Paola Massoni, la Soprano-cantautrice-scrittrice che spinge l’arte oltre i confini

Incontrare Paola Massoni, giovane e poliedrica artista lucchese, fa venire in mente una serie di citazioni e sollecita alcuni quesiti.

Come tutte le musiciste e le cantanti, che però non lo fanno a tempo pieno pur essendo già quotate e apprezzate, anche Paola si identifica nell’aria del secondo atto della Tosca di Puccini e vi proietta le sue speranze: “Vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva quante miserie conobbi aiutai”.

Una bella immagine di Paola Massoni durante una performance_Foto ufficiale dell’artista

Il suo incessante peregrinare per le strade dell’arte, che spesso ridefinisce ibridando generi diversi e di cui altrettanto spesso rimodella i confini, ha un che del On the road di Jack Kerouac.
Il libro che sta presentando, I misteriosi mondi di Mèlia, edito da Ibiskos Ulivieri, è un chiaro richiamo a Il favoloso mondo di Amélie, un film francese del 2001 coronato da successo planetario che ha per protagonista una ragazza testarda e sognatrice.

Un po’ come Paola, che nell’incipit del suo testo dice: “Io non so più se sono ninfa, camelia, farfalla o donna, cigno, quercia, mare o pioggia, non so nemmeno se ciò che vivo è sogno o realtà né quale delle due sia la vera illusione”. Un libro, quello della Massoni che, come vedremo, è parte di un progetto artistico più grande e che ha già vinto un premio importante.

Quanto ai quesiti, il primo da rivolgere a chi è contemporaneamente mamma, insegnante, musicista e scrittrice è: “Ti bastano 24 ore al giorno?”

“Mi stanno un po’ strette, ammette ridendo. Il mio problema è sempre stato quello di non riuscire a riposarmi abbastanza, ma mi ripaga la soddisfazione di riuscire a fare tutto quello che amo di più.
Qual è la tua formazione? Sono nata come pianista e, successivamente, mi sono appassionata al
canto, che poi è diventato l’amore principale della mia vita dal punto di vista artistico. Ho sempre amato scrivere ma senza dare alla scrittura troppa importanza; invece, negli ultimi anni, sia la composizione musicale che la scrittura, quindi la parte della creatività dal punto di vista letterario, hanno preso più spazio nella mia vita e mi stanno appassionando sempre più. Negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2009 in poi, ho iniziato a scrivere lavori che sono andati in scena o che in seguito a riconoscimenti e premi sono stati pubblicati: prima spettacoli teatrali con musiche non mie, come Addio, mio dolce amor dedicato a Elvira Bonturi Puccini, con 13 arie pucciniane, oppure Il venditore di carillon, poi poesie, racconti e e il ciclo teatrale della Trilogia di Mèlia, tre
spettacoli con musica, testo pubblicato nel libro I misteriosi mondi di Melia in cui ho inserito anche numerose mie composizioni musicali che il 9 novembre usciranno nell’Album Alkemèlia per la RadiciMusic Records”.

Hai già avuto critiche lusinghiere per le tue creazioni e hai ricevuto importanti riconoscimenti, oltre che un premio importante…

“Ho ricevuto diverse menzioni speciali e d’onore per poesie e racconti pubblicati poi in antologie: a Roma, al Concorso per il 50° anniversario di Salvatore Quasimodo indetto dalla Aletti Editori, al Concorso Il Volo dell’Arte e al Premio Lord Byron di Portovenere e a Milano al Concorso La girandola delle parole; da pochi giorni ho saputo di un premio importante per un mio racconto “Io voglio vivere”, dedicato al tema della violenza femminile al Concorso Il Canto di Dafne di Aulla e al
Concorso Città di Pontremoli ho ricevuto il premio della critica per la poesia “Cosa può fare il mare” e il Premio speciale “Scrivere per il teatro” per il libro I Misteriosi Mondi di Mèlia. Quest’ultimo libro, che è un testo poetico con didascalie sceniche, foto e QrCode che rimandano ai video degli spettacoli Live, è già stato presentato a dicembre 2018 a Empoli, poi a Lucca con l’Assessora alle pari opportunità Ilaria Vietina, il musicologo Renzo Cresti, la filosofa Alda Fratello, il pittore Mario Cenni) a Capannori, con il provveditore agli studi di Lucca Massa Carrara e Livorno, dott.ssa Donatella Buonriposi, e poi, nel 2019, al Bookfestival di Modena, alla fiera del Libro di Torino, poi di
nuovo nel settembre lucchese e a Viareggio alla Biblioteca Marconi con il giornalista Sergio Talenti e l’editore Alessandra Ulivieri”.

