Tradizione, etica, qualità: ecco Il Borgo Cashmere

A Borgo San Lorenzo, nel cuore del Mugello, terra di ingegnosi artigiani, esiste un’azienda fuori dal comune, e forse proprio per questo, non sembri un paradosso, ben inserita nei circuiti internazionali della moda.

Si tratta de Il Borgo Cashmere, che vogliamo far conoscere ai lettori de L’Ordinario attraverso la conversazione avuta con Franco Fredducci, il suo estroverso e signorile proprietario.
Capovolgendo la logica dei gialli, riveliamo subito il finale, e cioè il motivo per cui questa è una storia stra-Ordinaria. Perché le tradizioni, familiari e professionali, sono esaltate al massimo; perché c’è una forte attenzione agli aspetti etici del lavoro; perché si premia la qualità e la fatica dell’elaborazione e del confezionamento dei capi; perché si punta al bello; perché si dà lavoro a persone, e come vedremo a molte donne, di Borgo e del Mugello.
Sbaglierebbe chi venisse al Borgo solo per acquistare o vedere abiti confezionati in cashmere in maniera raffinata, perché troverebbe – come abbiamo trovato noi – anche vere e proprie opere d’arte realizzate per ambienti di lusso, e una concezione del lavoro basata sulla condivisione degli spazi, delle idee, dei know-how.
A chi scrive, che in passato è entrato in contatto per ragioni di studio col mondo della Olivetti, è sembrato a tratti di ravvisare, in piccolo, una visione dell’impresa tipica di Adriano, il genio utopistico di Ivrea. Ma torniamo all’inizio, alla scelta dell’aggettivo “signorile”.

Logo azienda

Non avendo una conoscenza diretta, c’era l’incognita sull’appellativo da usare per Franco Fredducci: forse il più formale “Dottore”?

“Signore, che è un titolo bellissimo, forse tra i più importanti”, ci risponde lui.

Una risposta che spiazza e orienta l’incontro, che prosegue alternando antenati illustri, storia, presente e futuro de Il Borgo Cashmere, non senza qualche cahier de doleance.

Signor Fredducci, iniziamo con una sua breve presentazione biografica – imprenditoriale, soprattutto per sapere se c’è un Fredducci imprenditore prima de Il Borgo Cashmere.

“Io sono nato a Borgo San Lorenzo, da famiglia mugellana, e mia nonna era Livia Chini, quindi vengo dalla famiglia dei Chini, quella per intenderci del pittore, decoratore e illustratore Galileo”.

Una genealogia illustre…

“Sì, mia nonna era una donna che stava bene in gioventù, anche economicamente, poi sposò un ciabattino e quindi perse il cognome Chini; poi quest’uomo morì molto giovane, a 40 anni, e quindi lei s’è trovata anche in una situazione di difficoltà”.

Sin da allora la storia della Sua famiglia si intreccia con quella del Mugello…

“Io non solo sono nato qui sul territorio, vivendolo intensamente, ma mi sono sempre battuto per cercare di far conoscere le nostre tradizioni attraverso il nostro lavoro. Adesso ho 55 anni e sono sposato da più di 30 anni con Serena Landi e insieme si manda avanti l’azienda”.

Qual è la storia de Il Borgo Cashmere?

“L’azienda fu fondata nel 1949 da Albertina Landi, nel contesto della ricostruzione postbellica. Una donna decisa a fare l’imprenditrice. All’epoca fece scalpore, non era per niente una cosa scontata. Albertina era la nonna di mia moglie, ed è stata una donna molto forte. E sin dall’inizio fece quello che cerchiamo di fare noi ancora oggi, vale a dire avvalersi di persone del territorio”.

Quindi l’azienda ha sempre avuto sede a Borgo?

“Sì, anche se nel tempo si è spostata nella località La Torre, sempre comunque all’interno del territorio comunale. Successivamente l’azienda è passata in mano ai miei suoceri, Roberto Landi e Cristina Landi, poi, in seguito, negli anni Novanta, l’abbiamo presa io e mia moglie”.

E quali cambiamenti avete apportato?

“Quando c’è stata la rincorsa ad andare a portare fuori il prodotto (in Turchia, in Albania, in Romania, insomma nei paesi a basso costo di manodopera e in cui si realizzano prodotti più di quantità che di qualità) noi siamo rimasti dentro una nicchia di prodotto per cercare di fare il lusso. So che per lusso si intendono tante cose. Per me il vero lusso è quando t’innamori di un capo, lo ami come una fidanzata e quindi lo accudisci con amore”.

Lusso però significa anche costi alti, e le vostre opere costano molto.

