 1999, lui promuoveva già con grande convinzione la donazione di sangue.

Aveva l’obiettivo di creare una sezione AVIS non semplicemente per aggiungere un’altra associazione sul territorio, ma per aumentare la capillarità e diffondere maggiormente la cultura della donazione.

Per almeno un paio d’anni prima della fondazione ne avevamo parlato molto e avevamo lavorato a questo progetto. Poi, purtroppo, quell’incidente fu l’evento catalizzatore. Fortunatamente la vicenda ebbe un esito positivo, ma spinse tantissimi ragazzi a recarsi al centro trasfusionale. Molti lo fecero inizialmente con il desiderio di aiutare un amico, senza conoscere ancora fino in fondo il significato della donazione.

Quell’episodio diede però il via alla costituzione ufficiale, nell’aprile del 2006, della sezione di base AVIS di Querceta”.

– Quale rapporto si è creato nel tempo con la Croce Bianca e con AVIS Seravezza?

“La nostra è una realtà nata all’interno della Croce Bianca, quindi esiste un legame molto forte con questa associazione e con il territorio nel quale siamo nati. Allo stesso tempo siamo profondamente legati anche ad AVIS Seravezza, sia per il ruolo avuto da Romano, sia per il sostegno che Seravezza ci ha sempre garantito.

È una storia fatta quindi di collaborazioni, persone e relazioni che hanno accompagnato la nostra crescita”.

28 aprile 2026: la fondazione dell’Avis di Querceta

– In questi vent’anni come è cambiata la vostra realtà, soprattutto dal punto di vista dei donatori e delle donazioni?

“All’inizio eravamo una realtà molto piccola, ma nel corso degli anni siamo cresciuti. Sono aumentati i donatori, le donazioni e anche le persone che si sono avvicinate alla nostra associazione.

Il numero dei vent’anni è importante, ma lo è ancora di più quello delle persone che in questi anni hanno scelto di donare e continuano a farlo. La crescita non si misura soltanto nei numeri, ma anche nella capacità di diffondere una cultura della donazione sempre più radicata nel territorio”.

– Che cosa significa per lei essere presidente proprio nell’anno del ventesimo anniversario?

“Essere presidente in questo anno è sicuramente emozionante e, soprattutto, è un grande onore. Eravamo presenti già al momento della fondazione e abbiamo continuato a esserlo per tutti questi anni.

Arrivare a questo traguardo e, tra virgolette, essere il capofila di questo gruppo è una grande emozione. In realtà io considero la nostra AVIS una squadra: lo siamo sempre stati e continuiamo a esserlo.

Il fatto che le persone che ho accanto abbiano scelto me come presidente è qualcosa che mi rende particolarmente felice. Lo vivo soprattutto come un onore e come una grande responsabilità nei confronti di tutti coloro che hanno costruito questa storia insieme a noi”.

– Che cosa direbbe a chi non ha mai donato sangue e magari non ha ancora compreso fino in fondo l’importanza di questo gesto?

“Chi non ha mai donato forse non riesce a comprendere fino in fondo quanto sia importante questo gesto. Donare sangue significa fare qualcosa che a noi costa davvero poco: in termini economici non costa nulla e richiede soltanto un po’ del nostro tempo.

Una donazione dura circa un’ora e può essere effettuata a intervalli regolari, nel rispetto delle indicazioni mediche. La frequenza dipende dal tipo di donazione e dalle caratteristiche del donatore. Esiste la donazione di sangue intero, ma anche quella in multicomponente, attraverso la quale vengono raccolte le diverse componenti del sangue, come globuli rossi, plasma e piastrine.

Bisogna pensare che da una donazione possono derivare emocomponenti destinati anche a più persone. È quindi un piccolo gesto che può avere conseguenze enormi per qualcun altro.

Per questo credo che dovremmo parlare molto di più di donazione e fare più educazione su questo tema”.

– Quanto è importante portare la cultura della donazione soprattutto tra i giovani?

“È fondamentale. Da questo punto di vista abbiamo anche il progetto di Servizio Civile: ogni anno i ragazzi coinvolti si recano nelle scuole del territorio, soprattutto nelle scuole superiori, per fare informazione sulla donazione.

Ogni tanto da questi incontri nasce qualcosa di bello. All’inizio gli studenti possono essere timorosi, ma quando si avvicinano alla donazione insieme ai compagni riescono magari a farsi coraggio a vicenda. È un percorso che può portare risultati importanti.

Credo quindi che ci sia ancora molto da fare sul piano dell’informazione e della formazione, perché conoscere meglio la donazione significa anche comprendere quanto sia importante”.

– La donazione può essere considerata anche una forma di prevenzione per il donatore?

“Sì. La donazione non significa soltanto fare del bene a chi riceverà il sangue. Esiste anche un’importante attenzione alla salute del donatore.

Una volta all’anno viene effettuato un controllo completo degli esami del sangue e un elettrocardiogramma. Ogni volta che si va a donare vengono inoltre effettuati gli esami previsti, compresi l’emocromo e i controlli virologici, e viene compilato un questionario. Prima della donazione c’è poi la visita con il medico trasfusionista, che verifica i vari parametri.

