Come presentare un manoscritto al giusto editore? – La prima impressione

In ambito lavorativo, ma anche personale, la prima impressione è quella che conta. Ciò è ancora più vero quando si tratta di presentare un manoscritto a un editore, manoscritto su cui abbiamo lavorato a lungo, nelle nostre notti solitarie, passate a rileggere, correggere, riscrivere, a dannarsi l’anima su un libro in cui abbiamo profuso ogni goccia di energia. E adesso che stiamo per inviarlo, per compiere il grande passo che, forse, lo trasformerà da sogno in un cassetto a una pubblicazione ufficiale, non dobbiamo farci prendere dal panico, né rovinare tutto per disattenzione.

Rilassiamoci, prendiamo fiato e, soprattutto, non inviamo mail all’una di notte quando, stanchi e assonnati, rischieremmo di battere i tasti sbagliati. Prendiamoci del tempo per noi e, a mente fredda, iniziamo la ricerca della casa editrice giusta.

Ma giusta per chi?

Per noi e per il nostro manoscritto, per quello specifico manoscritto.

Qualunque professionista vi dirà che non esiste una casa editrice perfetta, quella a cui tutti vogliono aspirare, ma esistono case editrici adatte per quel nostro manoscritto. Ecco infatti la prima regola: scegliere le case editrici in linea con il nostro libro, case editrici che hanno una collana o una linea editoriale che si sposa con il nostro manoscritto. Per questo, è sufficiente dare un’occhiata al sito internet dell’editore, verificare il catalogo, leggere bene le indicazioni nella sezione “Contatti” o “Invia manoscritto”.

Se una casa editrice è specializzata in fantasy, perché dovremmo inviarle il nostro giallo storico o la nostra silloge poetica? Se sul sito di una casa editrice è indicato che non pubblica poesia o saggistica, perché dobbiamo inviarle il nostro interessantissimo saggio sugli accoppiamenti dei fenicotteri? Non rendiamoci ridicoli e passiamo oltre.

Prima regola, quindi, avere chiara la destinazione editoriale del nostro manoscritto e proporlo alle case editrici in linea con il genere.

Come proporlo?

Anche qua, è sufficiente controllare la famosa sezione “Contatti” o “Invia manoscritto”, che compare in quasi tutti i siti degli editori. Molti indicano chiaramente il materiale che desiderano ricevere, per cui siamo tenuti a inviare esattamente quello, nel formato e nelle modalità richieste. Se la casa editrice richiede un pdf, non inviamo un file doc o jpeg. Se la casa editrice chiede l’invio elettronico del manoscritto (e per fortuna! Così risparmiamo un bel po’ di soldi dalla stampa!), non inviamo la copia cartacea.

Ritorniamo al solito punto: leggere, documentarsi e rispettare quanto indicato dagli editori.

In linea di massima, comunque, tutti gli editori desiderano ricevere tre documenti: il manoscritto completo (non inviate stralci, capitoli, promesse del tipo “lo finirò domani”), la vostra biografia e la sinossi, ossia un riassunto, passo passo, del vostro libro. Eventuali variazioni sul tema saranno indicate sui siti degli editori.

Come si scrive una sinossi?

Potremmo parlarne per giorni. Limitatevi a un riassunto oggettivo del vostro libro, senza sperticarvi in lodi su quanto sia bello e originale, attenetevi ai fatti, e includete anche il finale (sì, se avete scritto un giallo, dovrete indicare chi è l’assassino!).

Nella biografia, inserite anche i vostri contatti (mail, telefono, sito o blog).

Per la formattazione del manoscritto, utilizzate un carattere standard (arial o times new roman vanno benissimo), in nero, con allineamento giustificato. La semplicità paga sempre.

A questo punto, raccolto tutto il materiale e il vostro coraggio, preparate la mail per l’editore. Leggete bene: una mail per ciascun editore. Non mandate una mail unica a tanti destinatari tutti assieme, è brutto, poco professionale e trasuda una sensazione di sciatteria. Inviatene una a ciascun editore, meglio se indicando il nome del direttore editoriale o di collana, sempre salutando e presentando voi e il vostro lavoro.

Precisione, passione e educazione, sono tre elementi che un editore apprezza, a volte anche più di un testo originale o accattivante. Immaginate di presentarvi a un colloquio di lavoro vestiti in modo sciatto o non adatto al contesto e, senza nemmeno salutare, di sedervi, anzi di stravaccarvi sulla sedia davanti all’esaminatore, buttando i piedi sulla scrivania. Non proprio un inizio elegante, no?

Ecco, in editoria, come nella vita, funziona nella stessa maniera. Ve lo dimostro, con qualche esempio tratto dalla vita quotidiana nella redazione di NPS Edizioni.


Giorno 1

Inauguriamo il sito internet, presentando noi, il nostro progetto, i nostri libri e aggiungendo una sezione Contatti, con ben scritto ciò che stiamo e non stiamo cercando.

In particolare, a tutt’oggi sono presenti le indicazioni:

  • Preferiamo libri non troppo lunghi, non oltre le 500.000 battute
  • Non cerchiamo epic fantasy/fantasy classici

Orbene, il secondo manoscritto ricevuto quel giorno era un fantasy classico, alla Tolkien, di 1.200.000 battute!!!

Giorno 2

Una donna adulta ci contatta via messaggio privato su Facebook, esordendo con: “Valutate fantasy?”, senza neanche un Ciao o Buongiorno.

Giorno 3

Ieri ci è arrivata una mail vuota, ossia senza alcun testo scritto, con soltanto un file word allegato. Cosa dovremmo desumere?


Alla luce di quanto detto sopra, pensate che queste persone abbiano avuto risposta? Un editore è un professionista che svolge il suo lavoro anche sedici ore al giorno, non ha tempo da perdere né con maleducati né con persone disattente, che forse non hanno a cuore, neppure loro, il proprio manoscritto. Perciò attenzione, cerchiamo di proporci nel modo corretto, dando la migliore impressione di noi. E poi incrociamo le dita e aspettiamo.

Nell’attesa, nella lunga attesa, possiamo sempre metterci a scrivere qualcos’altro, no?

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