“Il prossimo 9 novembre nell’Auditorium di San Romano a Lucca in occasione del Concerto per la presentazione del nuovo Album Alkemèlia con l’orchestra classico-elettronica le Muse, diretta da Carlo Bernini, il Maestro che da una vita segue Andrea Bocelli nei suoi tour mondiali, verranno fatte alcune letture proprio dal libro alternate ai brani musicali. Si tratta di un CD con 18 composizioni precedute da un prologo in poesia; nel titolo c’è un richiamo alla tipologia di composizioni che mescolano generi musicali diversi in una soluzione nuova”.

copertina libro
L’immagine della copertina del libro di Paola Massoni che è anche un progetto teatrale.

Ti ho conosciuto come una cantante di frontiera, fra la musica colta, la musica lirica, e la musica pop, ti ho visto fare dei concerti dove davi sfogo a un repertorio molto completo, molto eclettico. Questa è anche un po’ la difficoltà a definire una musica più bella di altre?

“Amo tutta la musica, con la m maiuscola, indipendentemente dai generi, però forse le mie composizioni si ispirano di più alla musica da film, alle colonne sonore, perché hanno una cantabilità spiccata, e meno alla musica classica contemporanea, intendo quella più colta, di élite. Il genere che ho cercato di proporre si rivolge a un pubblico medio – medio alto”.

Citavi prima Andrea Bocelli, forse il primo a proporre una musica di frontiera fra classico e pop. C’è qualcosa in te che ricorda un pochino la sua vicenda?

“Sicuramente mi sono inserita su questa strada, anche se lui è passato dal pop alla lirica, mentre io ho fatto il contrario. Io sono nata come Soprano di Opera, quindi ho cantato per diversi anni opere liriche (Mozart, Bellini,Donizetti, Puccini, Cilea), cosa che continuo a fare nei periodi in cui ho più
tempo da dedicare solo alla musica, come i concerti con repertorio classico. A questa attività di soprano lirico ho aggiunto quella di Soprano/cantautrice, che è una cosa un po’ insolita”.

Ma la tua professione non riguarda solo l’attività musicale, o sbaglio?

“No, non sbagli. Dedico infatti molto tempo della mia vita anche alla didattica. Sono insegnante di lettere alla scuola superiore (liceo statale) e insegnante di pianoforte, canto e rieducazione vocale presso l’Accademia Kalliope e cerco di conciliare al meglio queste attività, cosa che non è
semplice. Portarle avanti in parallelo è però importante per me per tenere in continuo allenamento sia la mente che il fisico: devo infatti studiare come cantante almeno 3/4 giorni a settimana, curando la respirazione e la tonicità della muscolatura”.

Nel libro, chi è Melia?
“Melia è una Ninfa, la Ninfa del Frassino. Questo nome mi ha affascinato anche in riferimento al mondo del mito, da cui sono sempre stata attratta. Il nome Mèlia ha anche una radice in comune con mèlos, che vuol dire canto, quindi è una ninfa che unisce il canto all’amore per la natura; e
infatti la trilogia di Melia è anche un inno, soprattutto il primo spettacolo “Il Sogno”, alla natura. Lei porta avanti il tema dell’ecologia e anche una concezione animistica, cioè il pensare che in ogni elemento dell’universo ci sia un’essenza di spiritualità. Con queste premesse occorre rispettare la
natura e così facendo preservare anche noi stessi. La seconda parte, invece, è “Il Viaggio”; un viaggio in una città nascosta, misteriosa, sommersa, che è la città dell’anima. Nella terza e ultima parte, “La Visione”, si continua invece questo percorso, ma andando nel mondo dell’Oltre, in altre dimensioni. Melia infatti, in seguito a un’esplosione – come tanti attentati che purtroppo negli ultimi anni ci sono stati, e anche qui ci si ricollega all’attualità –si ritrova nei panni della Pizia, sacerdotessa
dell’Oracolo di Delfi; diventa così tramite di altre voci e attraverso esse lei comunica quali sono le cose più importanti per l’equilibrio e l’armonia dell’universo, per arrivare poi alla visione”.