È capitato che, proprio grazie a questi controlli, alcuni donatori scoprissero precocemente di avere qualche problema di salute. In questo modo hanno potuto affrontarlo e risolverlo tempestivamente.

Naturalmente il motivo principale per cui si dona resta quello di aiutare gli altri, ma sapere che esiste anche questa attenzione alla salute del donatore è un ulteriore elemento importante”.

– Il 20 settembre sarà una giornata di festa. Quali sono gli obiettivi per il futuro di AVIS Querceta?

“Il nostro obiettivo è sicuramente crescere, ma non necessariamente in termini di sede o di spazi. La nostra sede ci piace e ci piacerebbe poterla avere completamente a nostra disposizione, ma la vera crescita che ci interessa è un’altra.

Vorremmo aumentare il numero dei donatori e delle donazioni, ma soprattutto far crescere la cultura del dono. Questo è il nostro vero obiettivo per il futuro: continuare a informare, sensibilizzare e spiegare quanto sia importante donare sangue.

All’inizio la nostra AVIS era davvero piccolissima. Quando eravamo ancora nella vecchia sede della Croce Bianca avevamo semplicemente un armadietto di metallo nel quale conservavamo tutta la nostra documentazione. Tanto che, in un articolo pubblicato all’epoca su una rivista dell’AVIS regionale, eravamo stati soprannominati scherzosamente “l’AVIS dell’armadio”.

Romano aveva persino comprato un lucchetto che, probabilmente, costava e pesava più dell’armadietto stesso. Lì dentro tenevamo tutta la nostra parte amministrativa, compresa la documentazione dei donatori.

Poi, piano piano, siamo cresciuti. La Croce Bianca, trasferendosi, ci ha dato la possibilità di avere una stanza tutta per noi. È una piccola storia che racconta bene quanta strada abbiamo fatto in questi vent’anni”.

– Che cosa avete organizzato per il 20 settembre?

Abbiamo voluto impostare la giornata guardando soprattutto al futuro e, per farlo, abbiamo scelto di dare spazio alle testimonianze. Non soltanto a quelle di chi dona, ma soprattutto a quelle di chi ha ricevuto il sangue.

Sarà presente una signora di Pistoia che era donatrice e che, a un certo punto della sua vita, si è trovata dall’altra parte, avendo bisogno di trasfusioni. Oggi è viva anche grazie alle trasfusioni che ha ricevuto e porterà la sua testimonianza.

Ci sarà poi una ragazza che ha avuto bisogno di trasfusioni durante la gravidanza e che, senza quelle trasfusioni, avrebbe potuto avere conseguenze molto serie e forse non sarebbe riuscita a portare a termine la gravidanza.

Avremo anche la testimonianza di un nostro carissimo donatore, che ha alle spalle un numero considerevole di donazioni. Racconterà perché ha scelto di diventare donatore: la sua decisione è nata dalla necessità che aveva avuto, a suo tempo, sua nonna.

Infine dovrebbe esserci anche un breve intervento di una mamma che vuole ringraziare i donatori perché oggi può continuare a stringere suo figlio. Ha affrontato una grave malattia, una leucemia, ed è riuscita a salvarsi anche grazie alle donazioni.

Credo che siano testimonianze molto più forti di qualsiasi numero, perché permettono di capire concretamente che cosa può significare una donazione nella vita di una persona”.

Si può davvero convincere qualcuno a diventare donatore?

“Credo che convincere una persona a donare non sia la strada giusta. La donazione è qualcosa che bisogna sentire e scegliere liberamente.

Mi viene in mente una frase che mi ha sempre detto uno dei nostri presidenti storici, Giuseppe Garzi, purtroppo scomparso, che era stato presidente dell’AVIS di Viareggio e anche dell’AVIS nazionale. Diceva che, come cittadini, abbiamo il diritto di ricevere il sangue quando ne abbiamo bisogno e, allo stesso tempo, come cittadini e come esseri umani, dovremmo sentire il dovere morale di donarlo.

Per questo non parlerei tanto di convincere le persone, quanto di costruire una cultura del dono. Dobbiamo far capire quanto sia importante la donazione, lasciando sempre a ciascuno la libertà di scegliere, ma offrendo una consapevolezza maggiore.

Sapere che un gesto che richiede soltanto un po’ del nostro tempo può davvero cambiare la vita di qualcun altro può fare la differenza. E forse è proprio da questa consapevolezza che può nascere una scelta libera e responsabile di diventare donatori”.

Durante l’intervista abbiamo avuto anche il piacere di ricevere la visita del presidente storico dell’AVIS Querceta, Romano Tommasi, figura fondamentale nella nascita e nella crescita dell’associazione, e di Alex Pardini, che insieme all’attuale presidente Stefania Barberi ha contribuito negli anni a far crescere e consolidare questa importante realtà del territorio.

La loro presenza ha reso ancora più ricco il racconto di una storia costruita soprattutto grazie all’impegno costante di persone che avevano e continuano ad avere a cuore la cultura della donazione.

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