“Costano molto, è vero, ma anche perché è alta la qualità del prodotto, è alta la preparazione professionale dei dipendenti che lo producono, sono alte le aspettative di chi acquista i nostri capi; e sono lunghe le fasi della lavorazione. D’altronde, vede, noi ci vantiamo del fatto che creiamo i nostri lavori perché ci piacciono e non perché il mercato ce lo chiede. Anche se il successo in qualche modo ci dice che siamo capaci di leggere le tendenze della moda internazionale”.

Da ciò che Lei racconta vedo un attaccamento alla tradizione…

“Io credo che oggi dobbiamo ricordarsi delle tradizioni, delle radici. Formando, al contempo, le persone su binari di cambiamento veloci. Allora bisogna tenere insieme la tradizione e l’innovazione ed essere un po’ visionari. Oggi, nel 2019 c’è tutto, in termini materiali, e dobbiamo essere noi a inventarci, si devono creare delle emozioni, e la vera battaglia è quella di far prevalere la mente sulla tecnologia. Ricordandosi che il nostro DNA, quello che ci rende famosi e vincenti in tanti campi, a cominciare dall’abbigliamento, è proprio il Made in Italy, che ovunque è sinonimo di stile e di eleganza”.

Che cos’è Il Borgo Cashmere, signor Fredducci?

“Un contenitore di maestranze, un contenitore di idee, un contenitore di innovazione. Abbiamo delle mani sapienti che riescono a cucire e ricamare e soprattutto a ottenere sempre un prodotto contemporaneo”.

È Lei il titolare?

“In azienda ci siamo io e mia moglie, i titolari, e i nostri due figli Matteo ed Elia”.

L’azienda si è sempre chiamata così?

“No, prima era chiamata “Albertina Landi” poi, quando passò a noi, diventò Il Borgo Cashmere. Cambiammo il nome per rimarcare ancora di più la nostra appartenenza. E questo fa piacere ai clienti stranieri che vengono a vedere dove si produce”.

Quanta gente lavora in azienda?

“Siamo 32 persone, compreso io e mia moglie … in verità sarebbero ancora di più perché abbiamo anche un negozio a Firenze, una boutique, e poi uno showroom a Milano, in entrambi i casi in zone chic della città. Il fatturato annuale viaggia sui 5 milioni. Ci tengo a dire che il 91% dei dipendenti sono donne, e tutti i lavoratori sono di Borgo o di comuni limitrofi. Inoltre ci sono anche una trentina di persone che operano come lavoranti, per loro esigenze pratiche e logistiche (bambini piccoli in primis).

Quali sono i vostri capi più noti?

“Sono molti, ma noi creiamo anche alberi di Natale particolari e allestimenti ad esempio per alberghi a cinque stelle in tutto il mondo. Sul mercato ci sono poi dei prodotti fatti con la collaborazione di aziende che producono borse di pregio. Sempre all’insegna della nicchia di lusso. Facciamo ovviamente molte maglie, che però diventano quasi maglie da collezione. Non saprei se più per uomo o per donna, forse 50 e 50. I nostri prodotti si trovano a esempio a Tokyo, oppure anche attraverso i Four Seasons, una delle catene alberghiere con cui lavoriamo. Ma naturalmente si può acquistare anche in azienda”.

Per quanto riguarda i colori che mi dice?

“I colori che noi generalmente usiamo sono sempre molto neutri. Si lavora con dei colori senza chimica, quindi usiamo anche dei filati dove le tinture sono fatte con infusi di erbe di radici, quindi siamo molto attenti anche all’ambiente”.

Immagino che un’attività così di ricerca vada di pari passo anche con un’intensa attività formativa…

“Certo, perché noi con la Regione Toscana abbiamo fatto un accordo di 900 ore attraverso le università. Faremo anche corsi con la Facoltà di Giurisprudenza delle università per formare le persone negli aspetti giuridici del settore. Circa due mesi fa ha avuto 50 ragazzi dell’università Bocconi di Milano in visita, per non parlare delle gite organizzate dalle scuole elementari del posto. A proposito di formazione, ci tengo a dire che c’è una formazione interna che va dalla gestione delle macchine elettroniche, o delle macchine con cui si ricama, alla creazione dei modelli, al saper fare i cartamodelli, a conoscere tutto quello è la fase dello stiro o del confezionamento”.

Perché comprare Borgo Cashmere?

“Il Cashmere è come la buona cucina, attraverso un piatto c’è un riassunto di tutto. È una tradizione, un territorio; il cashmere può essere anche un filo di lana, ma è come tu lo trasformi che permette di emergere. Sono i modi in cui fai vivere e attualizzi tradizioni e memorie, anche se talvolta si fa fatica a sentire il supporto delle istituzioni e di altri interlocutori del territorio. Che potrebbero aiutarci di più a far capire che il Mugello non è solo latte, castagne e Gran Premio di Motociclismo. E provare una parte dell’orgoglio che proviamo noi quando andiamo in Giappone e siamo guardati come dei miti”.

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