Mentre ti ascoltavo parlare mi domandavo: prevale di più in Paola una solida cultura classica, che probabilmente è anche alla base del suo insegnamento, o la dimensione onirica?

“Prevale un sogno che affonda le radici culturali nella classicità, ma che è radicato nella realtà e anche nella contemporaneità. Quindi anche il mito di cui parlo non è mai una favola, non è Fantasy, non è qualcosa che è lontano da quello che viviamo, ma è un mezzo attraverso cui portare dei
messaggi, anche operativi. Se vuoi, è un’etica che si può spendere giornalmente. Infatti questo libro l’ho dedicato ai giovani, ai giovani con cui io tutti i giorni ho a che fare per lavoro, quelli dai 14 ai 19 anni, perché si prendano cura dell’universo come di loro stessi. Questa cosa che io ho scritto anni fa oggi è più che mai attuale”.

La Ninfa Melia si muove dunque tra miti e archetipi?
“Sicuramente sì, e se ne trovano molti nel libro. Ad esempio l’archetipo della madre, del guerriero, dei quattro elementi, dell’anima, del divino. Ci sono tanti personaggi, che introducono altrettanti temi: parlo di tolleranza, di diversità, di paura, di tanti sentimenti che poi sono in ognuno di noi, anche se in modi diversi. Racconto poetico e musica sono due anime che si integrano e si arricchiscono reciprocamente e lo spettacolo che ne deriva funge anche da percorso interiore”.

Quindi, se il libro va letto perché è un testo drammaturgico e poetico, e ci sono belle foto, lo spettacolo che ne verrà ricavato andrà visto perché ci sono momenti musicali, di canto e tersicorei?

“Sì, ciascuno dei tre spettacoli (SOGNO, VIAGGIO, VISIONE) dura un’ora e mezza circa e quindi non possono essere rappresentati insieme nella stessa serata. In essi ho voluto unire tante forme di arte diverse, secondo quello che è il principio proprio della sinestesia, cioè dell’unire forme artistiche prese da ambiti diversi (la danza, la parola, la musica), e anche generi diversi, perché secondo me l’arte non ha confini. Bisogna andare oltre certe categorie. So che sto correndo un rischio perché la mia musica non è né classica, non è Pop, non è World Music, non è musica etnica; è qualcosa di diverso, ma ha qualcosa di tutti questi generi. Però questo è anche il suo punto di forza, perché penso che chi la ascolta riconosce che ha un proprio stile, del tutto particolare”.

In conclusione, qual è a tuo avviso il compito dell’artista oggi?

“Ho sempre avuto una certa umiltà nei confronti del termine “artista”. Mi auguro che un domani mi si riconosca come qualcuno che ha portato qualcosa di nuovo, che ha visto qualcosa di diverso, che non ha ripetuto l’esistente, ma che ha creato. La composizione e la scrittura sono per me
un’esigenza interiore, un bisogno. Dopo anni di ossequio e timore nei confronti dei compositori e degli scrittori, che in qualche modo mi hanno portato a una sorta di autocensura, nella mia seconda adolescenza, a partire dai 30 anni in poi, ho invece riscoperto questa voglia creativa e
devo dire che sono contenta di averci provato. So che questa è solo una tappa; spero di rivederti tra qualche anno e di raccontarti di qualche altro nuovo lavoro!”

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