Rubrica: Le Storie della porta accanto (cap. 1). I soldatini!

una porta di Amsterdam

È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti.
(William Shakespeare).

Comincia una nuova giornata di lavoro, stamattina avevo voglia di colore e dunque ho indossato un paio di ampi pantaloni a fiori e una casacca di seta rosa fucsia, fa un caldo terribile (non abbiamo l’aria condizionata), lascio aperte porta e finestra nella speranza che entri un refolo d’aria fresca. Non rispetto un vero e proprio orario di lavoro, comincio a parlare con la gente da quando entro finchè non esco. Parlo al telefono, parlo di persona, ascolto, comprendo, sorrido e qualche volta mi commuovo. Sono fatta così, entro in empatia, tratto come vorrei che gli altri trattassero uno della mia famiglia quando va in un ufficio pubblico. Forse è per questo che molto spesso mi imbatto in personaggi che non potrò mai più dimenticare.

Oggi voglio raccontarvi la storia di Billy – ovviamente il nome è di fantasia, ma posso giurarvi che esiste realmente. Lo intravedo che si aggira smarrito nel corridoio di fronte alla mia porta, si guarda intorno e decide di entrare nel mio ufficio. Robusto, spessi occhiali neri e un vistoso borsello legato in vita. Con il dito indice continua a sollevarsi gli occhiali, come volesse staccarli dal naso.

«Buongiorno, ho bisogno d’aiuto». Una frase classica, lo guardo e ricambio il saluto. E’ una persona particolare, non voglio entrare nei dettagli, è uno di quei personaggi che comunemente vengono definiti «matti», ma la pazzia, credo sia ormai noto a tutti, spesso è semplicemente un punto di vista.

«Di cosa ha bisogno?»

«Devo parlare con il Sindaco». Non si siede, resta in piedi impettito di fronte alla mia scrivania.

Ecco ora arriva la nota dolente, il Sindaco in ufficio non c’è e dunque devo cercare di farglielo capire senza fargli pensare che voglio impedirgli di parlare con il primo cittadino.

«Accipicchia come mi dispiace – rispondo – ma purtroppo stamattina il Sindaco è fuori sede, magari possiamo fissare un appuntamento, che ne dice?»

«Sì, ma come faccio ad avere la certezza che con l’appuntamento potrò parlare con il Sindaco?» Non è convinto e continua a fissarmi con fare interrogativo.

«Stia tranquillo, se le fisso l’appuntamento, quel giorno e a quell’ora il Sindaco sarà a sua disposizione».

Ci pensa un po’ su e poi decide di sedersi. Inizia ad armeggiare nel suo borsello e comincia ad estrarre tutta una serie di soldatini di plastica. Vi ricordate quelli verdi, con la piccola base arrotondata?

Alcuni soldatini verdi_ph repertorio web

Li posiziona in fila di fronte a me: c’è quello con fucile, quello che avanza carponi con il coltello tra i denti, quello che porta la radio, ci sono tutti, saranno una ventina, forse anche più.

«Ok – mi risponde – vada per l’appuntamento, ma se mi sta dicendo una bugia e poi il Sindaco non mi riceve, ne va a rischio della sua vita. Sappia che a un mio preciso ordine, il mio battaglione, qui schierato di fronte a lei è pronto a fare fuoco».

Ecco, sono rimasta così, a bocca aperta, non potevo ridere e istintivamente ho cercato di posizionarmi di fronte al soldatino con la radio, quello almeno non aveva armi a disposizione.

Ciao, amici delle «Storie della porta accanto», alla prossima.

Per rileggere il capitolo zero, questo è il link: https://www.lordinario.it/xtra/rubrica-le-storie-della-porta-accanto-capitolo-zero/

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